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Goldman Sachs riduce stime Eurozona e ora vede "recessione moderata"

Finanza ·
(Teleborsa) - Data la magnitudo della crisi energetica in corso, l'attività industriale ed economica dell'Eurozona ha retto meglio delle attese, ma guardando all'inverno è inevitabile prevedere ulteriori rialzi dell'inflazione, poiché i prezzi elevati dell'energia all'ingrosso continueranno a essere trasferiti ai consumatori. Lo afferma Goldman Sachs in una nota di revisione delle stime sulla Zona Euro, dove la banca d'affari stima ora che l'inflazione raggiungerà un picco del 10,5% (a/a) a gennaio del prossimo anno, prima di scendere al 4,0% a/a a dicembre.

"Sebbene il sostegno fiscale, tra cui la tassa inaspettata dell'UE di 140 miliardi di euro recentemente annunciata sui profitti dei produttori di energia rinnovabile, e i risparmi per la pandemia possano proteggere in qualche modo il reddito e i consumi delle famiglie, prevediamo che i consumi dell'area euro saranno il motore del rallentamento invernale", si legge nel documento.

Date le previsioni per prezzi elevati del gas naturale per tutto il 2023, Goldman Sachs ha rivisto la stima per la crescita dell'area euro "da una recessione lieve a una moderata". Nel complesso, ora prevede una crescita del +0,2% nel terzo trimestre (contro -0,1% in precedenza), -0,4% nel quarto trimestre (contro -0,2%), -0,5% nel primo trimestre (contro +0,2%) e -0,1% nel Q2 (vs +0,4%).



Ciò riduce la proiezione di crescita annuale per il 2023 a -0,4% dal +1,0% precedente, al di sotto delle aspettative di consenso del +0,3%. "Continuiamo a prevedere che la Germania e l'Italia sopporteranno il peso maggiore del colpo, data la loro maggiore dipendenza dal gas naturale nel mix energetico", spiega la nota firmata da Christian Schnittker e Ibrahim Quadri.

Gli economisti evidenziano però che "la continua sostituzione del gasolio e/o una maggiore fornitura di energia (ad esempio tramite l'aumento delle importazioni di GNL) potrebbero comportare un'attività industriale più resiliente del previsto, limitando il calo del PIL allo 0,2%". D'altro canto, "un'inflazione più elevata, una maggiore incertezza che grava sugli investimenti e/o le famiglie che ritirano i propri risparmi in misura minore rispetto a quanto previsto, possano tradursi in una recessione più marcata, con un calo di quasi il 3% l'anno prossimo".

(Foto: Photo by Towfiqu barbhuiya on Unsplash)
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