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BCE, Draghi: la decisione sul TLTRO è stata presa all'unanimità

"Fattori esteri stanno creando incertezza sulla crescita economica", osserva il governatore della BCE

Economia, Finanza ·
(Teleborsa) - Mario Draghi ha spiegato nel dettaglio la politica monetaria decisa oggi, 7 marzo 2019, dal Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, che in estrema sintesi vede l'accomodamento monetario allungarsi nel tempo.



"Sulla base dell'analisi economica e monetaria abbiamo fatto valutazioni nelle previsioni d'inflazione e considerato gli ultimi dati dell'Area Euro e abbiamo deciso di mantenere i tassi invariati fino alla fine del 2019 (ndr, fino alla fine dell'estate 2019 nell'indicazione precedente) e in ogni caso per tutto il periodo necessario per raggiungere l'obiettivo d'inflazione del 2% nel medio termine", ha premesso il numero uno dell'Eurotower per poi iniziare a parlare dell'inatteso TLTRO, ossia di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine.

"Abbiamo deciso di lanciare una nuova serie di TLTRO, la terza, che inizierà a settembre e finirà a marzo 2021, della durata di due anni, per aiutare a mantenere le condizioni dei prestiti". "La decisione è stata presa all'unanimità", specifica Draghi sottolineando quanto ciò dimostri coesione all'interno del Consiglio.

"Fattori esteri stanno creando incertezza sulla crescita economica", osserva il governatore della BCE. La crescita è più debole del previsto, i dati recenti continuano ad essere deboli specie nel manifatturiero e dunque le previsioni sono state riviste al ribasso a causa dell'incertezza creata soprattutto da fattori esterni che sono ancora lì, come protezionismo, Brexit e vulnerabilità dei mercati asiatici. "Uno di questi è certamente l'Italia", ha aggiunto Draghi citando anche il settore automobilistico tedesco.

L'inflazione sottostante resta ancora limitata e contenuta ma il Board è pronto ad aggiustare tutti gli strumenti per farla convergere verso il target del 2% del Consiglio. Le stime sull'inflazione dell'Eurozona per il 2019 si portano all'1,2% dall'1,6% mentre quelle sul PIL all'1,1% dal +1,7%, dopo il +0,2% del 2018.


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