(Teleborsa) - La
riduzione strutturale dell’evasione può produrre evidenti
vantaggi per i conti pubblici, che potrebbero portare, nello scenario più ambizioso, ad un
aumento delle entrate di 0,4 punti di PIL e ad un
abbattimento del rapporto debito/PIL di 6 punti percentuali al 116% entro il 2041. E' quanto emerge da una simulazione effettuata dall’
Ufficio parlamentare di bilancio (UPB.
Sebbene l'Italia continui a registrare
livelli di evasione fiscale elevati rispetto agli altri paesi europei, negli ultimi venti anni ha compiuto
progressi significativi nell'abbattere questa piaga,
grazie all’introduzione di misure che hanno prodotto effetti particolarmente
apprezzabili sull’IVA, quali lo split payment, il reverse charge, l'obbligo di invio telematico dei corrispettivi e, da ultimo, la fatturazione elettronica. Progressi che,
se consolidati nel tempo, potrebbero creare
nuovi margini di bilancio, eventualmente utilizzabili
per ridurre il rapporto debito/PIL.
In particolare, se la
tendenza storica di recupero del gettito osservata tra il 2002 e il 2023 continuasse fino al 2028, le
entrate fiscali aumenterebbero strutturalmente fino
a 0,3 punti percentuali di PIL e, nel medio-lungo periodo (sino al 2041), il
rapporto debito/PIL si ridurrebbe di oltre 4 punti percentuali dal 122,5%
al 118%.
In uno scenario più ambizioso, basato sugli andamenti osservati tra il 2016 e il 2023, le
entrate aumenterebbero di 0,4 punti percentuali di PIL ed il
rapporto tra il debito e il PIL nel medio-lungo termine
si ridurrebbe di oltre 6 punti percentuali, scendendo nel 2041
al 116%.
Tali scenari - spiega l'UPB - assumono che il
recupero di gettito sia strutturale e che venga
utilizzato per migliorare i saldi di finanza pubblica, in linea con il Piano strutturale di bilancio 2025-2029.
Restano però criticità nella riscossione dei tributi erariali e locali (ad esempio, la
Tari), con
tassi di recupero molto bassi e una continua crescita del magazzino dei ruoli.