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Petrolio, nessun segnale di distensione in Medio Oriente: Brent sopra i 98 dollari

Scorte iraniane destinate alla Cina in rapido esaurimento, possibile stop entro metà ottobre.

Energia, Finanza
Petrolio, nessun segnale di distensione in Medio Oriente: Brent sopra i 98 dollari
(Teleborsa) - Il prezzo del petrolio continua a salire dopo le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran, alimentate dall'attacco di ieri a un impianto Saudi Aramco nella città saudita di Jizan, vicino al confine con lo Yemen. Il Brent è scambiato a 98,3 dollari al barile (+1,3%), mentre il WTI sale del 2,4% a 93,7 dollari.

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X: "Colpite i nostri asset e sarete colpiti", in risposta al segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth, secondo cui gli Stati Uniti "distruggeranno (e affonderanno)" le petroliere iraniane in caso di attacchi a navi statunitensi.

Goldman Sachs ha alzato di 5 dollari le stime su Brent e WTI, portandole rispettivamente a 85 e 80 dollari al barile per dicembre 2026 e a 80 e 75 dollari per il 2027: "I mercati stanno sempre più prezzando un conflitto prolungato in Medio Oriente", ha dichiarato la banca, attendendosi che le interruzioni del traffico marittimo proseguano fino al 2027, con una ripresa graduale della produzione solo nella seconda metà dell'anno.

Secondo un'analisi di Intesa Sanpaolo, "il Brent" resta "fermo sui massimi di periodo" e "non trova motivi per scendere perché il contesto geopolitico non segna novità distensive". Quanto all'intesa tra Oman e Iran, gli analisti precisano che "non riguarderebbe una gestione congiunta dello Stretto di Hormuz, ma la creazione di un corridoio marittimo temporaneo e sicuro per facilitare la ripresa di parte del traffico commerciale", con un accordo "ormai vicino alla finalizzazione" e possibile formalizzazione "nei prossimi giorni". Resta tuttavia irrisolto "l'aspetto più delicato", ossia "il ruolo che Teheran vuole avere nella gestione dei transiti, una posizione che continua a incontrare la resistenza degli Stati Uniti".

Il dato più rilevante evidenziato da Intesa Sanpaolo riguarda le scorte di greggio iraniano accumulate fuori dal Golfo e destinate alla Cina: "le riserve sarebbero scese da circa 90 milioni di barili a luglio a 29 milioni oggi e, mantenendo l'attuale ritmo di prelievo, potrebbero terminare già entro metà ottobre", secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Gli analisti sottolineano inoltre che "dalla reintroduzione del blocco statunitense a metà luglio non risultano esportazioni significative di petrolio iraniano oltre il Golfo, con i nuovi carichi che restano sostanzialmente bloccati nell'area".

Segnali di allarme arrivano anche dai margini di raffinazione: "il Brent Gasoil Crack Spread e l'Heating Oil Crack Spread sono saliti di circa il 7-8% e raggiungono i massimi storici", un fenomeno che gli analisti definiscono "distillate cracks widening", segnale che "il mercato teme una carenza di diesel e distillati più che di benzina". Pesano inoltre le interruzioni delle forniture GNL dal Qatar verso l'Europa, con ricadute già visibili sui prezzi dell'elettricità italiana: "i prezzi dell'Italian Front-Month Power hanno superato i 200 €/MWh, quasi il doppio rispetto a un anno fa", mentre "il TTF rimane, come il petrolio, sui massimi a 73,74 Eur/MWh".

(Foto: drpepperscott230 / Pixabay)
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