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Tra i giovani 1 su 4 è in ‘blocco’: presentato studio Fondazione Unhate su fragilità ragazzi

Cultura, Economia
Tra i giovani 1 su 4 è in ‘blocco’: presentato studio Fondazione Unhate su fragilità ragazzi
(Teleborsa) - In Italia ad oggi il 24% dei ragazzi risulta essere pieno di sfiducia e sotto pressione. A dirlo è lo studio ‘Fragile - mappae mundi di una nuova generazione’, presentato a Roma e realizzato dall’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso da Fondazione UnHate, realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e supportata da Edizione SpA, Mundys e Aeroporti di Roma.

“Con questo Osservatorio Permanente abbiamo voluto dotarci di uno strumento coerente con la missione di Fondazione Unhate: contrastare odio e violenza intervenendo sulle loro cause profonde e generando opportunità concrete per le giovani generazioni – ha sottolineato Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e della Fondazione UnHate – Una modalità di lavoro basata sui dati, pensata per offrire una fotografia puntuale della condizione in cui vivono, comprenderne necessità, disagi e bisogni reali, e mettere queste evidenze a disposizione di istituzioni, servizi educativi, imprese e territori. L’obiettivo è costruire contesti capaci di attivare il loro potenziale attraverso piani e progetti consapevoli, che rispondano in modo concreto alle loro esigenze”.


Dalla ricerca emerge come i giovani che vivono il mondo come spaventoso, si sentono sopraffatti e poco capaci di agire, faticano nelle relazioni, interiorizzano il disagio senza chiedere aiuto e provano forte stanchezza e inadeguatezza, pur riconoscendo il valore del supporto psicologico. Al contempo, tuttavia, il 17% dei giovani nel nostro Paese risultano essere ‘fiduciosi propositivi’: aperti e attivi, con un buon equilibrio emotivo e relazionale, poca ansia e nessun senso di inadeguatezza. Vedono il mondo come pieno di opportunità e affrontano la complessità senza timori.

La ricerca analizza come i giovani italiani tra i 13 e i 24 anni reagiscono a un contesto caratterizzato da opportunità e da una libertà senza precedenti. Questa ‘apertura’ estrema, legata maggiormente all’avere più accesso all’informazione, maggiore mobilità, orizzonti globali, possibilità culturali e di espressione, se non supportata da reti educative, si trasforma spesso in un fattore di pressione e spaesamento, in un vero e proprio “blocco”.

“Ogni generazione eredita un mondo e ha il compito di rigenerarlo, creando nuove forme di libertà, responsabilità e relazione - ha spiegato il Prof. Mauro Magatti, Presidente di Fondazione Poetica -nella cornice demografica attuale, riconoscere la differenza tra le generazioni apre lo spazio all'incontro tra sguardi, linguaggi e codici diversi. Questo laboratorio generazionale nasce dalla necessità di superare analisi frammentate e restituire una mappa dinamica che unisca dati quantitativi, sguardi qualitativi e, soprattutto, le voci dirette delle ragazze e dei ragazzi. Le fragilità giovanili – conclude - sono il risultato di una complessa relazione tra individui, contesti educativi, istituzioni e mondo sociale. La ricerca non si limita a descrivere il disagio, ma interroga i sistemi che contribuiscono a generarlo o a contrastarlo, con particolare attenzione al ruolo cruciale della scuola”.

Lo studio mappa i ragazzi in base alla loro capacità di aprirsi al mondo e di agire attivamente, e identifica complessivamente 4 profili generazionali: oltre ai Fiduciosi propositivi, gli unici a gestire con successo la complessità, e agli Sfiduciati sotto pressione, che percepiscono il mondo come spaventoso, tendendo al ritiro sociale e al blocco, vengono identificati anche: i Moderati in transizione (34%), il gruppo più vasto, caratterizzato da un equilibrio fragile e bisognosi di costante supporto per non scivolare nella crisi; e gli Irrequieti in bilico (25%). Questi ultimi, spinti dall'ansia da prestazione, oscillano tra grande attivismo e rischio di crollo per sovraccarico.

In questo contesto, i fattori discriminanti sono per tutti la disponibilità di risorse (“capitali”) culturali, relazionali ed economiche, mentre la scuola emerge come snodo decisivo nei percorsi di fragilità e attivazione. Molti giovani la vivono soprattutto come luogo di valutazione e pressione. Rafforzare la componente educativa e orientativa – soprattutto tra i 16 e i 20 anni – aiuta a dare senso alle esperienze e a costruire una visione più chiara del futuro. Un orientamento continuo, legato ad esperienze reali e al territorio, può sostenere scelte più consapevoli.

Quanto messo a fuoco dalla ricerca rientra nel solco del programma di azione che Fondazione UnHate si è posta dalla sua nascita un anno fa. Con l’obiettivo di rafforzare la capacità sistemica di accompagnare i giovani verso l’età adulta, l’Osservatorio di Fondazione UnHate propone quindi cinque linee di azione/intervento, non come programma chiuso ma come base di lavoro condivisa tra istituzioni, terzo settore, scuole, aziende e comunità educanti: Suggerisce di 1) ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza; 2) trasformare l’orientamento in un percorso continuo che aiuti a dare senso alle scelte; 3) gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative; 4) integrare il benessere psicologico nei contesti educativi con presìdi accessibili e non stigmatizzanti; 5) valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso spazi reali di partecipazione e corresponsabilità.


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