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Bond, vendite senza freno: rendimenti globali ai massimi da quasi due decenni tra petrolio e attese sui tassi

Il punto

Finanza
Bond, vendite senza freno: rendimenti globali ai massimi da quasi due decenni tra petrolio e attese sui tassi
(Teleborsa) - Non si arrestano le vendite sui titoli di Stato a livello globale, con i rendimenti che salgono ai livelli più alti dal 2008, per i timori sull'inflazione (a causa del protrarsi del conflitto in Medio Oriente e delle nuove ostilità tra Stati Uniti e Iran) che aumentano le scommesse sull'aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali a ogni latitudine.

Il rendimento del titolo decennale tedesco, benchmark per l'Eurozona, è al suo massimo in 15 anni al 3,36%. Il rendimento del titolo decennale francese è al 4,21%, il livello più alto dal 2008, mentre l'equivalente italiano ha toccato il 4,22%, il livello più alto dal 2023. Più scomposto il decennale britannico, che sale di oltre 10 punti base nella seduta odierna, andando a toccare il 5,18%, massimo dal 2007.

Stamattina, i dati Eurostat hanno mostrato che l'inflazione nell'Eurozona è accelerata al 3,3% ad agosto, dal 2,9% di luglio, trainata quasi interamente dall'aumento dei costi energetici, dovuto all'incremento dei prezzi del petrolio e del gas naturale e all'aumento dei margini di raffinazione. Per la BCE, "l'impennata del tasso di inflazione complessivo rende più accettabile un rialzo dei tassi a settembre - hanno commentato gli analisti di ING - Tuttavia, il tasso di inflazione di base, ostinatamente contenuto, dovrebbe alimentare un interessante dibattito su un possibile successivo aumento in territorio restrittivo".

Le vendite che si sono abbattute sui titoli di Stato non sono una prerogativa europea. Il rendimento di un indice Bloomberg sui titoli di Stato globali è aumentato per la quarta seduta consecutiva lunedì, salendo al livello più alto dalla metà del 2008. Anzi, la maggior parte dell'incertezza arriva da lontano, nello specifico da Stati Uniti e Giappone.

Il discorso "hawkish" del presidente della Fed Kevin Warsh a Jackson Hole, venerdì scorso, ha aumentato notevolmente la probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre, che ormai appare scontato. "Se l'obiettivo delle parole del Chairman Warsh era quello di risultare sufficientemente credibile da frenare la salita dei rendimenti, soprattutto sul tratto medio-lungo della curva, per ora non sembra funzionare", commentano gli analisti di Intesa Sanpaolo.

Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni, al 4,79%, ha raggiunto il livello più alto da gennaio 2025. Il trentennale, al 5,27%, è al massimo dal 2007. La vera fonte di preoccupazione risiede proprio nella parte a lungo termine della curva: il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 30 anni ha chiuso sopra il 5% in 55 occasioni dal 1° gennaio, un livello che non si vedeva dal 2006, raggiungendo un picco del 5,34% a metà agosto, fanno notare gli analisti di TP ICAP Midcap. Questa pressione al rialzo si sta rivelando difficile da contenere nonostante l'ampliamento del programma di riacquisto di obbligazioni annunciato dal Tesoro statunitense, soprattutto perché a settembre sono previste emissioni di obbligazioni societarie per 215 miliardi di dollari, dopo un agosto già da record.

Inoltre, le dichiarazioni di Scott Bessent, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, continuano a far discutere ed essere attentamente scrutinate dai bond vigilantes. Bessent, pur dichiarando di non voler speculare sulle possibili mosse della Fed, ha affermato che l'inflazione di base è rimasta molto contenuta e che "non si alzano i tassi in caso di shock dell'offerta". Sempre sul fronte politico, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che i tassi sono troppo alti e che aumentarli sarebbe "ridicolo", ma ha anche aggiunto che Warsh "farà ciò che deve fare".

In Giappone, il rendimento del titolo decennale ha toccato il massimo degli ultimi 30 anni, sfondando quota 3%, una tendenza guidata dalle stesse preoccupazioni per l'inflazione e dalle aspettative del mercato che un ulteriore inasprimento della politica monetaria della Bank of Japan sia ormai altamente probabile. A spingere il sell-off sono state le dichiarazioni di Bessent, il quale ha suggerito alla Bank of Japan di aumentare i tassi in modo più aggressivo. Il Ministro delle Finanze giapponese Katayama ha poi affermato di non aver discusso con lui i tassi, dichiarando ai media di "avere informazioni che il mercato non possiede" e di credere che "il governo giapponese e la Bank of Japan adotteranno misure che porteranno a un rafforzamento dello yen".

"Il mercato obbligazionario sta inviando un segnale coerente a livello globale, a poche settimane dalla stagione dei bilanci 2027 e dalle riunioni delle banche centrali di settembre: i premi a termine si stanno ricostruendo ovunque", hanno scritto gli analisti di TP ICAP Midcap.
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