(Teleborsa) - Si è svolta nella prestigiosa cornice di Palazzo Clerici a Milano la prima edizione del Festival di Mondo Cinese, una giornata interamente dedicata alla Cina contemporanea e organizzata dall’Italy China Council Foundation (ICCF). L'iniziativa ha riunito
oltre 200 partecipanti tra
imprenditori, rappresentanti delle istituzioni, accademici e professionisti per celebrare i cinquant’anni della
prima rivista scientifica italiana dedicata al Paese asiatico, fondata nel 1973 dal Senatore Vittorino Colombo. Il dibattito ha approfondito come stia cambiando la Cina contemporanea tra
tecnologia, politiche e energie rinnovabili, e come tali mutamenti stiano trasformando il rapporto commerciale, all'insegna della collaborazione e della sinergia, con l'Italia e l'Europa.
Il focus si è concentrato inizialmente sul rapporto fra imprese e sull'andamento dei flussi commerciali. Durante l'evento, Mario Boselli, Presidente dell’Italy China Council Foundation, ha dichiarato: "Al di là degli alti e bassi e delle incertezze che caratterizzano questo periodo, diciamo che
le aziende continuano ad operare, ed anche i risultati non sono così negativamente condizionati dagli alti e bassi dei dazi che vengono imposti".
I rapporti commerciali, per quanto positivi, non sono però uguali in tutti i settori; continua infatti Boselli: "In questo momento, due settori, tra gli altri, stanno andando meglio: l'
agroalimentare e il medicale. Per la
moda, stiamo assistendo a qualche
vago segno di ripresa dopo un calo degli ultimi due o tre anni abbastanza significativo."
Un argomento molto importante, dal quale non può prescindere alcuna analisi, è legato alla regolamentazione dei rapporti con l'Europa, soprattutto in relazione alle recenti tensioni sui dazi e alle oscillazioni dell'economia americana. Su questo argomento, Boselli ha spiegato: "Mi sarei aspettato che
la Comunità Europea guardasse un pochino più a est, cioè verso la Cina, non per fare un discorso anti-U.S., ma in un'ottica pro domo sua e nei rapporti con la Cina. Evidentemente
questo non si è verificato, anche perché la situazione economica in generale è ancora molto incerta; se prendiamo, per esempio, il settore dell'automotive, vediamo un settore nel quale ci sono problemi in Cina, perché c'è una
concorrenza esasperata fra case che producono auto, che le spinge a esportare anche a prezzi molto bassi. Questo, evidentemente, non fa bene all'industria occidentale."
Uno dei perni della collaborazione e della
crescita reciproca tra Italia e Cina è indubbiamente rappresentato dalla
tecnologia, dall'automazione con l'intelligenza artificiale fino alle energie rinnovabili. Giovanni Tria, Professore di Economia Politica ed ex Ministro dell'Economia e delle Finanze, ha spiegato in merito: "L'Europa e l'Italia hanno bisogno dell'innovazione cinese e delle nuove tecnologie, soprattutto in alcuni settori, come quelli che sono fondamentali per la rivoluzione verde. È chiaro che l'idea di
frenare le importazioni di prodotti, che servono per andare avanti con le rinnovabili, solo perché questo
farebbe l'interesse della Cina, è una affermazione non razionale."
In un mercato caratterizzato quindi da
una forte domanda a fronte di una
bassa capacità industriale europea, come quello dell'
energia green, stimolare la produzione cinese sul territorio nazionale potrebbe essere una strada di
reciproca convenienza, sebbene, secondo il professor Tria, tale percorso non sembri più facilmente attuabile: "Sembra un paradosso, ma cinesi in questo momento, a causa di alcuni episodi spiacevoli, non vedono del tutto
garantita la certezza del diritto in Italia, e quindi assistiamo al dirottamento degli investimenti verso la Spagna e altri paesi."
Per finire, le
banche cinesi, che hanno ormai una presenza consolidata nel Paese, possono agire come
ponti finanziari per le grandi imprese e come
intermediari per il commercio internazionale, non solo verso l'Asia ma anche verso altri Paesi dove la Cina ha già attivato importanti canali di investimento. Giovanni Tria, su questo argomento, ha concluso: "Credo che le banche cinesi in Italia possano
aiutare sia a sostenere sia gli investimenti italiani in Cina, sia gli
scambi economici delle imprese italiane con la Cina, e anche viceversa quelli cinesi verso l'Italia. Io aggiungerei anche una riflessione: le banche cinesi a volte sono molto più presenti in alcune aree del resto del mondo, soprattutto nei paesi del sud, rispetto alle banche italiane. Le imprese italiane potrebbero usufruire anche di queste banche per andare in quella direzione, non preferendole, ma compensando un vuoto di presenza delle banche italiane."
La prima edizione del Festival di Mondo Cinese ha delineato le prospettive
future delle relazioni tra Italia e Cina, focalizzandosi sull'evoluzione geopolitica, l'interscambio economico e le sfide legate alla transizione ecologica e tecnologica. Il contesto analizzato evidenzia l'importanza strategica della cooperazione bilaterale, dove la stabilità dei canali commerciali e il rafforzamento delle partnership industriali rappresentano i fattori chiave per
promuovere lo sviluppo e la competitività di entrambe le economie nel mercato globale.
(Foto: La sala di Palazzo Clerici che ha ospitato il Festival)