Dopo la nostra panoramica sulle ultime operazioni di risiko bancario del 2025, una domanda sorge legittima: a oggi com’è cambiata la situazione? Assistiamo all’esecuzione industriale delle fusioni già avviate, agli equilibri tra grandi soci e management e alla resistenza politica che emerge ogni volta che una banca prova a superare i confini nazionali. Il quadro attuale può ormai essere interpretato come una riorganizzazione del settore, piuttosto che come una serie di operazioni isolate. Attualmente, i dossier che contano di più, sono UniCredit-Commerzbank, l’integrazione tra BPER e Banca Popolare di Sondrio, e la conferma di Luigi Lovaglio alla guida di MPS, che consolida il percorso su Mediobanca. Attorno a questi tre assi si muovono però anche altri attori, in Italia e nel resto d’Europa, che aiutano a capire dove sta andando il sistema bancario.
Il risiko bancario è entrato in una fase diversa
Negli ultimi due anni molte banche hanno guadagnato di più perché i tassi più alti hanno allargato il margine tra l’incasso sui prestiti e i pagamenti sulla raccolta. In pratica, con il denaro più caro, fare banca tradizionale è tornato temporaneamente più redditizio. Tuttavia, questo non ha risolto i problemi di fondo. Se una banca resta troppo piccola, ha costi elevati, i sistemi informatici risultano vecchi, la rete è poco efficiente e nei servizi più redditizi è scarsamente presente, il beneficio dei tassi prima o poi si riduce e tornano i limiti strutturali.
Restano quindi aperti alcuni problemi, che potremo definire nel seguente modo:
| PROBLEMA | DESCRIZIONE |
| Scala | Ovvero, la dimensione. Una banca più grande riesce spesso a distribuire meglio i costi fissi, investire di più in tecnologia, reggere meglio la concorrenza e offrire più servizi |
| Efficienza | La capacità di produrre utili senza portarsi dietro costi, duplicazioni e passaggi lentitesto testo testo |
| Trasformazione tecnologica | Qui parliamo di piattaforme digitali, dati, cybersicurezza, intelligenza artificiale e automazione dei processi. Sono investimenti costosi, che una banca piccola o poco organizzata fatica a sostenere bene |
| Segmenti remunerativi | Settori come wealth management e assicurazioni, cioè quelle attività che generano commissioni più stabili e meno dipendenti dal semplice prestito di denaro |
Alla luce di queste prospettive, le banche tornano a muoversi, al fine di diventare più efficienti e meno dipendenti dal ciclo dei tassi.
Al di là del “chi compra chi”, bisogna passare poi alla difficoltà conseguente: comprare azioni di una banca è relativamente semplice rispetto all’integrazione di due gruppi diversi. Occorre unire i sistemi informatici, la rete commerciale, i manager, le culture aziendali, le regole interne, le politiche del credito, le relazioni con i clienti e con i territori.
Bisogna poi considerare il livello dei soci: in molte operazioni bancarie non c’è un solo compratore e un venditore, ma ci sono fondazioni, famiglie industriali, lo Stato, gli investitori istituzionali, i manager, i sindacati e le autorità di vigilanza, e ogni attore ha interessi diversi.
Infine, bisogna fare i conti con le difese nazionali. In teoria, l’Europa ha un mercato bancario integrato, quindi una banca di un Paese dovrebbe poter comprare la banca di un altro Paese come avviene in un vero mercato unico. La pratica, però, è un po’ diversa, perché quando l’operazione tocca un istituto percepito come importante per l’economia nazionale, i governi reagiscono, perché temono la perdita di controllo, i tagli occupazionali, lo spostamento dei centri decisionali e un minore sostegno alle imprese locali. Anche se il mercato unico esiste nelle regole, quindi, si ferma spesso davanti agli interessi nazionali.
Questa introduzione è utile per entrare nei dettagli delle operazioni che sono ancora in corso o che si sono recentemente concluse in questa prima parte del 2026 e che affronteremo nei paragrafi seguenti.
UniCredit-Commerzbank: la partita più ambiziosa e più politica
La storia più delicata del momento è quella tra UniCredit e Commerzbank, perché non riguarda solo un’acquisizione, ma il tentativo, raro in Europa, di costruire un gruppo bancario transfrontaliero di grandi dimensioni partendo da una banca italiana e da una delle principali banche tedesche.
UniCredit ha formalizzato a marzo 2026 un’offerta pubblica di scambio su Commerzbank e ha poi avviato i passaggi societari necessari, compresa la convocazione di un’assemblea straordinaria per deliberare l’emissione di nuove azioni a servizio dell’operazione.
L’amministratore delegato del gruppo UniCredit, Andrea Orcel, ha presentato il progetto come un’operazione di creazione di valore nel lungo periodo, sostenendo che Commerzbank abbia margini di miglioramento rilevanti sul piano della performance e della redditività.
UniCredit, in pratica, non ha presentato agli azionisti tedeschi uno scenario di integrazione immediata: Orcel ha descritto anche l’ipotesi di una bassa adesione all’offerta, con mantenimento della partecipazione e rinvio di un eventuale controllo, mentre un’integrazione piena resterebbe comunque successiva ai necessari passaggi regolamentari e industriali. È un processo graduale, insomma, che è anche una risposta alla complessità regolamentare e a un clima politico ostile. Questo rende l’operazione diversa da molte altre OPA o OPS recenti, perché è offensiva e prudente, ambiziosa ma anche piena di cautele.
Dall’altra parte bisogna mettere in conto anche la reazione, che è stata durissima. Commerzbank ha definito l’approccio di UniCredit ostile e fuorviante, accusando il gruppo italiano di usare descrizioni fuorvianti del proprio modello di business e respingendo l’idea che il piano presentato sia sufficiente a giustificare una combinazione.
La CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, lo scorso 22 aprile è arrivata a dire ai dipendenti che non esiste un piano di integrazione convincente. E a rafforzare questa posizione è intervenuta anche la politica tedesca, con Berlino che continua a vedere l’operazione come un tentativo non gradito su una banca considerata importante per l’economia nazionale e, soprattutto, per il finanziamento delle imprese tedesche.
E qui emerge un altro fattore, che riguarda in realtà l’Europa. In molti parlano da anni della necessità di creare campioni bancari continentali: a sostenere questo bisogno sono stati sia regolatori e istituzioni europee, dalla BCE di Andrea Enria e Claudia Buch fino a Christine Lagarde, sia figure politiche come Mario Draghi, Enrico Letta ed Emmanuel Macron, oltre a banchieri come lo stesso Andrea Orcel o François Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France e membro del board BCE.
Tuttavia, quando il consolidamento prende una forma concreta e tocca un simbolo nazionale, l’opinione generale tende a modificarsi nell’immediato e tornano in auge temi come sovranità, occupazione, governance e controllo del credito.
Ovviamente, questo è un principio che vale anche in forma speculare, per l’Italia. Sempre il 22 aprile, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha detto di sostenere la crescita di UniCredit in Germania, ma ha anche escluso qualunque spostamento della sede o delle funzioni essenziali fuori dall’Italia. In parole povere, questo significa che anche una banca italiana che è impegnata a crescere all’estero resta per il governo un’infrastruttura sensibile.
BPER e Popolare di Sondrio: entra nel vivo l'integrazione
Se la vicenda UniCredit-Commerzbank è ancora una battaglia aperta, BPER-Popolare di Sondrio ci torna utile per raccontare la fase successiva, ovvero quella in cui il risiko diventa una sfida di organizzazione, sistemi informatici, rete commerciale, brand territoriali e personale. Insomma, quel processo di integrazione tra due gruppi che, come abbiamo spiegato nell’introduzione, è la parte più difficile da gestire.
Il percorso, partito con l’offerta lanciata da BPER nel febbraio 2025, si è tradotto prima nell’ingresso di Popolare di Sondrio nel gruppo e poi, il 20 aprile 2026, nella piena efficacia della fusione per incorporazione. Nei documenti ufficiali BPER aveva già indicato quella data come il passaggio giuridico atteso e a metà aprile erano stati compiuti gli ultimi adempimenti societari necessari.
Il gruppo risultante ha dimensioni che spiegano bene il significato industriale dell’operazione: circa 23 mila dipendenti, 2.000 filiali, 6 milioni di clienti e oltre 420 miliardi di euro di asset finanziari. Sono numeri che rafforzano la presenza di BPER nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia, dove la Popolare di Sondrio aveva un radicamento storico molto forte.
C’è poi il lato del lavoro, che spesso rimane a lato quando si parla di queste operazioni, ma che in realtà è una parte decisiva. Già a dicembre 2025 era stato riferito di un accordo sindacale in BPER per 800 uscite volontarie e 650 assunzioni entro il 2028, dentro una cornice che includeva anche l’integrazione della Popolare di Sondrio. È uno schema tipico che non prevede un taglio brutale e immediato, ma una graduale riscrittura degli organici, delle funzioni e delle tutele. Il consolidamento bancario, per i territori, significa dopotutto avere meno duplicazioni, nuovi centri decisionali e un rapporto diverso tra banca nazionale e presidio locale.
MPS dopo l’assemblea: Lovaglio resta e la traiettoria su Mediobanca non cambia
La terza tessera fondamentale del quadro italiano è MPS. L’assemblea dello scorso 15 aprile 2026 non è stata solamente un appuntamento per il rinnovo del consiglio di amministrazione, ma è servita anche a capire se gli azionisti volessero confermare la linea seguita fin lì dalla banca, compresa la regia dell’operazione Mediobanca, oppure aprire una fase diversa. In questo senso il voto riguardava anche Luigi Lovaglio, cioè il manager che più di tutti aveva incarnato quella strategia. Il risultato è stato abbastanza netto da indicare una direzione precisa: la lista vincente ha ottenuto quasi il 50% dei voti e ha portato in consiglio una maggioranza relativa sufficiente a rimettere Lovaglio al centro della partita.
Secondo il comunicato ufficiale, in assemblea era rappresentato il 65,152% del capitale: una partecipazione che conferma quanto il voto fosse considerato importante dagli azionisti.
Gli azionisti, insomma, non hanno voluto congelare il progetto Mediobanca, ma hanno scelto il manager che quel progetto l’ha impostato e che oggi viene percepito come il garante della sua prosecuzione. Dopo l’acquisizione di Mediobanca, MPS controlla circa l’86% di Piazzetta Cuccia e ha annunciato a febbraio l’intenzione di arrivare al pieno controllo e al delisting, mantenendone però il marchio e il ruolo nel private e investment banking. Quindi MPS non la considera solo una banca da assorbire, ma anche una piattaforma specialistica da usare dentro il gruppo.
La questione, peraltro, non riguarda solo MPS e Mediobanca, ma anche Generali, della quale Mediobanca possiede circa il 13% ed è il suo maggiore azionista. Pertanto, quando MPS prende il controllo di Mediobanca, si ritrova indirettamente al centro degli equilibri di uno dei maggiori gruppi assicurativi italiani: attraverso il controllo di Mediobanca, MPS è praticamente diventata il principale azionista di Generali.
C’è poi da considerare il fatto che alla fine del 2025 Generali e la francese BPCE hanno abbandonato il progetto di fusione delle rispettive attività di asset management, cioè della gestione del risparmio. Quell’operazione era stata contestata dal governo italiano e da azionisti influenti come Delfin e Caltagirone, preoccupati per il controllo sul risparmio nazionale.
MPS punta, insieme a Mediobanca, a un utile di gruppo di 3,7 miliardi di euro al 2030 e a benefici stimati in 700 milioni nella seconda metà del 2028, con 600 milioni di costi di integrazione e 16 miliardi complessivi di distribuzioni agli azionisti entro il 2030. Con questi numeri, MPS sta sostenendo che l’acquisizione può trasformarla da banca che per anni è stata vista come un problema da sistemare a un gruppo capace di ritagliarsi un ruolo centrale nella nuova geografia bancaria italiana.
Il problema è che un piano così ambizioso ha bisogno anche di una governance stabile. L’assemblea ha dato una direzione, ma non ha cancellato del tutto le tensioni interne: se i rapporti tra soci e vertici restano conflittuali, anche un progetto industriale forte rischia di rallentare.
Risiko bancario 2026: gli altri movimenti in Italia
Fuori dalle grandi operazioni visibili, come un’OPS o una fusione, ci sono movimenti meno spettacolari, che però possono comunque cambiare gli equilibri tra le banche. Infatti, non sempre una banca prova a prenderne un’altra con un’offerta pubblica. A volte il passaggio può essere più complesso e graduale, ad esempio comprando una quota importante del capitale, oppure stringendo accordi commerciali che rafforzano un legame industriale, o ancora mettendo le mani su attività molto redditizie, come il risparmio gestito, oppure modificando la governance. Da queste mosse, però, si può arrivare a capire chi avrà un margine di movimento nei prossimi mesi.
Banco BPM
Il primo caso riguarda Banco BPM. Dopo aver respinto l’offerta di UniCredit lo scorso anno, la banca ha consolidato il controllo di Anima Holding, uno dei principali gruppi italiani del risparmio gestito, arrivando all’89,9% del capitale dopo l’offerta del 2025. Nello stesso tempo, ha dovuto fare i conti con il peso crescente di Crédit Agricole, che a gennaio 2026 ha ottenuto dalla BCE il via libera per salire oltre il 20% del capitale, diventando quindi più influente nelle decisioni della banca. A febbraio, Banco BPM ha cambiato anche le regole di governance, aumentando fino a sei (su quindici) i posti potenzialmente contendibili dalle minoranze nel consiglio.
Banca Ifis-illimity
Il secondo caso è Banca Ifis-illimity: l’acquisizione di illimity è stata completata nell’agosto 2025 e nel 2026 il gruppo sta portando avanti l’integrazione piena, con sinergie confermate per 75 milioni di euro e il riordino degli asset non core già avviato.
Risiko bancario Italia 2026: tabella di riepilogo
| OPERAZIONE | COSA È SUCCESSO | STATO ATTUALE | PERCHÉ È IMPORTANTE |
| UniCredit-Commerzbank | UniCredit ha formalizzato a marzo 2026 un’offerta pubblica di scambio da circa 35 miliardi di euro e ha continuato a salire nel capitale della banca tedesca. Commerzbank e governo tedesco hanno reagito definendo l’approccio ostile | La partita è ancora apertissima | È il dossier più ambizioso e più politico: punta a costruire un grande gruppo transfrontaliero, ma si scontra con resistenze industriali e nazionali molto forti |
| BPER – Banca Popolare di Sondrio | Dopo il controllo ottenuto nel 2025, il 20 aprile 2026 è diventata efficace la fusione per incorporazione di Popolare di Sondrio in BPER | Operazione chiusa sul piano societario, integrazione in corso sul piano industriale | È il passaggio che mostra cosa succede dopo il risiko: finita la battaglia per il controllo, inizia il processo di unificazione di rete, sistemi, personale e presidio territoriale |
| MPS – governance post Mediobanca | Il 15 aprile 2026 l’assemblea ha riportato Luigi Lovaglio al centro della banca: la lista a lui collegata ha ottenuto quasi il 50% dei voti, dopo le tensioni interne seguite all’operazione Mediobanca | Linea strategica confermata, ma la governance è ancora una questione delicata | Non è una nuova OPS, ma è un passaggio molto importante: gli azionisti hanno scelto di non fermare il progetto Mediobanca e di proseguire con la regia che lo ha impostato |
| MPS – Mediobanca | Nella prima parte del 2026 MPS ha presentato il piano industriale del gruppo combinato, indicando obiettivi di utile, sinergie e distribuzioni agli azionisti. Sul tavolo resta anche il delisting di Mediobanca | Integrazione da costruire | È la partita che può ridisegnare la geografia bancaria italiana e, indirettamente, toccare anche Generali, di cui Mediobanca è il principale azionista |
| Banco BPM – Anima | Dopo il successo dell’offerta del 2025, Banco BPM è entrata nel 2026 con il controllo dell’89,9% di Anima, uno dei principali gruppi italiani del risparmio gestito | Controllo consolidato | Rafforza Banco BPM in un’attività ad alte commissioni e rende la banca meno dipendente dal solo margine d’interesse |
| Banco BPM – Crédit Agricole | A gennaio 2026 Crédit Agricole ha ottenuto il via libera della BCE a superare il 20% del capitale di Banco BPM. Poco dopo Banco BPM ha modificato la governance aumentando fino a sei i posti contendibili dalle minoranze nel consiglio | Movimento azionario e di governance in corso | Anche se non è un’acquisizione vera e propria, è un passaggio molto rilevante, perché aumenta il peso del socio francese negli equilibri futuri della banca |
| Banca Ifis – illimity | L’acquisizione di illimity da parte di Banca Ifis è stata completata nell’agosto 2025. Nel 2026 il gruppo sta portando avanti l’integrazione piena, con sinergie confermate per circa 75 milioni di euro e revisione degli asset non core già avviata | Operazione chiusa sul piano societario, integrazione in corso | Rafforza Banca Ifis e amplia il perimetro del gruppo, con una logica industriale centrata su sinergie e riordino delle attività |
E nel resto d’Europa?
BPCE ha concordato l’acquisto del 75% di Novo Banco in Portogallo per 6,4 miliardi di euro, in una delle più grandi operazioni bancarie transfrontaliere recenti dell’Eurozona. Con questa operazione persegue l’obiettivo di crescere fuori dalla Francia con una banca retail già profittevole e ben radicata e di rispettare il piano strategico Vision 2030, incentrato sullo sviluppo e la diversificazione delle attività in Francia, in Europa e nel resto del mondo.
L’austriaca Erste ha ottenuto il via libera del regolatore polacco per l’acquisto del 49% di Santander Bank Polska per 6,8 miliardi di euro (senza quindi far scattare un’OPA totalitaria perché resta sotto il 50% dei diritti di voto), entrando in uno dei mercati bancari più interessanti dell’Europa centro-orientale. Santander Bank Polska è la terza banca polacca per attivi ed è molto profittevole, anche perché beneficia di tassi locali più alti rispetto all’Eurozona. Quindi Erste, con questa mossa, si è rafforzata in un mercato dove fare banca retail rende di più che in molte aree dell’Europa occidentale.
Il 14 aprile 2026 l’austriaca BAWAG ha annunciato l’acquisizione dell’irlandese Permanent TSB per 1,62 miliardi di euro. L’obiettivo è quello di entrare più a fondo nel mercato irlandese e trasformarlo in una componente stabile della propria crescita europea. Permanent TSB è la terza banca irlandese, con circa 1,3 milioni di clienti, oltre 22 miliardi di euro di prestiti e più di 25 miliardi di depositi e BAWAG ha presentato l’operazione come una “franchise enhancing acquisition”, ovvero un’acquisizione che rafforza la sua piattaforma retail, ampliando la diversificazione geografica del gruppo.
Quest’ultima operazione è ulteriormente rilevante anche per il suo significato simbolico e sistemico. Infatti, dopo la crisi finanziaria del 2008 e il crollo immobiliare irlandese, lo Stato dovette intervenire pesantemente per salvare il sistema bancario (circa 29,4 miliardi di euro nelle tre banche sopravvissute), con Permanent TSB che ricevette un salvataggio da circa 4 miliardi nel 2011. Per questo il governo era rimasto azionista di maggioranza della banca, con una quota del 57,5%. L’acquisizione da parte di BAWAG rappresenta quindi anche la chiusura dell’ultima partecipazione pubblica rimasta in una banca irlandese dopo la stagione dei salvataggi.
Quelle che abbiamo appena elencato sono operazioni molto diverse tra loro, però hanno un punto in comune: il consolidamento in Europa. Le operazioni cross-border si possono fare, ma spesso avanzano dove trovano meno resistenze simboliche o dove gli asset sono più chiaramente contendibili. Se gli attori diventano banche fortemente identitarie o gli scenari sono sistemi nazionali più nervosi, le probabilità di un attrito crescono molto. E questo lo ha dimostrato anche il fallimento dell’OPA ostile di BBVA su Sabadell nell’ottobre 2025, dopo mesi di opposizione politica e industriale in Spagna.
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