Finanza etica in Europa, attivi in crescita e 98% dei prestiti per progetti sociali e ambientali
Il 9° Rapporto Fondazione Finanza Etica e FEBEA
(Teleborsa) - Oggi in Europa esistono 26 banche etiche che gestiscono più di 120 miliardi di euro di attivo - nel 2018 erano poco più di 51 miliardi - e contano oltre 90 miliardi di euro di depositi. Si tratta di banche che destinano al credito una quota più consistente della loro raccolta rispetto alle banche tradizionali (67% vs 61%), con l'obiettivo di produrre positivi impatti sull'ambiente e sulle comunità, mantenendo al contempo elevata solidità finanziaria, economica e patrimoniale.
E' quanto emerge dal 9° Rapporto sulla Finanza Etica in Europa. Lo studio - curato da Fondazione Finanza Etica e FEBEA - Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative - è stato presentato oggi a Milano, nell'ambito del Festival dell'Economia Critica promosso da Fondazione Feltrinelli.
I numeri della finanza etica
Le banche etiche europee presentano una maggiore solidità patrimoniale e una qualità del credito migliore rispetto alle banche significative. Destinano al credito una quota più elevata delle proprie attività, confermando una maggiore attenzione al finanziamento dell'economia reale. Il 98,36% di credito erogato dalle banche etiche va ad attività con finalità ambientali o sociali, contro il 18,5 % delle principali banche europee analizzate.
Dei prestiti erogati dagli istituti etici solo il 2,11% presenta problemi di rimborso, rispetto al 2,28% nelle principali banche europee e questo dimostra che la maggiore attenzione al credito verso progetti sociali e ambientali non si traduce in una peggiore qualità dei prestiti.
Il Rapporto analizza inoltre la dinamica del cost-to-income ratio che è cresciuto maggiormente nelle banche etiche rispetto alle grandi banche. Il rialzo dei tassi ha portato infatti a una crescita del reddito operativo per tutte le banche, ma ciò che differenzia le banche etiche dalle banche più grandi è il modo in cui sono stati usati i maggiori profitti: nelle banche più grandi i redditi più elevati si sono trasformati in utili da distribuire agli azionisti o da impiegare in operazioni di fusione e acquisizione; nelle banche etiche una porzione maggiore dei ricavi è stata invece utilizzata per rafforzare la banca e la sua presenza sui territori, per destinare più risorse al personale, per distribuire una porzione più elevata del valore aggiunto ai clienti.
Lo studio evidenzia anche come la differenza retributiva tra donne e uomini nelle banche etiche, seppur presente, è circa un terzo di quella degli enti tradizionali, 8% contro il 29% delle principali banche europee.
Regolamentazione più proporzionata e strumenti finanziari per far crescere l'economia sociale
In vista delle riforme legislative dell'UE previste per il 2027, FEBEA ha presentato un position paper in risposta alla Comunicazione della Commissione europea sulla competitività del settore bancario. La Federazione chiede di riconoscere e valorizzare la diversità del settore finanziario, nel quale - accanto ai grandi gruppi - operano anche intermediari medio-piccoli, radicati nei territori e maggiormente orientati al finanziamento dell'economia reale, delle PMI e dell'economia sociale. Per FEBEA, rendere effettivo il principio di proporzionalità significa applicare regole e obblighi normativi coerenti con la dimensione, la complessità e il profilo di rischio delle diverse banche. Un approccio che permetterebbe alle banche etiche di concentrare maggiori risorse sul credito alle imprese e alle organizzazioni dell'economia sociale.
In Europa l’economia sociale è formata da oltre 4,3 milioni di organizzazioni e più di 11,5 milioni di persone occupate. Eppure, nonostante il suo peso economico e occupazionale, continua a incontrare maggiori difficoltà nell’accesso alle risorse necessarie per crescere, investire e innovare. Molte di queste organizzazioni funzionano in modo diverso dalle imprese tradizionali: spesso non hanno grandi patrimoni da offrire come garanzia, reinvestono una parte importante delle risorse nella propria missione e possono contare su fonti di finanziamento molto diverse tra loro: quelle generate dalle proprie attività, contributi pubblici, donazioni o altre forme di sostegno. Per una banca ordinaria, valutarle con strumenti abituali può essere più difficile.
Il Rapporto individua alcune strade per cambiare questa situazione: garanzie pubbliche più semplici da utilizzare; strumenti per rafforzare il capitale delle organizzazioni; risorse disponibili per periodi più lunghi e regole più adatte alle caratteristiche dell’economia sociale; revisione delle disposizioni che penalizzano il credito socialmente orientato e coinvolgimento degli intermediari specializzati nella progettazione degli strumenti destinati all'economia sociale.
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