Martedì 24 Novembre 2020, ore 13.27
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Indagine CRIF: "Confidi maggiori italiani scommettono sul Fintech"

Il 77% ha attivato almeno due progetti nell’ultimo biennio, l’84,6% ne programma almeno uno nel prossimo futuro

Economia, Finanza, PMI ·
(Teleborsa) - Nel corso dell'ultimo biennio il posizionamento in ambito Fintech dei Confidi maggiori è risultato particolarmente sentito a livello strategico, in un contesto di forti cambiamenti sia delle tecnologie sia del business principale all'interno del comparto, che spinge sempre più i player verso una diversificazione delle attività. È quanto emerge dall'indagine svolta da Crif in collaborazione con il prof. Lorenzo Gai dell'Università degli Studi di Firenze su un campione rappresentativo di Confidi maggiori che complessivamente detiene uno stock pari a circa 4,8 miliardi di euro di garanzie alle Pmi domestiche.



Obiettivo dello studio è stato quello di verificare se i Confidi abbiano o meno percezione e consapevolezza dell'innovazione e delle nuove tecnologie in ambito finanziario come elementi in grado di incidere concretamente sul loro business attuale e prospettico e di comprendere e valutare come tale variabile sia stata affrontata e gestita internamente dai Confidi, nel rapporto con i propri clienti e con le banche. Tra le principali evidenze emerse dall'indagine è risultato che il 77% dei Confidi maggiori in Italia che hanno partecipato alla survey – fa sapere Crif – ha avviato almeno due progetti in ambito Fintech, mentre solamente il 7,7% non si è ancora attivato. Inoltre, sebbene lo stato di avanzamento di tali attività sia diversificato, una buona parte di esse risulta essere completata o in stato avanzato di completamento. Alla luce di questo, solo il 15,4% dei Confidi non prevede di avviare nuovi progetti Fintech nel prossimo futuro, mentre il restante 84,6% ha in programma di attivarne almeno uno.

I progetti Fintech dei Confidi maggiori – rileva l'indagine – riguardano il business prevalente o direttamente ricollegabile ad esso, tra cui la gestione delle garanzie, la consulenza, il credito diretto e la valutazione del rischio. Quasi il 20% delle attività riguarda, tuttavia, ambiti nuovi e ad alto contenuto innovativo, come crowdfunding, social lending, sistemi di pagamento e minibond. Inoltre, il 78% dei progetti avviati dai Confidi si rivolgono alle imprese clienti, mentre il 22% è dedicato alla relazione con le banche. Non risultano invece attivi progetti dedicati alla Pubblica Amministrazione. A livello tecnologico prevalgono attività che puntano a digitalizzare il legame con tali segmenti attraverso la firma digitale (28,2% del totale), il cloud e l’API (entrambi al 20,5%).

"I risultati di questa ricerca – ha commentato Vito Antonio Furio, director di Crif – confermano che anche per i Confidi, così come per tutti gli operatori finanziari, il percorso verso un nuovo approccio al cliente è ormai tracciato e che innovazione e nuove tecnologie sono destinate a giocare un ruolo sempre più cruciale. Del resto, in uno scenario in cui gli investimenti nello sviluppo e implementazione di soluzioni Fintech hanno abbondantemente superato i 100 miliardi di dollari, è normale che anche i Confidi siano focalizzati su nuove soluzioni in grado di migliorare concretamente i processi verso i propri clienti finali così come verso le aziende di credito".



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