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Banca d'Italia, Angelini: per l'Africa serve far crescere insieme infrastrutture e competenze

Sull'AI: obiettivo non è competere sui modelli di frontiera, ma adottarla bene

Economia
Banca d'Italia, Angelini: per l'Africa serve far crescere insieme infrastrutture e competenze
(Teleborsa) - Aprendo a Palermo la seconda conferenza Agorà su "Africa Growth and Opportunity", promossa da Banca d'Italia, ministero dell'Economia e Hub italiano della Banca mondiale, il vice direttore generale Paolo Angelini ha indicato nelle competenze dei lavoratori il tema centrale, dopo le infrastrutture energetiche dell'anno scorso. La forza lavoro africana ha raggiunto i 600 milioni di unità nel 2025 e potrebbe più che raddoppiare entro il 2050: una sfida, ma anche "una grande opportunità per trasformare il Continente in un motore economico globale". "Le infrastrutture e la tecnologia possono creare opportunità, ma è il capitale umano a determinare se si traducono in guadagni di produttività duraturi, buoni posti di lavoro e crescita".

Energia: accesso, costo del capitale, competenze

Nel 2024 quasi 600 milioni di africani non avevano accesso all'elettricità. Con Mission 300 ne sono già stati raggiunti circa 60 milioni in 40 Paesi, e i progetti cofinanziati dal Piano Mattei dovrebbero portare l'accesso a quasi 9 milioni di persone entro il 2030. Il finanziamento resta un ostacolo: secondo l'Aie, i costi per i progetti di energia pulita in Africa sono "da due a tre volte più alti" che nelle economie avanzate e in Cina, soprattutto per rischi macroeconomici e istituzionali. "Non c'è una soluzione facile: le banche di sviluppo possono aiutare, ma molto è nelle mani dei governi africani", ha sottolineato Angelini. Anche la scarsità di manodopera qualificata frena i progetti: "Lo sviluppo delle competenze è sia una conseguenza dell'investimento sia una condizione per attrarlo", e il successo va misurato "non solo da quante persone si formano, ma da quante trovano un impiego produttivo", ha aggiunto.

Intelligenza artificiale

L'AI automatizzerà alcuni compiti e ne creerà altri complementari: "Una maggiore produttività non si traduce automaticamente in più o migliori posti di lavoro", e le differenze nella capacità di adottarla "possono ridurre o ampliare i divari esistenti". Per l'Africa, e "probabilmente anche per l'Europa", la priorità "non è competere nello sviluppo di modelli di frontiera, né riprodurre ogni livello della filiera tecnologica, ma adottare efficacemente le tecnologie esistenti, a un ritmo adeguato", secondo il vice direttore generale di Bankitalia. Servono strumenti adattati a lingue e contesti locali: in Africa orientale una app offline aiuta a diagnosticare le malattie delle piante, in Ghana un tutor di matematica via sms ha prodotto guadagni di apprendimento pari a un anno di scuola in più. Anche i dati, "il carburante dell'AI", vanno raccolti e resi affidabili.


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