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Scuola, Anief: meglio indennità di trasferta che la "mancia" per rinunciare alla mobilità

Economia, Scuola ·
(Teleborsa) - Non una "mancia" di 50 euro per chi rinuncia al diritto alla mobilità, ma una seria indennità di trasferta per gli insegnanti che intendano garantire la continuità didattica dei propri studenti. E' la proposta del sindacato della scuola Anief, dopo che il Ministero dell’Istruzione ha illustrato ai sindacati, nel corso di una informativa sull’applicazione del dettato del DL 36/2022, poi Legge 79/2022, le caratteristiche dell'indennità istituita per premiare la continuità didattica.



Il Decreto Legge 36 del 30 aprile scorso, poi convertito nella L. 79/22, ha stanziato 30 milioni di euro per la valorizzazione del personale docente che soddisfi l'interesse dei propri alunni e studenti alla continuità didattica, in particolare a coloro che prestano servizio in zone caratterizzate da rischio di spopolamento e da valori degli indicatori di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica.

Invece che un premio per chi rinuncia al diritto alla mobilità, Anief chiede il riconoscimento di indennità di trasferta giornaliera per chi presta servizio lontano dal proprio comune di residenza. Il presidente Anief Marcello Pacifico spiega "il problema non è la continuità didattica, ma il ristoro per chi lavora lontano da casa. Un ristoro che per essere serio dovrebbe prevedere almeno uno stipendio annuo in più per sopportare alle spese e ai costi del lavoro fuori la propria residenza. Per non parlare del lavoro privato, nel quale l'indennità di trasferta è esentasse di 46,48 euro giornaliere".

Appare anche discutibile la tempistica di discutere a luglio 2022 un decreto che avrà efficacia a giugno 2023, quando, presumibilmente, le risorse saranno state ridistribuite dal contratto e si pongono quindi questioni di legittimità. L’attribuzione del beneficio, inoltre, mette in atto evidenti discriminazioni.

"Parlare di continuità didattica laddove viene mantenuta ancora la mistificante distinzione tra organico di diritto e organico di fatto è pretestuoso: i supplenti si ritrovano quasi sempre ogni anno in una scuola diversa, mentre gli insegnanti di ruolo possono essere assegnati a un plesso o una sezione diversi per scelta del dirigente", sottolinea Daniela Rosano, segretaria generale Anief.




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