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Stampa 3D, mercato globale da oltre 24 miliardi dollari nel 2026

ma settore sconta un gap di competenze professionali

Economia
Stampa 3D, mercato globale da oltre 24 miliardi dollari nel 2026
(Teleborsa) - Paradosso strutturale per il mercato globale della stampa 3D - stimato in 24,78 miliardi di dollari nel 2026 con un tasso di crescita annuale del 22,4% fino al 2031 - che ne condiziona lo sviluppo: la democratizzazione dell'accesso alla tecnologia, resa possibile dall'automazione e dalla riduzione dei costi delle macchine, ha generato una massa di operatori in grado di utilizzare le stampanti a livello base ma privi delle competenze necessarie per operare nel segmento professionale e industriale ad alto valore aggiunto.

A delineare questo scenario è Matteo Ingrosso, esperto di stampa 3D e fondatore di un'azienda specializzata in prototipi industriali, che ha maturato la propria analisi attraverso un'esperienza diretta sul campo, con progetti che spaziano dai dispositivi medicali per centri di neurochirurgia ai componenti per sistemi di raffreddamento testati in Formula 1.

"La stampa 3D è fatta per risolvere problemi ad aziende, non per produrre gadget da pochi euro" ha dichiarato Matteo Ingrosso. "Oggi vediamo una massa di operatori che aspirano a monetizzare in questo mondo stampando portachiavi e pupazzetti, ma non riescono a guadagnare perché sono infilati in quel mercato di gadgettistica dove per portare a casa 1.000 euro devi far girare la
stampante 24 ore su 24 a 50 centesimi a pezzo".

La rivoluzione dell'automazione, trainata da colossi come Bambu Lab — che ha raggiunto un fatturato di 6 miliardi di dollari nel 2025 — ha reso le stampanti 3D accessibili a chiunque con investimenti a partire da 500 euro, ma questa apertura ha prodotto un rovescio della medaglia significativo. "Si è creato un mare di stampatori che non sanno neanche dove inserire il filamento nella macchina", ha osservato Ingrosso."Queste stampanti automatiche funzionano bene per oggetti semplici, ma se hai un problema tecnico o devi lavorare con materiali speciali, non sai dove mettere le mani".

Il divario tra stampa 3D consumer e professionale si misura nei settori ad alto valore aggiunto, dove la competenza tecnica diventa il fattore discriminante."Quando sviluppi un componente per l'industria non si tratta solo di produrre un pezzo, ma di capire a fondo dove verrà utilizzato e quali requisiti dovrà rispettare", ha spiegato Ingrosso."Significa scegliere materiali certificati e conformi
alle normative richieste, verificarne l'idoneità e progettare ogni dettaglio in funzione dell'applicazione reale. L'obiettivo è prevenire problemi prima che si presentino e consegnare un risultato sicuro, affidabile e garantito"

La competenza tecnica risulta ancora più determinante alla luce dell'evoluzione dei materiali: mentre le stampanti consumer si limitano a plastiche standard, il segmento professionale esige conoscenze approfondite su polimeri ad alte prestazioni, processi di ricottura, compatibilità chimica e validazione delle proprietà meccaniche. "Devi sapere chimicamente come si comporta quel
materiale, se le prestazioni che ha oggi le manterrà dopo un trattamento termico", ha sottolineato Ingrosso, che ha affinato il proprio approccio costruendo un simulatore di volo Boeing 737 in scala 1:1, progettando e stampando ogni singolo componente.

"Quando progetti da zero un simulatore impari competenze che vanno oltre la stampa 3D: migliaia di componenti devono funzionare all'unisono, sempre, senza compromettere l'esperienza di volo"

Il mercato europeo della stampa 3D, valutato 7,78 miliardi di dollari nel 2026 con una crescita prevista del 13,8% annuo, offre opportunità significative per chi possiede le competenze adeguate, ma la strada verso la professionalizzazione impone un cambio di paradigma. "La competenza vale più di qualunque macchina automatica", ha affermato Ingrosso. Le prospettive future del settore dipenderanno dalla capacità degli operatori di posizionarsi come problem solver industriali e non come semplici produttori di oggetti, in un contesto in cui i progressi nella bioprinting — con trapianti di organi artificiali funzionanti già realizzati — ridefiniscono i confini stessi della tecnologia. "Quando arriviamo a stampare orecchie trapiantabili con cellule staminali, capisci che non possiamo più parlare di pupazzetti", ha concluso Ingrosso.
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