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Export, Unimpresa: nel 2025 +3,3%, verso Usa +7,2%. Made in Italy sterilizza dazi

Export, Unimpresa: nel 2025 +3,3%, verso Usa +7,2%. Made in Italy sterilizza dazi
(Teleborsa) - Nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono aumentate del 7,2% in valore, nonostante l'inasprimento dei dazi doganali introdotti dall'amministrazione americana nel corso dell'anno. Il dato assume particolare rilievo perché arriva in un contesto di maggiore incertezza commerciale e di barriere tariffarie più elevate, che avrebbero potuto comprimere la domanda di prodotti italiani. Gli Stati Uniti hanno rafforzato il proprio peso nel commercio estero italiano: la quota sul totale dell'export è salita dal 10,4% al 10,8%, confermando il mercato americano come secondo sbocco commerciale dopo la Germania. Considerando solo i mercati extra-area euro, la quota statunitense supera il 20%. Anche sul fronte dell'import si è registrata una forte espansione (+35,9%), segnale di un'intensificazione complessiva degli scambi bilaterali. È quanto sottolinea il Centro studi di Unimpresa, secondo cui la crescita dell'export verso gli Usa è stata trainata soprattutto dalla farmaceutica e dagli altri mezzi di trasporto (navi e aeromobili).

In particolare, le vendite di medicinali verso il mercato americano sono aumentate del 55,2% nel 2025, quarto anno consecutivo di crescita a doppia cifra. In marzo si è registrato un picco del +194% su base annua, verosimilmente legato a operazioni di "front-loading", con spedizioni anticipate prima dell'entrata in vigore dei nuovi dazi. Molto dinamiche anche le esportazioni di navi (+111%) e di aeromobili e componentistica (+290%), comparti caratterizzati da elevato valore unitario e da una domanda meno sensibile al ciclo. Va sottolineato che, al netto di farmaceutica e mezzi di trasporto pesanti, le esportazioni verso gli Stati Uniti avrebbero registrato una flessione (-1,9%, che diventa -5,9% escludendo anche gli altri mezzi di trasporto). "Ciò – spiega Unimpresa – evidenzia come le tensioni tariffarie abbiano comunque inciso su ampie aree del manifatturiero, tra cui automotive, agroalimentare e chimica, ma il made in Italy, complessivamente, ha sterilizzato i dazi introdotto dal governo americano". Nel complesso, tuttavia, la dinamica americana ha contribuito in modo significativo al recupero dell'export italiano totale, che nel 2025 è cresciuto del 3,3% in valore, dopo la contrazione dello 0,5% del 2024. Al netto dell'energia, l'aumento è stato del 3,7%. In termini reali, la crescita si è attestata allo 0,7%, interrompendo due anni consecutivi di cali dei volumi nell'ordine del -3%.

"Il 2025 – prosegue Unimpresa – segna dunque una ripresa delle vendite italiane all'estero e, soprattutto, dimostra che alcuni comparti ad alta specializzazione sono riusciti a espandersi anche in un contesto di dazi più elevati. La performance verso gli Stati Uniti, pur concentrata in pochi settori, rappresenta uno degli elementi più significativi del commercio estero italiano nell'ultimo anno".

"I dati sul commercio estero del 2025 – osserva il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora – confermano che il sistema produttivo italiano sa reagire anche in contesti complessi e caratterizzati da tensioni commerciali. L'aumento dell'export verso gli Stati Uniti, nonostante l'inasprimento dei dazi, dimostra la solidità di alcuni nostri comparti strategici, a partire dalla farmaceutica e dall'industria ad alta specializzazione. Il 2025 ci restituisce un segnale di competitività e di credibilità internazionale delle nostre imprese. La capacità di presidiare un mercato esigente come quello statunitense, in una fase di maggiore protezionismo, è la prova che il valore aggiunto, l'innovazione e la qualità restano le leve decisive per affermarsi. La ripresa delle esportazioni contribuisce a rafforzare l'equilibrio dei conti con l'estero e a sostenere la crescita economica complessiva. Ora occorre consolidare questi risultati con politiche industriali mirate, sostegno agli investimenti e un contesto normativo stabile, affinché la spinta dell'export si traduca in maggiore occupazione e sviluppo diffuso sul territorio. Le nostre imprese hanno dimostrato di saper competere anche in presenza di barriere tariffarie più elevate. Sta ora alle istituzioni accompagnare questo sforzo con scelte coerenti e lungimiranti, rafforzando la presenza italiana nei mercati strategici e sostenendo l'internazionalizzazione delle piccole e medie imprese".

Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato dati Istat sul commercio di merci, nel 2025 le vendite italiane all'estero sono aumentate del 3,3% in termini di valore, invertendo la rotta rispetto alla flessione dello 0,5% registrata nell'anno precedente. La ripresa risulta ancora più pronunciata se si esclude la componente energetica, con un incremento del 3,7%. Anche sul fronte delle importazioni si osserva un'inversione di tendenza: la variazione è stata pari a +3,1%, contro il -3% del 2024, nonostante una significativa riduzione degli acquisti di prodotti energetici dall'estero, pari a -12,6%. Occorre tuttavia tenere conto che le statistiche sul commercio internazionale riflettono anche le oscillazioni dei prezzi medi unitari. In termini reali, ovvero di volumi scambiati, la crescita dell'export nel 2025 si è fermata a un più contenuto 0,7%, a fronte di un incremento dei valori medi unitari del 2,6%. Si tratta comunque – rileva Unimpresa – di un risultato rilevante, in quanto interrompe due anni consecutivi di contrazioni nell'ordine del -3%. Nel dettaglio, si sono registrate diminuzioni delle esportazioni reali sia nei beni di consumo durevoli (-10,8%) sia nei beni strumentali (-1,8%).

Per quanto riguarda le importazioni in volume, gli acquisti dall'estero sono saliti del 2%, con i prezzi in aumento dell'1,1%; fa eccezione il comparto energetico, dove il calo dei prezzi ha accentuato la riduzione degli acquisti di prodotti energetici in valore, scesi del 6,9%. Il saldo della bilancia commerciale ha segnato un miglioramento, portandosi a 50,7 miliardi di euro nel 2025 dai 48,3 miliardi del 2024. Il principale fattore alla base di questo risultato è stata la riduzione del disavanzo energetico, sceso a -46,9 miliardi dai -54,3 miliardi dell'anno precedente. In senso contrario, il surplus al netto della componente energetica ha subito un ridimensionamento, passando da 102,6 a 97,7 miliardi. Sul fronte degli scambi con i partner dell'area euro, il deficit è rimasto sostanzialmente stabile (-9,9 miliardi rispetto ai -10 miliardi del 2024), per effetto di dinamiche differenziate: il surplus nei confronti della Francia si è mantenuto invariato a +17,6 miliardi, il deficit verso la Germania si è leggermente ampliato da -12,7 a -13,4 miliardi, mentre l'avanzo con la Spagna è cresciuto in misura rilevante, passando da 0,6 a 5,1 miliardi. Guardando ai partner extraeuropei, si è ridotto il surplus con gli Stati Uniti, da 38,9 a 34,2 miliardi, e con la Turchia, da 5,8 a 1,3 miliardi. In miglioramento invece i saldi con la Svizzera, salito da 14,4 a 19,7 miliardi, e con il Giappone, cresciuto da 3,8 a 4,4 miliardi. Si è ulteriormente aggravato il disavanzo con la Cina, che ha raggiunto un nuovo record storico a -46,3 miliardi, dai -36,7 miliardi del 2024.

Nel corso del 2025, il peso degli scambi con gli Stati Uniti sul totale del commercio estero italiano è aumentato di quasi un punto percentuale: la quota combinata di importazioni ed esportazioni con il mercato nordamericano è passata dal 7,6% all'8,5%, avvicinandosi al 9,1% della Francia. Questa evoluzione è il risultato sia di una crescita dell'export del 7,2% — dopo il calo del 3,3% dell'anno precedente — sia, in misura ancora più marcata, di un balzo delle importazioni del 35,9%, record dal 57,6% toccato nel 2022 e quinto anno consecutivo di espansione. A fine 2025, gli Stati Uniti pesavano per il 10,6% sull'export italiano complessivo (percentuale che supera il 20% considerando le sole destinazioni extra-area euro) e per il 6% sull'import (quasi il 14% per i mercati al di fuori dell'Unione Europea). La quota statunitense sull'export totale è salita al 10,8% dal 10,4% dell'anno precedente, posizionandosi al secondo posto tra i mercati di sbocco, subito dopo la Germania, la cui quota è invece calata dall'11,4% all'11,2%. In sintesi, nel 2025 gli Stati Uniti si sono confermati tra i principali motori sia della crescita dell'export sia di quella dell'import italiano.

Dal punto di vista settoriale, la dinamica positiva dell'export è riconducibile a un numero ristretto di comparti manifatturieri. I principali traini sono stati la farmaceutica — che rappresenta da sola oltre il 10% delle esportazioni italiane — e gli altri mezzi di trasporto, in particolare navi e velivoli. Escludendo questi due settori, la crescita dell'export italiano nel 2025 sarebbe stata di fatto nulla. Negli altri comparti con segno positivo, come l'agro-alimentare, i progressi si sono rivelati decisamente più modesti. Continuano invece a mostrare debolezza i settori già in difficoltà negli anni scorsi, tra cui l'automotive, la filiera tessile e la chimica. La flessione del valore delle esportazioni di oli minerali è da attribuire principalmente alla discesa dei prezzi e non a una contrazione della domanda: i volumi esportati di energia sono cresciuti del 2,1%, mentre il valore ha ceduto il 9,7%. L'incidenza dei prodotti minerali rimane comunque contenuta: al netto di farmaceutica, mezzi di trasporto pesanti ed energia, la variazione dell'export nominale sarebbe passata appena da -0,4% a +0,5%.

Il settore farmaceutico, il più brillante tra tutti, ha beneficiato in misura significativa della domanda proveniente dagli Stati Uniti e dagli altri paesi dell'Unione Europea, che insieme hanno generato circa l'80% della crescita dell'export farmaceutico nel 2025. In particolare, circa la metà dell'incremento del settore è spiegata dalla domanda intraeuropea, con Francia e Spagna a fare da traino, nonostante i cali registrati verso Germania e Paesi Bassi. Sul versante extraeuropeo, la componente più dinamica è stata rappresentata dalla domanda americana. Anche gli altri mezzi di trasporto hanno messo a segno una crescita dell'export vicina al 30%, con un apporto rilevante derivante dagli acquisti di navi da parte degli Stati Uniti.

Sul fronte dell'import, il principale impulso è arrivato dagli acquisti provenienti dagli Stati Uniti e dalla Cina, composti in prevalenza da prodotti chimici. Rilevanti anche le importazioni di beni agro-alimentari, farmaceutici e macchinari dai paesi dell'Unione Europea. Più limitato invece il contributo proveniente dal resto del mondo, con un calo degno di nota riguardante le importazioni di prodotti energetici dai paesi dell'OPEC e dalla Russia, influenzato anche dalla riduzione dei prezzi.

A prima vista, la performance dell'export italiano verso gli Stati Uniti nel 2025 potrebbe apparire sorprendente, soprattutto alla luce dell'inasprimento dei dazi doganali introdotto dall'amministrazione statunitense nel corso dell'anno. A livello settoriale, le esportazioni verso gli USA sono state sostenute principalmente dalla farmaceutica e dai mezzi di trasporto pesanti, tra cui aerei e navi. L'impennata delle esportazioni di questi ultimi non stupisce: si tratta di beni ad alto valore aggiunto, caratterizzati da una domanda tipicamente volatile, da lunghi cicli produttivi e da scarsa dipendenza dalle fluttuazioni cicliche. Nel 2025, le esportazioni di navi sono aumentate di oltre il 111% e quelle di aeromobili e relativa componentistica di quasi il 290%, dopo che nel 2024 si erano registrati cali rispettivamente del 62% e del 6%.

Diversa è la lettura della dinamica farmaceutica. Le esportazioni italiane di medicinali verso gli Stati Uniti crescono a doppia cifra da quattro anni consecutivi, con un'accelerazione progressiva: dall'11,2% del 2023 si è passati al 28,7% del 2024, fino al 55,2% del 2025. Questo andamento, oltre a confermare la solidità competitiva del settore farmaceutico italiano e la sua profonda integrazione con il mercato americano — circa il 20% dell'export farmaceutico italiano è destinato agli USA, quota che sale a oltre il 40% considerando le sole vendite extra-europee — riflette probabilmente anche il fenomeno del cosiddetto "front-loading": nel tentativo di anticipare l'entrata in vigore dei nuovi dazi annunciati per aprile, molte imprese avrebbero accelerato le consegne nei mesi precedenti. Non è un caso, in questo senso, che a marzo 2025 l'export farmaceutico italiano verso gli USA abbia registrato un'impennata del 194% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Un meccanismo analogo si era già verificato in occasione di precedenti annunci di innalzamento delle barriere commerciali.

Al netto del comparto farmaceutico, nel 2025 le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno registrato una contrazione dell'1,9%, che diventa del 5,9% escludendo anche il settore degli altri mezzi di trasporto. Questo dato evidenzia come i flussi commerciali siano stati comunque penalizzati dall'incertezza e dall'aumento delle barriere tariffarie che hanno caratterizzato l'intero anno. Tra i comparti più colpiti si segnalano l'automotive, in forte flessione per il secondo anno di fila, l'agro-alimentare e la chimica.

Sul versante opposto, è stato proprio il settore chimico a guidare la crescita dell'import italiano di beni statunitensi, accentuando una tendenza già avviata dal 2023. Si tratta in prevalenza di prodotti della chimica organica impiegati come principi attivi nell'industria farmaceutica. È plausibile, dunque, che l'espansione della produzione farmaceutica abbia trainato un aumento degli acquisti di input produttivi di origine americana, con un contestuale incremento dei prezzi. Anche le materie prime metalliche e i prodotti energetici hanno fornito un contributo positivo di rilievo. In particolare, gli acquisti di gas naturale hanno registrato un balzo di quasi il 240% su base annua nel mese di giugno 2025. Non si può altresì escludere che, in previsione di eventuali misure ritorsive da parte dell'Unione Europea, molte imprese italiane abbiano anticipato l'acquisto di beni intermedi statunitensi per costituire scorte. In senso contrario, si sono ridotte le importazioni di beni agro-alimentari, di abbigliamento e di mezzi di trasporto di origine americana, un segnale che potrebbe indicare una minore propensione delle famiglie italiane all'acquisto di prodotti statunitensi.

"Complessivamente, nonostante il forte incremento dell'export, il saldo commerciale con gli Stati Uniti – conclude Unimpresa – si è ridotto per il secondo anno consecutivo: il miglioramento del surplus nei prodotti farmaceutici e negli altri mezzi di trasporto è stato più che compensato dal peggioramento del deficit nei comparti chimico e dei prodotti minerali. Anche escludendo la componente energetica, il surplus risulterebbe comunque in calo, a causa della minore domanda relativa negli altri settori manifatturieri, tra cui l'automotive, i macchinari e la restante industria".


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