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Sabato 20 Luglio 2019, ore 12.08
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Boccia: "Tav, prima si fa meglio è"

Per il presidente di Confindustria la Torino-Lione è un'opera simbolo ma non è l'unica :"Sblocca cantieri sia piano shock"

Economia ·
(Teleborsa) -

"La Tav prima si fa meglio è". A dirlo è Vincenzo Boccia a margine della presentazione del secondo rapporto "Welfare for People" di Ubi Banca e ADAPT a Milano.

Secondo il presidente di Confindustria, la Torino-Lione è "un'opera singola" che deve essere "sostenuta dalla rete infrastrutturale del Paese. Prima la sbloccano meglio è, anche per evitare ansie e recuperare credibilità dai partner europei", ribadisce.

La Tav non è la sola opera su cui puntare. "Chiediamo l'attenzione del governo sullo sblocca-cantieri che speriamo sia un piano shock e non un elemento marginale della politica economica italiana", spiega. Lo sblocca cantieri è anche fondamentale per la creazione di lavoro, tema centrale per il Paese. "Per creare lavoro occorre la crescita e la riduzione del debito e occorre quanto prima affrontare queste priorità".

In generale, "occorre una politica per la crescita ed è evidente che su questo abbiamo tre necessità: compensare il rallentamento economico rispetto alle dichiarazioni del governo che aveva previsto una manovra con l'1% di crescita che non abbiamo, la capacità di reazione del Paese e prepararsi alla manovra dell'anno prossimo che non sarà una manovra facile. Su questo occorre costruire bene le premesse".

Non solo Tav. Le preoccupazioni di Confindustria riguardano anche la possibilità di non riuscire a evitare l'innalzamento dell'IVA. "Parliamo di oltre 20 miliardi di euro", ricorda Boccia. "La mancata crescita e le clausole di salvaguardia sono elementi rilevanti in vista della prossima finanziaria"

Il primo passo per Confindustria è " compensare il rallentamento tramite la capacità di reazione del Paese, poi il governo dibatta su come farlo ripartire".

"La questione economica non sembra rientrare nelle sensibilità della politica italiana", ammette il presidente di Confindustria. "Diamo atto che si sta parlando di sblocca cantieri e competitività, ma speriamo che siano piani rilevanti. Basterebbe questo anche per evitare una manovra bis che non possiamo escludere".

Altro tema caldo è quello della Via della Seta, ancor più dopo la firma dell'accordo Cina-Francia per la realizzazione di 300 Airbus dal valore di 30 miliardi di euro. "Non conviene andare in ordine sparso di fronte a colossi del calibro di Cina e Stati Uniti. Così è legittimo per ogni Paese fare i propri interessi nazionali", dichiara Boccia. "Il bilateralismo per noi deve essere tra Europa e resto del mondo e non tra Paesi europei: così corriamo il rischio di fare singoli affari ma senza la visione organica della sfida che abbiamo di fronte".

Per Confindustria è fondamentale che la Via della Seta sia a doppio senso. "Non è tanto uno schiaffo al governo: se si va come singoli Paesi, ognuno farà singoli accordi", ribadisce. "Il nostro accordo prevede potenzialità incredibili. Siamo partiti un po' tardi ma l'idea è di creare dei giganti europei".

Boccia ribadisce per questo la necessità di "dividere il Paese dai singoli partiti" che hanno differenze profonde tra loro. "Da una parte c'è il partito di Macron, dall'altra 5 Stelle e Lega, ma questo non significa che la diplomazia economica non debba costruire qualcosa nell'interesse dell'Italia e della Francia".

"Non entriamo nel merito di queste alleanze", dice in merito a voci di stampa su un possibile interesse di una compagnia cinese per Alitalia. Per noi è importate che la compagnia sia virtuosa e che non siamo i contribuenti italiani a pagarne le perdite". Ciò che più conta, continua Boccia, è che "'Italia ha bisogno di porti e aeroporti" e di "infrastrutture che siano all'altezza del mercato globale".

Il welfare può infine diventare la chiave per l'abbassamento del cuneo fiscale specie per l'economia italiana, fatta per lo più di PMI. "Dobbiamo lavorare sul welfare e sullo scambio salario-produttività. I dati ci dicono che stiamo arretrando sulla produttività rispetto alla Germania, anche se c'è una produttività industriale che va avanti e quella del Paese che va indietro. Dobbiamo recuperare competitività perché i sistemi Paese sono in concorrenza tra di loro", conclude.

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