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Venerdì 6 Dicembre 2019, ore 06.32
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Mangiano il Panettone

Evitare la crisi, puntare alle europee

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Bisogna evitare a tutti i costi che sia l'Italia a strappare la tela sdrucita della Storia, accusata di provocare con il suo comportamento una nuova crisi globale.

Con tanti focolai di crisi in atto, sarebbe stato da sciocchi fare muro, e rischiare la caduta del governo sotto la pressione dei mercati prima, o poi con una procedura europea di infrazione per deficit eccessivo.

La politica è l'arte del possibile.

Quando si parte avendo contro tutto il sistema di potere radicatosi nella Seconda Repubblica, l'establishment finanziario ed il sistema dei media, bisogna acquistare tempo.

Lo scontro muscolare, la rissa mediatica è l'obiettivo di coloro che, non avendo né voti in Parlamento né consenso nell'opinione pubblica, devono provocare, insultare, alzare la posta ogni giorno che passa, per dimostrare che le promesse elettorali e gli impegni del governo sono solo fanfaronate.

Sulla manovra di bilancio, strutturalmente espansiva e non solo anticiclica, si sono scatenati tutti: il reddito e la pensione di cittadinanza sono stati considerati una ennesima forma di assistenzialismo, mentre la riforma della legge Fornero scarica sulle future generazioni un peso ulteriore.

A ben riflettere, è vero il contrario: se non c'è turn-over di personale nelle aziende, non c'è possibilità di dare impiego ai più giovani. Servono competenze nuove, energie fresche. Sul reddito di cittadinanza, non importa il numero delle persone a cui verrà erogato, ma il fatto che pone un reddito minimo vitale di sussistenza.

L'Italia, poi, è uno dei pochi Paesi al mondo a non avere un salario minimo di riferimento, come esiste in Germania, Spagna e Francia. Con buona pace dei sindacati, confederali ed autonomi: a loro interessa contrattare, stare seduti ai tavoli con le controparti: un salario unico minimo toglierebbe loro una poltrona negoziale.

L'annuncio iniziale di un deficit al 2,4% per il 2019 è stato accolto a colpi di spread e note negative sul rating: per tre volte si è tentato di abbattere il governo con la pressione sui mercati, ma ogni volta il livello raggiunto era inferiore al picco precedente.
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