Pascucci (XTB): con crisi Hormuz corrono i prezzi dei fertilizzanti ma prematuro parlare di rialzo strutturale inflazione
(Teleborsa) - La chiusura dello Stretto di Hormuz, causata dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, rischia di impattare su agricoltura e soprattutto sui fertilizzanti. È quanto emerge da un’analisi a cura di David Pascucci, Market Analyst di XTB.
L'analista evidenzia come dallo stretto di Hormuz transiti un terzo (circa il 34%) del commercio globale del di urea, il composto chimico ricco di azoto (circa il 46%) utilizzato in agricoltura come fertilizzante o combinato con altri elementi per creare fertilizzanti più complessi. L'Europa importa dal Golfo Persico l'11% del totale di urea che utilizza. Quindi, "l’urea che passa per Hormuz è destinata anche ai Paesi Europei". Pur essendo una "quota non eccessiva", afferma Pascucci, "il problema riguarda sempre il prezzo che sale su scala globale".
Al momento, aggiunge l'analista, "osservando i futures dell’urea, vediamo un balzo dai 354 dollari dei primi giorni di dicembre 2025 agli attuali 610". Si tratta di un rialzo di quasi il 100%, "in linea con quello subito dai prezzi del petrolio". In pratica, "il prezzo dell’urea, così come per il petrolio, ha iniziato a salire già da fine dello scorso anno per poi esasperare il movimento rialzista solamente da gennaio. I prezzi attuali dell’urea si trovano quindi ai livelli di fine 2022, anno in cui il prezzo arrivò addirittura al di sopra dei 1000 dollari", ricorda Pascucci.
Una tendenza rialzista di breve termine sta caratterizzando anche materie prime agricole come frumento e mais, quotate al Cme, fa notare l'analista, che ribadisce però che, anche in questo caso "i prezzi sono ancora lontani da quelli visti nel corso degli scorsi anni".
Il frumento si aggira intorno ai 615 dollari, ben al di sotto dei 715 dollari del 2024, per non parlare dei 1350 dollari del 2022. Anche il mais, che viaggia intorno ai 470 dollari, è lontano dai massimi visti nel febbraio 2025 a 510 dollari, e dagli 820 dollari del 2022.
La situazione attuale, quindi, "non è preoccupante dal punto di vista dei prezzi in quanto ci troviamo su livelli nettamente inferiori rispetto a quelli visti nel corso degli scorsi anni", e pertanto, avverte Pascucci, "parlare ora di rialzi dei prezzi e associare immediatamente questi ad un rialzo strutturale dell’inflazione risulta assolutamente prematuro".
Sarebbe "assolutamente deleterio" innescare panico in questo momento e, in ogni caso, "l’asset piú 'pericoloso' in questa situazione geopolitica rimane il petrolio, così come il gas", chiarisce l'analista. Con i prezzi del gas vicini ai 70 dollari "siamo ancora lontani dai livelli visti negli scorsi anni, almeno per il momento", mentre per quanto riguarda il petrolio, "la situazione è ancora in fase di evoluzione tecnica, soprattutto dopo il raggiungimento dei 120 dollari e il conseguente ribasso del -35% fulmineo che a livello tecnico rappresenta un forte freno alla salita, almeno nel brevissimo termine".
In conclusione, "la situazione dei prezzi è in via di definizione ed è ancora presto per parlare di un sicuro aumento dell’inflazione nel corso dei prossimi mesi", afferma Pascucci.
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