(Teleborsa) -
Dopo un'apertura in deciso rialzo, è rallentato l'andamento delle Borse europee, mentre il conflitto con l'Iran si avvia alla quarta settimana sconvolgendo i mercati energetici e spingendo gli investitori a rivedere al rialzo le previsioni sugli aumenti dei tassi da parte di Banca centrale europea (BCE) quest'anno (ora
ne sono previsti tre da 25 punti base, di cui il primo ad aprile o giugno)
Il sentiment è stato intaccato dalle indiscrezioni di Axios, secondo cui gli
Stati Uniti stanno valutando la possibilità di occupare l'isola iraniana di Kharg, il principale sito di esportazione petrolifera della Repubblica islamica, per fare pressione su Teheran affinché riapra lo Stretto di Hormuz.
"La guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran si sta consolidando come uno shock energetico non temporaneo, con l’Iran determinato a prolungare il conflitto e a usare lo Stretto di Hormuz e le infrastrutture del Golfo come leva economica - commentano gli analisti di
Intesa Sanpaolo - Gli attacchi a Ras Laffan e il blocco di fatto dello stretto hanno già sottratto milioni di barili e volumi rilevanti di gas all’offerta globale, spingendo
petrolio e gas su livelli compatibili con pressioni inflazionistiche persistenti".
Gli analisti di
Citigroup hanno avvertito che, se l'interruzione delle forniture dal Medio Oriente dovesse protrarsi fino alla fine di giugno, i prezzi del greggio - attualmente scambiati a circa 110 dollari al barile a Londra - potrebbero salire a 170 o addirittura 200 dollari al barile.
Questa mattina sono arrivate
numerose dichiarazioni di membri del consiglio direttivo della Banca centrale europea. Tra gli altri,
Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, in un'intervista a Bloomberg
ha dichiarato che la BCE dovrà valutare un aumento dei
tassi di interesse già dal prossimo mese, qualora le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi a causa della guerra in Iran.
Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France,
ha affermato che Francoforte è pienamente impegnata "a stabilizzare l'inflazione al nostro obiettivo di medio termine del 2%" e che ha "la capacità di agire quanto necessario e quando necessario".
Sul
fronte macroeconomico, l'
Eurozona ha
registrato un deficit di 1,9 miliardi di euro negli scambi commerciali con il resto del mondo a gennaio 2026, rispetto a un deficit di 1,4 miliardi di euro a gennaio 2025. Il mese scorso era in surplus di 11,2 miliardi di euro, mentre gli analisti si attendevano un surplus di 12,8 miliardi di euro. In
Italia, l'Istat ha
stimato per gennaio 2026 una riduzione congiunturale delle importazioni (-1,3%), mentre le esportazioni sono pressoché stazionarie (-0,1%).
L'
Euro / dollaro USA è sostanzialmente stabile e si ferma su 1,157. Seduta positiva per l'
oro, che sta portando a casa un guadagno dello 0,75%. Perde terreno il
petrolio (Light Sweet Crude Oil), che scambia a 94,23 dollari per barile, con un calo dell'1,38%.
Lo
Spread peggiora, toccando i +86 punti base, con un aumento di 3 punti base rispetto al valore precedente, con il
rendimento del BTP decennale pari al 3,83%.
Tra gli indici di Eurolandia Francoforte è stabile, riportando un moderato +0,07%, andamento cauto per
Londra, che mostra una performance pari a +0,11%, e performance modesta per
Parigi, che mostra un moderato rialzo dello 0,23%.
Piazza Affari continua la seduta con un guadagno frazionale sul
FTSE MIB dello 0,29%; sulla stessa linea, il
FTSE Italia All-Share avanza in maniera frazionale, arrivando a 46.058 punti. In frazionale progresso il
FTSE Italia Mid Cap (+0,56%); senza direzione il
FTSE Italia Star (+0,09%).
Tra i
best performers di Milano, in evidenza
Mediobanca (+3,53%),
Banca MPS (+3,52%),
Prysmian (+1,86%) e
Banco BPM (+1,60%).
Le peggiori performance, invece, si registrano su
Inwit, che ottiene -7,46%. In rosso
Brunello Cucinelli, che evidenzia un deciso ribasso dell'1,59%. Fiacca
ENI, che mostra un piccolo decremento dell'1,42%. Discesa modesta per
Nexi, che cede un piccolo -1,22%.
Tra i protagonisti del FTSE MidCap,
Technoprobe (+4,13%),
Fiera Milano (+3,62%),
Cementir (+3,33%) e
Ferragamo (+2,71%).
Le peggiori performance, invece, si registrano su
BFF Bank, che ottiene -4,86%. Spicca la prestazione negativa di
MFE A, che scende del 3,48%.
Avio scende del 3,33%. Calo deciso per
MFE B, che segna un -3,02%.