(Teleborsa) - “Lo smart working non è una scorciatoia, ma una trasformazione strutturale del lavoro che va governata e valorizzata. La qualità del lavoro dipende da organizzazione, obiettivi chiari e responsabilizzazione, non dalla presenza fisica. Se applicato con serietà, migliora produttività ed efficienza. Il vero rischio è restare legati a modelli superati che misurano il lavoro solo in termini di presenza”. Lo ha dichiarato
Ylenia Zambito (PD) segretaria della Commissione Lavoro del Senato, intervenuta nel corso del Cnpr forum “Smart working, opportunità oppure ostacolo?” promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.
“Il tema dello smart working è molto delicato – ha sottolineato
Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Lavoro e Bilancio della Camera – anche se già esisteva prima del Covid, si è diffuso durante l’emergenza sanitaria. E’ un modello efficace se sostenuto da una solida cultura del lavoro. Porta benefici a lavoratori e aziende, migliora l’organizzazione, aumenta la produttività e riduce i costi legati agli spazi fisici. Grazie alle nuove tecnologie, anche satellitari, oggi è possibile lavorare da qualsiasi parte del Paese, creando nuove opportunità occupazionali oltre i limiti del territorio”.
I
correttivi alla legge vigente sono auspicati da Valentina Barzotti, parlamentare del M5s in Commissione Lavoro a Montecitorio: “Il lavoro da remoto è un modello positivo e competitivo, che rende le aziende più attrattive per i giovani e riduce l’assenteismo. Per questo è al centro di una nostra proposta volta ad aggiornare la legge 81/2017, ormai da integrare con correttivi. È necessario governare il cambiamento, per evitare nuove disuguaglianze e valorizzarne al massimo i benefici”.
Tanti gli aspetti positivi sottolineati da
Rosaria Tassinari, esponente di Forza Italia in Commissione Lavoro alla Camera: “È una evoluzione positiva che va accompagnata anche sul piano normativo. Il lavoro in connessione riduce costi, impatto ambientale e migliora la qualità della vita. Pur consapevoli del possibile divario tra chi può e chi non può lavorare da remoto, questo modello va coltivato per tutte le generazioni. La soluzione migliore resta un sistema misto, che bilanci presenza e smart working”.
Nel corso del dibattito, moderato da
Anna Maria Belforte, il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Massa Carrara: “Lo smart working sta cambiando il modo di lavorare nel nostro Paese. Bisogna prima di tutto orientare affinché diventi un’evoluzione positiva del modello organizzativo, senza rischiare di indebolire produttività, responsabilità e cultura del lavoro. Tuttavia, da un lato la legge, riconosce lo smart working come strumento di conciliazione vita-lavoro; dall’altro alcune prassi amministrative sembrano andare in direzione opposta. Occorre, dunque, un intervento politico per garantire coerenza tra lo spirito del legislatore e la sua applicazione concreta”.
Conclusioni affidate a
Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili: “Tutti sono concordi con il fatto che lo smart working ha portato una grande innovazione. Per cui non si può non essere favorevoli. Più che un intervento politico servirebbe un passaggio culturale su questo tema. Nello smart working per la legge 81 il lavoratore è focalizzato sugli obiettivi, rispettando alcune fasce di reperibilità. In diverse amministrazioni sono stati posti dei limiti come quello di non estendere oltre otto giorni al mese questa possibilità. Quello che bisogna capire è che lo smart working non è un benefit concesso e lo confermano tanti studi che sottolineano come ai vantaggi dei lavoratori ne corrispondano altrettanti alle aziende. E’ dunque un processo che va ottimizzato”.