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ENEL, De Paoli: "Puntiamo su metriche caute e 190 miliardi di investimenti"

Il CFO di Enel illustra la strategia finanziaria adottata dal Gruppo per affrontare la transizione energetica

Economia, Energia, Sostenibilità ·
(Teleborsa) - Solidità di bilancio e una mole di investimenti da 190 miliardi di euro in 10 anni tra investimenti diretti e catalizzati da terze parti. Protagonista della transizione energetica Enel si prepara ad affrontare questo epocale cambiamento con un importante piano di investimenti affiancato da una gestione finanziaria oculata. Teleborsa ne ha parlato con il CFO di Enel, Alberto De Paoli che, in questa prima puntata, illustra i dettagli della Vision 2030 e i modelli di business della società.


Può illustrarci la strategia del Gruppo in vista della grande sfida "green" verso un futuro sostenibile?

"La nostra strategia è quella di investire e di crescere nell'ambito della transizione energetica. Per molto tempo è stata teorizzata e questo, in vista anche dell'uscita dalla crisi, sembra essere il momento in cui verrà effettivamente messa in pratica. Il nostro obiettivo è quello di portare a compimento una scelta di business integralmente sostenibile, incentrata soprattutto sulla modalità differente in cui in futuro noi produrremo e consumeremo energia. Non è solo un fatto tecnico ma una scelta che impatta in maniera fondamentale sul modo in cui siamo e prosperiamo in questo mondo e su tutti i problemi derivanti dal progresso tecnologico in relazione a certe fonti energetiche. Parliamo di inquinamento, modifiche climatiche, geopolitica. Siamo sicuramente di fronte a una trasformazione epocale e noi vogliamo essere leader e guidare questa modifica dei sistemi economici".

Il piano di Enel prevede una mole di investimenti da 190 miliardi in 10 anni. Come sono ripartiti?

"È quasi un raddoppio degli investimenti rispetto all'ultima decade. Questo già segnala la tendenza di questa profonda trasformazione che cominciamo. Si tratta di trasformare gran parte delle infrastrutture che abbiamo creato negli ultimi 100 anni e quindi, indubbiamente, comporta un passo così importante sul fronte degli investimenti. Investiamo lungo tutte le direttrici della transizione energetica che sono la decarbonizzazione, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la flessibilizzazione degli impianti, l'elettrificazione dei consumi, quindi in tutte le attività abilitanti affinché si possa usare l'energia elettrica come unico vettore energetico nel trasporto pubblico come nel riscaldamento e negli usi industriali. Investiamo, inoltre, nella digitalizzazione delle nostre infrastrutture e delle nostre attività perché solo così potremo creare la base per questa trasformazione. Gli investimenti sono ripartiti in maniera abbastanza bilanciata tra la decarbonizzazione, la digitalizzazione e la modernizzazione delle infrastrutture dove investiremo circa 140 miliardi, 70 e 70. Circa 20 miliardi saranno investiti nella creazione di piattaforme digitali ed elettrificazione dei consumi. Un altro passo importante è rappresentato dall'attrarre investimenti di terzi per circa 30 miliardi di euro dal momento che il livello di esigenza di investimenti è elevatissimo. Questo avviene sia in riferimento a certe aree geografiche nelle quali preferiamo operare insieme ad altri partner, sia in determinate aree di business dove riteniamo sia opportuno usare fin dall'inizio questa modalità di investimento. Penso, ad esempio, allo sviluppo sostenibile del trasporto elettrico nelle città, una strada sulla nella quale già ci siamo avviati insieme ai nostri partner per affrontare questo business. Abbiamo, inoltre, appena sottoscritto una joint venture con QIA, il fondo sovrano del Qatar per lo sviluppo sostenibile dell'Africa subsahariana".

La solidità di bilancio sarà il pilastro su cui porterete avanti la transizione energetica. Quali sono le vostre metriche?

"Abbiamo sempre dedicato molta attenzione a una gestione finanziaria oculata soprattutto perché eravamo già convinti da tempo che la transizione energetica prima o poi sarebbe cominciata e avrebbe richiesto ingenti quantità di investimenti. Investimenti che adesso si combinano alla necessità di uscire dalla crisi determinando una richiesta molto importante di risorse finanziare da mettere in gioco. Per questo abbiamo sempre operato con metriche mai spinte e ampiamente inferiori alla media del settore. Lavoreremo in futuro con metriche che, come debito, girano attorno a 2,7 volte l'Ebitda e lavoreremo attorno al 25-26% come metrica di flussi di cassa sull'indebitamento. Si tratta di metriche molto basse che lasciano un livello di headroom ampio. Tra le motivazioni per cui abbiamo headroom vi è la necessità di mantenere un certo livello di flessibilità, perché sappiamo che il livello degli investimenti sarà maggiore e vogliamo ritenere capacità aggiuntiva per accrescere il livello degli investimenti. L'altra motivazione è che, indubbiamente, esiste un processo di consolidamento che avverrà attraverso operazioni straordinarie come fusioni e acquisizioni che ridisegneranno questo settore. La terza motivazione è che negli ultimi 10 anni abbiamo avuto due, tre crisi finanziarie e questo impone la necessità di pianificare livelli di stock che possano essere gestibili non solo in situazioni facili, finanziariamente parlando, come quella che stiamo vivendo ma anche a fronte di cambi repentini degli scenari".





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