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Recovery Fund sarà inviato oggi al Premier Conte

Il rischio crisi aleggia sul governo che è già in ritardo sulla tabella di marcia

Economia ·
(Teleborsa) - Il Ministero dell'Economia consegnerà oggi al Premier Conte il Recovery Plan dopo una notte di lavoro per mettere a punto un modello del Piano di Ripresa e Resilienza che venga incontro alle varie esigenze espresse nell'ambito della maggioranza. Ma comporre i vari interessi non è certo facile, specie quando all'interno aleggia aria di crisi, con Matteo Renzi pronto a ribaltare il Conte Bis.



Nel Recovery crescono le risorse per la Sanità, che vengono raddoppiate a 18 miliardi dai 9 inizialmente previsti. "Sulla Sanità credo che la dotazione di risorse crescerà, e' giusto che sia cosi", aveva anticipato ieri sera il viceministro all'Economia Antonio Misiani a Sky TG24 Economia, aggiungendo che "un Paese che è ancora in piena emergenza pandemica deve ripensare il proprio sistema sanitario e rafforzare la rete territoriale".

Gli altri capitoli di spesa consistenti sono per le infrastrutture sociali, l'istruzione e la cultura, che si vedono aumentare i fondi a disposizione. Saranno poi privilegiati tutti i progetto a favore del lavoro, delle donne e dei giovani e del Sud.

Fra i punti critici resta il possibile ricorso al MES, fortemente osteggiato dal M5S, anche con l'ultima proposta di inserire nel Recovery un mini-MES da 12 miliardi. E se Matteo Renzi preme per il suo utilizzo, Conte avrebbe di nuovo accantonato l'idea per non creare fratture con l'ala pentastellata.

Il tempo corre e si profila un ritardo clamoroso per l'Italia che deve presentare il proprio Piano a Bruxelles entro il mese di aprile, con una crisi alle porte e pochissima chiarezza sui due punti chiave: la governance e la ripartizione delle risorse. Quest'ultima riguarda sia i 209 miliardi complessivi assegnati all'Italia per i vari progetti e soprattutto i 127 miliardi che costituiscono la parte dei pfestiti da rimborsare, suscettibili di condizionare l'evoluzione del deficit negli anni a venire.

L'Italia rischia dunque di non riuscire a rispettare i tempi, non tanto per l'erogazione della prima tranche, circa 20 miliardi, che viene anticipata alla presentazione del Piano, quanto per le scadenze semestrali successive, posto che sarà la Commissione europea a vigilare sull'attuazione dei progetti e delle riforme, potendo anche bloccare il pagamento delle successive tranche.
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