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I lavori che nessuno vuole fare. Il paradosso italiano

Welfare ·
(Teleborsa) - Se è vero che nei primi 9 mesi del 2011 ci sono stati tra i giovani 80 mila posti di lavoro in meno, sempre nel 2011 sono stati 45.250 i posti di lavoro per i giovani che le imprese hanno dichiarato di non essere riuscite a reperire sul mercato del lavoro, vuoi per il ridotto numero di candidati che hanno risposto alle inserzioni (pari a circa il 47,6% del totale), vuoi per l’impreparazione di chi si è presentato al colloquio di lavoro (pari al 52,4%). Purtroppo è il paradosso che sta vivendo il nostro mercato del lavoro – sostengono dalla CGIA – che ha effettuato una elaborazione su dati Excelsior-Ministero del Lavoro.



A livello professionale, le figure più difficili da rinvenire sono state quelle dei commessi, camerieri, parrucchieri ed estetiste. Carenti anche figure quali i meccanici auto, gli idraulici ed i baristi.

La CGIA ha dunque definito "paradossale" la situazione che caratterizza il mercato del lavoro in Italia, in una fase economica in cui la disoccupazione giovanile ha toccato negli ultimi mesi il punto più alto. Si tratta perlopiù di professioni per le quali è richiesta una grossa preparazione alla manualità.

Come colmare questi vuoti occupazionali? "Difficile trovare una soluzione – sottolinea il Presidente della CGIA Bortolussi - che in tempi ragionevoli sia in grado di colmare un vuoto culturale che dura da più di 30 anni. Innanzitutto bisogna rivalutare, da un punto di vista sociale, il lavoro manuale e le attività imprenditoriali che offrono queste opportunità.

Sarebbe forse opportuno avvicinare la formazione scolastica al mondo del lavoro. "Attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni e, soprattutto, con il nuovo Testo unico sull’apprendistato approvato nell’ottobre scorso – conclude Bortolussi - qualche passo importante è stato fatto. Ma non basta. Bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo di perdere".
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