Il credit spread indica quanto rendimento in più offre un’obbligazione rispetto a un titolo considerato più sicuro e utilizzato come riferimento. Se, per esempio, un’obbligazione societaria rende il 4,50% e un titolo di Stato comparabile rende il 3%, la differenza è dell’1,50%, cioè 150 punti base.
Quel rendimento aggiuntivo compensa soprattutto il rischio che l’emittente possa avere difficoltà nel pagare gli interessi o nel rimborsare il capitale. Quando gli investitori percepiscono un rischio maggiore, chiedono quindi un rendimento più alto e quando aumenta la fiducia nell’emittente, il differenziale può ridursi.
La stessa logica viene utilizzata anche per confrontare titoli di Stato con un diverso profilo di rischio. Nell’area euro l’esempio più conosciuto è lo spread BTP-Bund, che misura la differenza tra il rendimento del titolo italiano e quello tedesco. In entrambi i casi il confronto mostra quanto rendimento aggiuntivo il mercato richiede rispetto al titolo scelto come riferimento.
Che cos’è il credit spread
In finanza il termine spread indica una differenza tra due prezzi, tassi o rendimenti. Nel mercato obbligazionario il credit spread mette a confronto titoli con una durata simile e una diversa qualità creditizia.
Il caso più semplice riguarda un’obbligazione societaria e un titolo governativo considerato molto affidabile. Il rendimento del titolo di Stato costituisce il riferimento di partenza, mentre lo spread rappresenta la remunerazione aggiuntiva richiesta per prestare denaro all’impresa.
Il rendimento di un corporate bond comprende quindi il rendimento del titolo utilizzato come riferimento e una quota aggiuntiva legata al rischio dell’azienda. Come nell’esempio sopra indicato, se il benchmark rende il 3% e gli investitori richiedono altri 150 punti base per acquistare l’obbligazione societaria, il rendimento del corporate bond arriva al 4,50%.
Come si calcola il credit spread
Il calcolo del credit spread riguarda la differenza tra il rendimento dell’obbligazione analizzata e quello del benchmark scelto:
Rendimento dell’obbligazione - Rendimento del benchmark = Credit spread
La parte più importante, nella pratica, è quindi scegliere un riferimento adatto. Il benchmark dovrebbe essere espresso nella stessa valuta e avere una scadenza il più possibile vicina a quella dell’obbligazione. Confrontare un corporate bond a 10 anni con un titolo governativo a 2 anni mescolerebbe infatti il rischio di credito con gli effetti dovuti alla diversa durata.
Quando sul mercato manca un titolo governativo con la stessa scadenza, il confronto può essere effettuato utilizzando la curva dei rendimenti e ricavando un valore di riferimento per quella durata. In questo modo il differenziale riflette meglio la remunerazione aggiuntiva richiesta sul credito.
Come già accennato, Il risultato viene normalmente espresso in punti base: uno spread di 1,20 punti percentuali corrisponde, per esempio, a 120 punti base.
Per alcune obbligazioni il calcolo richiede un passaggio ulteriore. I titoli callable, che possono essere rimborsati anticipatamente dall’emittente, incorporano un’opzione capace di influenzarne prezzo e rendimento. In questi casi viene spesso utilizzato l’option-adjusted spread (OAS), che tiene conto anche del valore di questa componente e rende più significativo il confronto con altri titoli.
Spread e rendimento non raccontano la stessa cosa
Il rendimento indica quanto offre complessivamente un’obbligazione. Lo spread, invece, isola la parte di rendimento in più rispetto a un titolo di riferimento. Per questo aiuta a capire quanto il mercato sta chiedendo per assumersi un rischio diverso dal benchmark.
Perché un corporate bond offre uno spread rispetto ai titoli di Stato
Quando una società emette un’obbligazione, gli investitori valutano la sua capacità di continuare a pagare gli interessi e di restituire il capitale alla scadenza. Una situazione finanziaria più fragile porta quindi a richiedere un rendimento maggiore.
Il rating offre una prima indicazione di questa qualità creditizia. Le obbligazioni investment grade appartengono alle fasce con merito di credito più elevato e presentano generalmente spread più contenuti. I titoli high yield comportano invece un rischio di insolvenza maggiore e, di conseguenza, richiedono un premio più ampio.
Anche la posizione dell’obbligazione nella struttura del debito modifica il rendimento richiesto. In caso di crisi dell’emittente, un titolo subordinato viene rimborsato dopo il debito senior. La prospettiva di recuperare una quota inferiore del capitale porta quindi gli investitori a chiedere uno spread maggiore.
Il credit spread riflette così sia la probabilità attribuita a un eventuale default sia l’entità della perdita che il mercato associa a quello scenario.
Dal credit spread allo spread tra titoli di Stato
Lo stesso metodo di confronto viene utilizzato anche per misurare le differenze tra debiti sovrani. In questo caso si parla più precisamente di sovereign spread.
Nell’area euro il riferimento più conosciuto è lo spread BTP-Bund. Il calcolo sottrae il rendimento del Bund tedesco a 10 anni da quello del BTP italiano della stessa durata.
Con un BTP al 4% e un Bund al 3%, il differenziale è di 1 punto percentuale, quindi 100 punti base. Il valore indica il rendimento aggiuntivo richiesto per detenere debito italiano rispetto al titolo tedesco.
La Germania viene utilizzata come benchmark perché il suo debito rappresenta il principale riferimento governativo a basso rischio di credito nell’area euro.
Treasury, Bund e altri benchmark: quale riferimento viene utilizzato
La scelta del riferimento dipende soprattutto dal mercato in cui è denominata l’obbligazione.
Per i corporate bond in dollari il riferimento più comune è rappresentato dai Treasury statunitensi. Gli indici obbligazionari utilizzati per seguire il mercato investment grade e high yield negli Stati Uniti confrontano infatti i rendimenti societari con la curva dei Treasury.
Nell’area euro vengono invece utilizzati soprattutto il Bund tedesco e, in alcune metodologie, la curva swap in euro. Il Bund resta anche il principale riferimento quando si confrontano i rendimenti dei titoli di Stato dell’area euro, come avviene per BTP italiani, OAT francesi o Bonos spagnoli, e anche la BCE utilizza il decennale tedesco come riferimento nelle proprie analisi sugli spread sovrani dell’area euro.
Un discorso diverso riguarda il confronto tra BTP e Treasury. Infatti, in questo caso si mettono a confronto titoli appartenenti a due aree monetarie differenti: il rendimento del BTP risente delle condizioni dell’area euro e delle aspettative sulla BCE, mentre quello del Treasury riflette anche le prospettive sull’economia statunitense e sulla Federal Reserve.
Per un investitore europeo si aggiunge inoltre il possibile effetto del cambio euro-dollaro. Per questo la distanza tra BTP e Treasury aiuta a confrontare l’andamento dei due mercati obbligazionari, ma incorpora più fattori rispetto agli spread costruiti all’interno della stessa area monetaria.
Principali tipi di spread obbligazionario – Tabella riepilogativa
| CONFRONTO | TIPO DI SPREAD | COSA PERMETTE DI VALUTARE |
| Corporate bond vs Treasury/Bund | Credit spread | Rischio attribuito all’emittente societario rispetto al benchmark |
| BTP vs Bund | Spread sovrano | Il rischio attribuito al debito italiano rispetto a quello tedesco |
| OAT francesi vs Bund | Spread sovrano | Il rischio attribuito al debito francese rispetto a quello tedesco |
| Bonos spagnoli vs Bund | Spread sovrano | Il rischio attribuito al debito spagnolo rispetto a quello tedesco |
| BTP vs Treasury | Differenziale tra mercati sovrani | Le differenze tra mercato obbligazionario italiano e statunitense, influenzate anche da BCE, Fed e cambio |
Cosa fa aumentare o diminuire il credit spread
Una volta emessa l’obbligazione, il credit spread può cambiare continuamente insieme alle informazioni che arrivano sul mercato. Se una società comunica utili inferiori alle attese, aumenta molto il proprio indebitamento oppure mostra maggiori difficoltà nel generare cassa, gli investitori possono chiedere un rendimento più elevato per continuare a detenere i suoi bond. Lo spread tende così ad allargarsi.
Lo stesso può accadere a molte aziende contemporaneamente quando peggiorano le prospettive economiche. Durante un rallentamento, per esempio, cresce il timore che vendite e utili diminuiscano e che le imprese più indebitate facciano maggiore fatica a sostenere i propri impegni finanziari. Gli spread possono quindi aumentare anche in assenza di problemi specifici per una singola società.
Nelle fasi di maggiore tensione si aggiunge poi il comportamento degli investitori. Una parte dei capitali può spostarsi dai corporate bond verso titoli governativi considerati più sicuri. Gli acquisti sostengono il prezzo del benchmark e ne riducono il rendimento, mentre le vendite sulle obbligazioni societarie producono l’effetto opposto. La distanza tra i due rendimenti aumenta quindi da entrambe le parti.
Anche la facilità con cui un bond può essere comprato o venduto pesa sul differenziale. Se gli scambi diventano meno frequenti e trovare un compratore richiede più tempo, gli investitori possono chiedere un rendimento maggiore per detenere quel titolo. Per questo, durante le fasi di mercato più tese, gli spread possono ampliarsi anche per effetto di una minore liquidità.
Quando invece migliorano le prospettive dell’impresa o dell’economia e torna la domanda per le obbligazioni societarie, il rendimento aggiuntivo richiesto può diminuire. In questo caso si parla di compressione o restringimento del credit spread.
Cosa muove il credit spread – Tabella di sintesi
| EVENTO | REAZIONE DEL MERCATO | EFFETTO POSSIBILE SUL CREDIT SPREAD |
| L’impresa pubblica risultati peggiori delle attese | Aumentano i dubbi sulla capacità di sostenere il debito | Lo spread tende ad allargarsi |
| Migliorano utili e generazione di cassa | Cresce la fiducia sulla capacità di rimborso | Lo spread può restringersi |
| L’economia rallenta | Aumenta il rischio che più aziende incontrino difficoltà | Gli spread possono salire su tutto il mercato corporate |
| Gli investitori cercano maggiore protezione | Crescono gli acquisti di titoli governativi e diminuisce la domanda di corporate bond | Il differenziale può ampliarsi rapidamente |
| Gli scambi su un bond diventano meno frequenti | Vendere il titolo diventa più difficile e gli investitori chiedono una remunerazione maggiore | Lo spread incorpora anche un premio per la minore liquidità |
| Torna interesse per le obbligazioni societarie | Aumenta la domanda e i rendimenti corporate possono scendere | Lo spread tende a comprimersi |
| Il benchmark si muove, ma il rischio dell’emittente resta simile | Cambia il livello generale dei tassi più che la valutazione del credito | Lo spread può rimanere relativamente stabile |
Uno spread più alto va sempre interpretato
Un allargamento dello spread può dipendere da un peggioramento dell’emittente, ma anche da minore liquidità, aumento dell’avversione al rischio o tensioni sul mercato obbligazionario. Prima di leggerlo come segnale negativo sulla singola società, bisogna capire da dove nasce il movimento.
Come cambiano i credit spread nelle fasi di tensione
L’andamento dei mercati nel 2026 offre un esempio pratico di come il credit spread possa reagire rapidamente quando cambia la fiducia degli investitori.
All’inizio dell’anno gli spread dei corporate bond dell’area euro erano ancora su livelli contenuti, ma lo scoppio della guerra in Medio Oriente ha aumentato l’incertezza e ridotto la propensione al rischio. In quella fase la BCE ha rilevato un allargamento di circa 30 punti base nell’high yield e di circa 10 punti base nell’investment grade.
Quando le tensioni si sono attenuate e la propensione al rischio è migliorata, il movimento si è in parte invertito. Tra marzo e giugno gli spread investment grade sono tornati sui livelli precedenti al conflitto, mentre quelli high yield hanno recuperato gran parte dell’aumento registrato nelle settimane più difficili.
La tendenza è proseguita anche nei mesi successivi. Nel periodo compreso tra giugno e il 9 settembre 2026, la BCE ha registrato un ulteriore restringimento degli spread sia nell’investment grade sia nell’high yield, con una riduzione di circa 9 punti base nel segmento più rischioso.
Questa sequenza mostra soprattutto che i credit spread possono cambiare rapidamente insieme al clima di mercato e che i segmenti con qualità creditizia più bassa tendono a reagire con maggiore intensità.
Osservarne l’andamento permette quindi di capire dove si stanno concentrando le tensioni sul mercato obbligazionario e quanto velocemente queste tensioni si stanno attenuando oppure rafforzando.
(Foto: © Donato Fiorentino / 123RF)
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