(Teleborsa) - Prende corpo
l'Industrial Accelerator Act, che sarà
presentato oggi dalla Commissione europea, con qualche giorno di ritardo rispetto alla tempistica iniziale. Il regolamento, che punta a
proteggere l'industria europea e garantire resilienza economica e obiettivi di decarbonizzazione, avrebbe dovuto inizialmente vedere la luce entro fine febbraio.
Il provvedimento, che rientra nel più ampio Clean Industrial Deal, detta una
strategia per sostenere l'industria europea in alcuni settori strategici - le industrie energivore come
l'acciaio e l'alluminio, l'automotive, le
energie rinnovabili - e per rafforzare la resilienza economica e la competitività del Vecchio Continente dalla concorrenza di Cina e Stati Uniti, grazie alla
clausola "Buy European".Per effetto di questa clausola,
gli investimenti - pubblici, privati ed esteri - dovranno
sostenere almeno in parte la produzione europea, garantendo quote minimali di componenti prodotte e realizzate in UE. Pertanto, per accedere ai fondi pubblici tramite appalti, aste, incentivi fiscali o aiuti di Stato
sarà richiesta una quota minima di produzione Made in Europe. Quote su cui si patteggerà sino all'ultimo minuto, così come sull'estensione geografica di ciò che è considerato europeo (per ora sono compresi solo Norvegia, Islanda e Liechtenstein che sono formalmente membri del mercato unico, ma un'accezione ristretta potrebbe escludere il Regno unito che è fuori dalla UE ed altri importanti partner commerciali).
Stando alle ultime bozze, per le
industrie energivore come l'acciaio e l'alluminio, le quote dovrebbero essere pari al
almeno al 20% di acciaio a basse emissioni di carbonio realizzato in UE ed
al 25% di alluminio a basse emissioni prodotto in UE.
Per il cemento, la norma fisserebbe un
minimo del 5% di produzione europea. Per l'industria automotive, si prevede che le
auto elettriche siano interamente assemblate in Europa e contengano almeno
il 70% di componentistica Made in Europe. Infine, per le
energie rinnovabili - eolico, solare fotovoltaico, elettrolizzatori, pompe di calore, nucleare - si dovranno usare
specifiche componenti europee che il regolamento puntualmente individuerà.
Il regolamento, inoltre, fisserebbe
limiti agli investimenti esteri, indicando un
tetto di 100 milioni di euro per i settori strategici e in tutti i casi in cui l’investitore provenga da un Paese che controlla almeno il 40% della capacità produttiva globale di quel settore.