(Teleborsa) - Nell'attuale
contesto geopolitico globale, che impatta sugli approvvigionamenti di
gas, uno punto di vista privilegiato sugli impatti a breve e medio termine ci viene offerto da
Snam, operatore leader in Europa nelle infrastrutture del gas.
"In questo momento stiamo assistendo a una crisi nella circolazione del naviglio marittimo nello Stretto. Nello Stretto di Hormuz transitano moltissimi beni: petrolio, gas, generi alimentari e fertilizzanti. Fortunatamente, per quanto riguarda il mese di
marzo,
tutti i carichi destinati all'Italia sono transitati regolarmente. Le
metaniere avevano caricato prima dello scoppio della crisi e avevano
superato la parte critica prima di sabato scorso; sono tutte navi che stanno arrivando regolarmente nel Mediterraneo, verso i porti di destinazione. Si tratta prevalentemente di navi destinate al
terminal di Rovigo e
non sono previsti ritardi". Lo ha chiarito l’Amministratore Delegato,
Agostino Scornajenchi, a margine della conferenza stampa di presentazione del piano industriale tenutasi oggi a Milano.
Per quanto riguarda il futuro, "dobbiamo innanzitutto ricordare che stiamo parlando di un ammontare di gas che
vale circa il 10% del consumo nazionale su base annuale, il che
non è moltissimo. La
stagionalità ci aiuta, poiché in questo periodo i consumi tendono a decrescere, quindi
non prevediamo un impatto immediato sui flussi", ha aggiunto l'Ad, avvertendo però che "questa è anche la stagione in cui bisogna cominciare a pensare all'anno successivo e
avviare l'accumulo di gas".
"Noi oggi siamo al
45% del livello di stoccaggio", ha precisato il manager, un
valore molto alto per la stagione e molto elevato se confrontato con la
media europea". Ed è un lavoro che è partito da lontano: "abbiamo cominciato per tempo a iniettare gas negli stoccaggi e quindi siamo ragionevolmente tranquilli".
I prossimi mesi saranno da monitorare. "Marzo e aprile saranno
mesi di transizione a seconda delle temperature, durante i quali si consumerà più o meno gas, ma comunque entro aprile dovremo
ricominciare a reiniettare lo stoccaggio. Ovviamente questo dipenderà dal
vantaggio sui prezzi che gli operatori avranno o meno in funzione dei prezzi. Avete notato che i prezzi hanno avuto una fiammata prevalentemente ieri, mentre oggi sono un po' in calo.
Monitoreremo le evoluzioni e stiamo fornendo
tutto il supporto al Governo per identificare le migliori soluzioni tecniche, commerciali e finanziarie per affrontare la situazione", ha affermato l'Ad.
Snam ha presentato oggi un
poderoso piano investimenti da 14 miliardi di euro al 2030 non solo per potenziare il
core business del gas ma anche per sviluppare i
nuovi vettori energetici, dalla cattura e sequestro del carbonio (CCS - Carbon Capture and Storage) all'idrogeno.
"Il piano che abbiamo presentato si basa sul
concetto di integrazione energetica, in cui il
gas rappresenta un
elemento fondamentale per supportare il
sistema energetico nel suo complesso", ha proseguito Scornajenchi.
In quest'ottica, Snam supera "l'idea di una
transizione energetica basata sulla competizione tra diverse fonti, in una modalità che se vogliamo è tipicamente italiana: rinnovabile contro fossile, gas contro elettricità. Le esperienze di questi ultimi mesi, quanto accaduto in Spagna o in Germania, e ciò che è avvenuto con il gas russo, dimostrano che le
eccessive dipendenze e le
polarizzazioni non funzionano. Non hanno funzionato in Spagna con l'eccesso di solare, né in Germania con troppe rinnovabili in determinate ore, né in Europa con troppo gas proveniente da un'unica fonte". Questa, ha sottolineato il manager, "è la migliore dimostrazione della
necessità di realizzare un'integrazione energetica".
Snam affronta l'integrazione con questo piano di investimenti da 14 miliardi, che serve a "
rinforzare le infrastrutture esistenti, a realizzare progetti importanti come la
metanizzazione della Sardegna e a rafforzare quella
diversificazione e resilienza che ci permetterà di
superare le varie crisi. Oggi viviamo una crisi che arriva dal Qatar, domani potremmo averne altre. Per questo motivo disponiamo di
dieci punti di ingresso per il gas, cinque via tubo e cinque via mare. La loro
alternatività e la loro
combinazione - ha sottolineato Scornajenchi - saranno gli elementi che ci
terranno al riparo da
situazioni pericolose nei prossimi anni".
Ma la visione di Snam va
oltre l'orizzonte del piano al 2030: il Gruppo immagina un futuro in cui i suoi
asset e la traiettoria degli
investimenti continueranno a
evolversi in linea con un mix energetico progressivamente diversificato, supportato da una
base regolata in costante espansione per sostenere una crescita a lungo termine. Coerentemente con l’evoluzione graduale della combinazione tra
gas naturale e
nuovi vettori energetici, la tecnologia diventerà sempre più centrale nel differenziare le business capabilities e nel rafforzare il posizionamento strategico dell'azienda.
Snam quindi prevede di continuare a investire. Per l'orizzonte
tra il 2031 e il 2035 "prevediamo lo
stesso ammontare di investimenti che abbiamo previsto tra il 2026 e il 2030, ovvero
altri 14 miliardi di euro", ha precisato il manager, aggiungendo che "progressivamente assisteremo a un
cambiamento nel mix energetico. Man mano che andremo avanti nel tempo vedremo
diversi tipi di gas e accoglieremo il
contributo di nuove molecole". Nel piano Snam ha infatti parlato anche di CCS e di idrogeno.
"Per la
CCS abbiamo previsto un
piano di investimento più ravvicinato rispetto al precedente piano, poiché dal punto di vista tecnico sta
evolvendo più rapidamente dell'idrogeno, ma nel
lungo termine prevediamo anche quest'ultimo", ha assicurato l'Ad.
"È importante sottolineare che si tratterà di uno
switch: le tempistiche potranno variare, ma la combinazione dei fattori non cambierà il risultato complessivo. In particolare,
investiremo in CCS e idrogeno se e soltanto se il quadro regolatorio sarà consono e che ci permetterà di investire con una redditività adeguata", ha concluso l'Ad Scornajenchi.