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Paralisi a Hormuz, Trump non ferma raid (e prepara l'escalation)

Economia
Paralisi a Hormuz, Trump non ferma raid (e prepara l'escalation)
(Teleborsa) - I pasdaran non mollano sullo Stretto di Hormuz neanche di fronte alla nuova ondata di attacchi americani. "Resterà chiuso fino a quando le aggressioni non si fermeranno", ribadiscono con forza. Peccato che Donald Trump non solo non intende allentare la morsa su Teheran, ma è sempre più tentato da una vera e propria escalation, con l'obiettivo di sbloccare la paralisi nello Stretto e poi affrontare il nodo del nucleare.

Con il memorandum of understanding che traballa sotto il peso dei raid incrociati, il commander-in-chief lascia intendere che dalla settimana prossima per l'Iran la situazione potrebbe peggiorare. "Distruggeremo tutte le loro centrali e tutti i loro ponti, a meno che non si siedano al tavolo delle trattative", avverte spiegando che gli attacchi Usa andranno avanti "fino a quando non dirò basta". Il presidente Usa ha lasciato l'energia come l'ultimo dei suoi target ma ora, di fronte a un Iran che non si piega, sta valutando il colpo che ritiene definitivo: colpire il petrolio.

Per questo ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale nella Situation Room trasformando la riunione in un vero e proprio vertice di guerra, per valutare tutte le opzioni sul tavolo. Fra le ipotesi c'é anche la presa di controllo di Karg Island (da dove parte il 90% dell'export di petrolio iraniano), con Trump non esclude la possibilità dei boots on the ground.

Dopo aver imposto di nuovo il blocco per porti e navi iraniani il commander-in-chief - che lunedì potrebbe ricevere il premier israeliano Benyamin Netanyahu - ha fatto il punto il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il direttore della Cia John Ratcliffe.
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