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Lunedì 20 Novembre 2017, ore 04.50
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Lavoro: stessi occupati dal 2008, ma le ore lavorate scendono di 1,1 miliardi

Lo rivela la CGIA di Mestre che spiega come a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate. Rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale

Economia ·
(Teleborsa) - Sebbene l'ultima rilevazione dell'Istat abbia messo in evidenza che gli occupati a luglio di quest'anno, pari a poco più di 23 milioni di unità sono tornati allo stesso livello del 2008, il monte ore lavorate, invece, è diminuito di oltre 1,1 miliardi (-5%). E' quanto rileva l'Ufficio studi della CGIA di Mestre. L' Associazione Artigiani Piccole Imprese ha rivelato che nei primi 6 mesi del 2008, infatti, i lavoratori italiani erano stati in fabbrica o in ufficio per un totale di 22,8 miliardi di ore mentre nei primi 2 trimestri di quest'anno lo stock è sceso a 21,7. In buona sostanza, se a parità di occupati sono diminuite le ore lavorate, rispetto al 2008 i lavoratori a tempo pieno sono scesi e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale (contratti a termine, part time involontario, lavoro intermittente, somministrazione, etc.).

Difatti, se nel 2008 i dipendenti full time erano l'86% del totale, 8 anni dopo si sono abbassati all'81%. Quelli a tempo parziale, invece, sono saliti dal 14 al 19 per cento del totale. Con una produttività' del lavoro che ha subito una contrazione molto importante sia nei servizi (-3,1%) sia nelle costruzioni (-7,1%) - settori, questi ultimi, che danno lavoro al 79% del totale dei dipendenti presenti nel Paese - anche la retribuzione media per occupato ha registrato una forte contrazione: tra il 2008 e il 2016 è diminuita, al netto dell'inflazione, del 3,4%.

Nonostante abbiamo recuperato gli occupati che avevamo prima della crisi – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo
Zabeo – ciò è avvenuto a scapito della qualità dei nuovi posti di lavoro e della diminuzione della produttività nei settori più importanti che hanno trascinato verso il basso anche i livelli retributivi pro capite".


Oltre a ciò, ricordano dalla CGIA, rispetto alla situazione pre-crisi l’Italia deve recuperare tra i principali indicatori economici 3 punti
percentuali di consumi delle famiglie, 5,8 punti di PIL, 7 punti di reddito disponibile delle famiglie e ben 24,4 punti di investimenti.
"Speriamo – conclude il Segretario della CGIA Renato Mason - che con la legge di Bilancio 2018 le risorse a disposizione vengano utilizzate per ridurre le tasse, in particolar modo attraverso il taglio dell’Irpef. Solo così possiamo sperare di rilanciare con vigore i consumi interni che, ricordo, costituiscono la componente più importante del nostro PIL".
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