(Teleborsa) - La
Groenlandia è una pedina importante per i
nuovi equilibri geopolitici mondiali. Trump ha messo gli occhi sulla regione dell'Artico per tre ordini di motivi e sta portando avanti le sue politiche espansioniste con il consueto approccio che, dalla minaccia di uno scenario peggiore approda in un accordo accettabile per tutti. E' quanto spiegato dall'economia
Andrea Ferretti nell'ultima
Ecopillola dedicata al tema.
1 - La Groenlandia La Groenlandia, dopo essere stata colonizzata nel 1721 dalla Danimarca, dal 1979 è un
territorio autonomo del Regno di Danimarca. L'autonomia dell'isola si concretizza nell'espressione di un Parlamento e di un governo locale, con competenza su materie interne quali sanità, educazione, cultura, mentre
difesa e politica estera sono di
competenza della Danimarca. In campo economico, la Groenlandia ha un'autonomia limitata, dovendo seguire le linee guida della Danimarca, sia in materia fiscale che in materia di finanza pubblica. Tuttavia, la Danimarca supporta l'economia dell'isola con un
sussidio annuale di circa 600 milioni di euro che va a coprire all'incirca il 50% della spesa pubblica dell'isola.
2- Perché la Groenlandia è nel mirino di Trump? Essenzialmente per
tre motivi. Il primo motivo riguarda lo
sfruttamento delle enormi risorse naturali. Infatti, si ritiene che la Groenlandia abbia riserve di
terre rare in grado di soddisfare il 30% del fabbisogno mondiale, oltre ad enormi giacimenti di
minerali strategici e di uranio. Inoltre, si stima che la Groenlandia abbia riserve di
petrolio, anche offshore, pari al 13% delle risorse mondiali e riserve di
gas pari al 30%. Da evidenziare però che lo sfruttamento di queste risorse naturali al momento è molto limitata a causa dell'attenzione del governo per le
problematiche ambientali. Oggi, ad esempio, sono sospese tutte le ricerche di nuovi giacimenti di idrocarburi.
Il secondo motivo riguarda invece le
rotte artiche. E' ormai assodato che, a causa del fenomeno del riscaldamento globale, le rotte artiche saranno
sempre più praticabili e quindi sempre più al centro della
competizione commerciale tra
Stati Uniti, Russia e Cina. In quest'ottica, ad esempio, la Cina sta spingendo insieme alla Russia sulla
Polar Silk Road, un progetto che prevede una rotta commerciale marittima attrezzata con infrastrutture logistiche, porti e terminal, in grado di congiungere Asia ed Europa in tempi più contenuti rispetto alle rotte passanti per Panama e Suez. Il punto è che la Groenlandia, trovandosi esattamente nel mezzo delle rotte artiche vecchie e nuove potrebbe, appunto, intercettare questi nuovi flussi commerciali, trasformandosi in un
fondamentale hub logistico e di rifornimento.
Il terzo motivo del malsano interesse di Trump per la Groenlandia riguarda invece la
difesa. Infatti, da una parte la Groenlandia è il un punto chiave nel sistema di
allarme missilistico precoce degli Stati Uniti, dall'altra è altrettanto importante per la
sorveglianza di quel corridoio strategico navale situato tra Groenlandia, Islanda e Gran Bretagna, punto critico per l'entrata dei sommergibili russi in Atlantico.
3 - Conclusioni Molto probabilmente Trump sta
applicando al caso Groenlandia lo schema dazi. Sparare alto, minacciare, intimidire per poi trovare con le controparti un accordo sostenibile. Un accordo che in questo caso potrebbe concretizzarsi in un
aumento della presenza militare sull'isola accontentando, innanzitutto, il super-ego di Trump, ma in fondo anche Danimarca e Unione Europea. Se invece, in un delirio di aggressività coloniale, Trump arrivasse a ledere, in qualche modo, la sovranità del Regno di Danimarca, allora dovremmo convincerci rapidamente che le minacce alle fondamenta dell'Unione Europea non vengano più solo da Est.