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Lunedì 28 Novembre 2022, ore 22.05
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Italiani a tavola: le rinunce dovute al caro prezzi: dagli alcolici ai dolci

Agroalimentare, Economia ·
(Teleborsa) - Il caro prezzi a tavola colpisce 1 italiano su due (52%), costretto a tagliare i consumi alimentari in quantità o in qualità, con un effetto dirompente soprattutto sulle famiglie a basso reddito. E’ quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis "Gli italiani e il cibo nelle crisi e oltre".



Dal rapporto emerge che il 47% degli italiani è stato costretto a tagliare la quantità di cibo acquistato, ma se si considera la fascia di popolazione a basso reddito, la percentuale sale addirittura al 60%, mentre per i redditi alti si scende al 24%. Accanto a chi è stato costretto a mettere meno cibo nel carrello, c’è poi un 37% di italiani che ha preferito risparmiare sulla qualità (il 46% nel caso dei bassi redditi, ma appena il 22% per quelli alti).

Adulti e giovani tagliano molto più degli anziani, e i bassi redditi più dei benestanti. A peggiorare le cose un sentiment negativo sul futuro: oltre sei italiani su dieci tra coloro che tagliano gli acquisti sono convinti che questa situazione durerà almeno per tutto il 2023.

Fra i prodotti più colpiti dalla scure dei consumatori ci sono le bevande alcoliche a cui ha detto addio il 44% degli italiani. Al secondo posto i dolci che vengono tagliati in quantità dal 44% delle famiglie ed al terzo i salumi ai quali ha rinunciato il 38,7% dei cittadini, subito davanti al pesce (38%) e alla carne (37%). Ma il carovita porta addirittura a ridurre gli acquisti di alimenti per bambini (il 31% in meno), mentre sono meno colpiti prodotti base della dieta mediterranea come frutta (tagliata del 16% dei consumatori), verdura (dal 12%) e pasta (dall’11%).

"Le difficoltà delle famiglie si trasferiscono direttamente sulle imprese dove l’aumento dei costi di produzione colpisce duramente l’intera filiera agroalimentare a partire dalle campagne dove più di 1 azienda agricola su 10 (13%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività, ma ben oltre 1/3 del totale nazionale (34%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari, ricorda il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.
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