Milano 24-apr
47.656 -0,52%
Nasdaq 24-apr
27.304 +1,95%
Dow Jones 24-apr
49.231 -0,16%
Londra 24-apr
10.379 -0,75%
Francoforte 24-apr
24.129 -0,11%

Inflazione, S&P: in Eurozona al 3-3,5% ad aprile per guerra in Medio Oriente

Finanza
Inflazione, S&P: in Eurozona al 3-3,5% ad aprile per guerra in Medio Oriente
(Teleborsa) - La guerra in Medio Oriente sta già alimentando pressioni inflazionistiche in Europa, con effetti destinati ad ampliarsi nei prossimi mesi. È la valutazione centrale del nuovo report di S&P Global Ratings sulle dipendenze europee dal conflitto in corso, che pur escludendo una ripetizione della crisi energetica del 2022 individua nella dinamica dei prezzi il canale di trasmissione più immediato e preoccupante.

La prima fase dello shock è già in atto. S&P stima che l'inflazione nell'Eurozona salirà al 3-3,5% ad aprile, dal 2,6% di marzo, sotto la spinta dell'aumento dei prezzi energetici che "ha incrementato significativamente i costi per i consumatori a marzo, con ulteriori aumenti previsti ad aprile." A differenza del 2022, "le risposte dei governi sono più limitate e mirate: si pensi a tagli temporanei delle accise sui carburanti piuttosto che a un blocco generalizzato dei prezzi", lasciando così maggiore spazio di trasmissione ai rialzi.

La seconda fase, quella degli effetti indiretti, è già iniziata. Le indagini sulle imprese di marzo mostrano le industrie europee che alzano le aspettative sui prezzi di vendita, con trasporti, alimentare e produttori metallurgici che segnalano anch'essi aumenti. I dati PMI preliminari di aprile confermano la tendenza, pur con input costs in rialzo meno marcato rispetto a marzo.

"Un'inflazione persistentemente elevata potrebbe spingere le banche centrali europee ad aumentare i tassi di interesse, incrementando i costi di finanziamento e potenzialmente indebolendo la fiducia. Il deterioramento delle condizioni di finanziamento potrebbe quindi accelerare la trasmissione delle tensioni all'economia reale, ampliando l'impatto dello shock energetico", ha sottolineato il rapporto.

Sul fronte dell'approvvigionamento, S&P rassicura che "il rischio è ora inferiore rispetto al 2022, quando la Russia soddisfaceva il 30-35% del fabbisogno di petrolio e gas della regione", e che uno shock generalizzato della supply chain "rimane una possibilità remota". Restano tuttavia vulnerabilità specifiche legate ai 40 miliardi di importazioni non energetiche che dipendono dal transito attraverso lo Stretto di Hormuz.
Condividi
```