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La Bank of England prende tempo e fa cadere la sterlina

Finanza ·
(Teleborsa) - La Bank of England, contrariamente alle previsioni, ha deciso di mantenere invariata la strategia di politica monetaria, prendendo tempo rispetto ad una revisione della traiettoria dei tassi di interesse e degli acquisti di asset. Così, chi attendeva un ritocco dei tassi di 15 punti base allo 0,25% dallo 0,10% attuale è rimasto deluso e la sterlina ha reagito scivolando al ribasso rispetto al dollaro e l'euro.



La divisa britannica al momento scambia contro il dollaro a 1,3542 (-1%), perdendo circa una figura rispetto agli 1,364 segnati prima della decisione. Stessa dinamica, ma meno pronunciata, contro euro attorno a 1,17 (-0,6%).

La banca centrale britannica ha confermato integralmente il suo Piano QE da 895 miliardi di sterline ed ha votato con larga maggioranza (7 favorevoli e 2 contrari) il mantenimento di tassi di interesse invariati. Una review che è stata solo spostata in avanti, perché la BoE conferma di voler aumentare il tasso di riferimento interbancario nel breve, ponendosi avanti rispetto alle altre banche centrali occidentali (Fed e BCE) che continuano a vedere un aumento de i tassi in un periodo più distante.

Al contrario della Bank of England, la Federal Reserve aveva annunciato ieri sera un parziale ritiro degli stimoli monetari, per un ammontare di 15 miliardi di dollari in meno al mese, avviando il cosiddetto "tapering" e riducendo gli acquisti di 15 miliardi a partire da novembre.

"Prevediamo che i tassi di interesse dovranno aumentare moderatamente per riportare l'inflazione al nostro obiettivo del 2%", afferma la BoE nello statement, indicando che "l'inflazione è aumentata in molti paesi con le riaperture", a causa dei ben noti problemi di approvvigionamento e della forte domanda. "E' probabile che questi effetti continuino a spingere l'inflazione verso l'alto nei prossimi mesi", conferma la banca centrale, prospettando un possibile aumento dell'inflazione fino a circa il 5% nella primavera del 2022, prima che torni a diminuire dalla metà del prossimo anno per avvicinarsi al target del 2% nell'arco di un paio d'anni.





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