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Mercoledì 21 Novembre 2018, ore 02.25
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Italo agli Americani, mentre i nostri Fondi dormono

Altro che andare in Borsa, Padoan e Calenda hanno sbagliato indirizzo

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Per favore, non facciamo del moralismo straccione, né del nazionalismo d'accatto. Nel caso di Italo, la verità è che un Fondo di investimento americano ha capito che ci sono serie potenzialità di sviluppo, soprattutto a livello europeo, ed ha messo i soldi sul piatto. Tanti, per di più.

I tanti Fondi di investimento italiani, che raccolgono enormi quantità di risparmio dei nostri concittadini, sono rimasti alla finestra: non hanno né voglia, né capacità di gestire una operazione che richiede investimenti consistenti ed una presenza stabile. Il Fondo americano che ha comprato Italo fa industria, mentre i Fondi italiani fanno finanza allo spiccio, trading.

Questa è la verità, e va detta chiaramente. In Italia i capitali ci sono, ma non vengono impiegati per far crescere le nostre imprese.

Quello che dovevano fare, Montezemolo & Soci, nel lanciare Italo, l'hanno fatto e pure bene. Hanno messo su un'azienda partendo da zero, hanno aperto la concorrenza nel trasporto ferroviario ad alta velocità, ed ora hanno venduto ad un Fondo di investimento americano.

La alternativa della quotazione in Borsa, auspicata con un insolito comunicato stampa congiunto dal Ministro dell'economia Pier Carlo Padoan e da quello dello sviluppo economico Carlo Calenda, era oggettivamente sbagliata, oltre che assai meno profittevole per i soci che hanno incassato nel complesso circa due miliardi di euro.

La Borsa è un mercato, in cui c'è liquidità sufficiente per garantire la compravendita dei titoli. Chi si quota, con un IPO, in genere lo fa per rientrare in una parte dell'investimento iniziale effettuato, garantendo un flottante idoneo ai nuovi soci. Italo invece ha bisogno di finanza nuova per crescere, di investimenti consistenti: un IPO sarebbe servito a poco e niente.

Nel caso di una quotazione di Italo, la Borsa avrebbe pagato il valore attuale dell'impresa, ma niente di più. Sarebbe stato un piccolo passo, che non avrebbe aiutato lo sviluppo della impresa.

Il Fondo americano che ha comprato Italo ha invece una struttura finanziaria ed una visione industriale a medio e lungo termine del trasporto passeggeri: ha comprato un asset prezioso, perché potrà operare liberamente in tutta Europa. Ha comprato in una prospettiva di sviluppo, di crescita, che avrà bisogno di altro capitale.

I Fondi italiani non sono gestiti così.

Gli imprenditori italiani non hanno risorse a sufficienza per fare tutto da soli, si appoggiano alle banche per iniziare, e poi vendono appena l'impresa dimostra di avere prospettive solide. Incassano appena possono: tanti soldi, benedetti e subito.

Padoan e Calenda avrebbero fatto meglio a dare una sveglia pubblica ai tanti finanzieri italiani che gestiscono centinaia di miliardi dei nostri risparmiatori. Avrebbero fatto una miglior figura e probabilmente avrebbero tenuto in mani italiane una impresa che ha sicure potenzialità. Perché la cessione ad un Fondo di investimento tutela meglio il futuro dell'impresa.

Altro che andare in Borsa, Padoan e Calenda hanno sbagliato indirizzo.

Italo agli Americani, mentre i nostri Fondi dormono.

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