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Mercoledì 26 Giugno 2019, ore 20.17
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Basta piangere sul latte versato

Perché pagano solo i pastori?

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

La rabbia dei pastori sardi è arrivata alle stelle: sono troppo pochi 60 centesimi al litro per il latte delle loro pecore. Rispetto ad un euro che incassavano due anni fa, ed agli 85 centesimi della passata stagione, proprio non ci si sta dentro con le spese.

Hanno cominciato a versare il latte per le strade, attirando finalmente l'attenzione dei media, del Governo, dell'Antitrust.

A leggere che cosa è successo, tutto sembra chiaro: c'è stata una sovrapproduzione di formaggio pecorino che ha causato una flessione dei prezzi al consumo. I produttori hanno venduto sottocosto per smaltire le giacenze, ed ora cercano di rifarsi riducendo il prezzo a cui acquistano dai pastori la materia prima, il latte di pecora.

La questione dei prezzi in agricoltura e nell'allevamento è delicata, perché la disponibilità del prodotto dipende da molti fattori, primo tra tutti il tempo atmosferico: basta una gelata per perdere la produzione di un anno intero, ed i prezzi vanno alle stelle. Con la frutta e gli ortaggi, è tipico. Trattandosi di prodotti altamente deperibili, è impossibile stoccarli per moderare i picchi positivi e negativi.

Nel caso del latte di pecora, destinato prevalentemente alla produzione del formaggio pecorino romano, ci sono tre aspetti da valutare:
  1. Il comportamento dei produttori, caseifici e consorzio di produzione e tutela del formaggio, magari hanno fatto cartello offrendo un prezzo più basso a quello di produzione, in violazione della legge. In pratica, hanno cercato di ribaltare solo sui pastori il minor prezzo spuntato sul mercato. In pratica, si penalizza illegittimamente il contraente debole, il pastore. E' una questione su cui l'Antitrust ha aperto una istruttoria, ma solo dopo il clamore mediatico.
  2. C'è un tema di pianificazione della produzione, con un sistema di quote attribuite ai singoli caseifici consorziati e di multe che vengono irrogate per eccesso di produzione. Anche qui, le cose non girano per il verso giusto: conviene sforare, e pagare una piccola multa, perché così ci si precostituisce una base di partenza più alta nell'ambito della successiva attribuzione delle quote, che avviene su base triennale. In pratica, per avere più quote, bisogna strattonare le regole. Una sanzione più elevata potrebbe essere un rimedio efficace, perché un eccesso di produzione provoca un crollo dei prezzi che destabilizza il settore, come accade in questi giorni.
  3. Il latte fresco deve essere lavorato subito, conferendolo ai caseifici. Anche il pecorino romano non può essere stagionato per due o anche tre anni come avviene per il parmigiano che così diventa ancora più pregiato e costoso.

Serve una soluzione stabile, di mercato.

Per assorbire tempestivamente le eccedenze di latte di pecora, rispetto alla capienza del mercato del formaggio pecorino, basta farne burro. Ha un prezzo molto elevato, si conserva a lungo, ha un mercato enorme, ed è di semplice realizzazione.

Perché pagano solo i pastori?

Basta piangere sul latte versato.
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