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Ex Ilva Taranto, Ugl Chimici: "Servono chiarezza, equilibrio e responsabilità"

Ordinanza del sindaco impone stop per 30 giorni fino alla presentazione del piano di riduzione delle emissioni. Urso: "Pessimo segnale per gli investitori"

Economia
Ex Ilva Taranto, Ugl Chimici: "Servono chiarezza, equilibrio e responsabilità"
(Teleborsa) - "In un territorio già segnato da anni di tensioni, fragilità e incertezze, un passaggio di questa portata sta producendo tra le lavoratrici, i lavoratori e le loro famiglie un clima di forte apprensione, che impone parole chiare e responsabilità istituzionale". È quanto afferma
la Segreteria Nazionale l'UGL Chimici esprimendo forte preoccupazione per il quadro determinatosi attorno alle centrali termoelettriche gestite da Adi Energia srl in amministrazione straordinaria, del sito siderurgico di Taranto, in seguito all'ordinanza N.18 del 13 aprile 2026, del sindaco di Taranto, Pietro Bitetti che dispone la sospensione dell'esercizio dell'impianto entro 30 giorni, fino alla presentazione del piano di riduzione previsto e alla successiva valutazione degli enti competenti.

Alla base della decisione vi è la mancata trasmissione del piano richiesto dopo la pubblicazione del rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds) 2024 per l'area di Taranto, redatto da Arpa Puglia, Aress e Asl. In particolare, viene contestata l'inadempienza rispetto agli interventi necessari per ridurre il rischio non cancerogeno per via inalatoria legato a sostanze come arsenico, nichel e cobalto. La Regione Puglia aveva già diffidato la società a presentare entro termini precisi le misure per il contenimento delle emissioni. "In caso di inottemperanza, l'Autorità sanitaria dispone la sospensione dell'esercizio dello stabilimento", si richiama nell'atto. Il Comune ha quindi deciso di intervenire applicando il principio di precauzione per la tutela della salute pubblica. La centrale è attualmente in esercizio in virtù dell'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dal Ministero dell'Ambiente nel 2020.

Nei giorni scorsi, tuttavia, fonti vicino al dossier Ex Ilva hanno fatto sapere all'Ansa che con lo stop della centrale termoelettrica entro 30 giorni non è più possibile recuperare e gestire i gas del ciclo siderurgico che, non potendo essere nemmeno bruciati in torcia, restano privi di qualsiasi possibilità di smaltimento. E in queste condizioni, il ciclo produttivo non può proseguire: l'impossibilità di gestire i gas del ciclo siderurgico comporta, come conseguenza diretta e inevitabile dell'ordinanza, "la fermata dell'area a caldo, cuore dello stabilimento di Taranto". Inoltre lo stop della centrale rende "impossibile anche l'approvvigionamento dell'energia elettrica" prodotta dai gas siderurgici, oggi utilizzata per alimentare gli impianti a valle dell'area a caldo a Taranto; "viene così meno una componente essenziale per il funzionamento dell'intero sito". Senza l'area a caldo e quindi senza produzione di acciaio a Taranto, "si fermano", per effetto della stretta interconnessione, non solo le lavorazioni a valle nel sito, ma anche gli altri stabilimenti del gruppo nel Nord Italia.

L'ordinanza del sindaco di Taranto "verrà valutata" ha detto ieri il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto. "Speriamo che non comprometta la continuità produttiva dello stabilimento" ha commentato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso affermando che si tratta di "un pessimo segnale per chiunque voglia rilanciare lo stabilimento". Il ministro ha ricordato che il giorno prima della decisione del Comune era stato ricevuto con estrema cortesia dallo stesso sindaco uno dei potenziali investitori (Jindal, ndr) al quale erano stati dati riscontri positivi in riferimento a un piano industriale che punta alla piena decarbonizzazione dell'impianto nell'arco piuttosto breve di 4-5 anni, così da fare del nostro paese l'unico in Europa a produrre il 100% di acciaio green e di Taranto lo stabilimento più importante il Europa a produrre acciaio green. "Il fatto che il giorno dopo giunga questa decisione sicuramente non è un buon segnale", ha rimarcato Urso.

"La tutela della salute e dell'ambiente – ha evidenziato oggi l'UGL Chimici in una nota – resta un principio assoluto, che non può essere né ridimensionato né strumentalizzato. Proprio per questo, però, riteniamo che una vicenda tanto delicata debba essere affrontata con rigore tecnico, solidità giuridica e piena consapevolezza delle conseguenze che ogni decisione produce sulla vita delle persone. Quando in gioco ci sono insieme salute pubblica, sicurezza, continuità produttiva e occupazione, non servono scorciatoie né contrapposizioni, ma un percorso serio, trasparente e credibile. L'ordinanza richiama il Rapporto di Valutazione del Danno Sanitario 2024, la mancata presentazione del piano di riduzione relativo ai parametri emissivi arsenico, cobalto e nichel, il principio di precauzione ambientale e il quadro autorizzativo dell'impianto, che risulta esercito in forza di AIA ministeriale. È dunque evidente che la questione si collochi dentro un perimetro complesso, che richiede massima chiarezza sul piano normativo, amministrativo e tecnico, senza alimentare confusione o letture semplificate. Allo stesso tempo, non può essere ignorato il profilo industriale e occupazionale della vicenda. La centrale termoelettrica rappresenta un nodo essenziale dell'equilibrio impiantistico del sito, e la sua fermata viene indicata, negli elementi emersi in queste ore,
come potenzialmente idonea a compromettere la continuità del ciclo produttivo, con ricadute sull'area a caldo, sugli impianti collegati e sull'intero assetto produttivo. È questo il punto che rende ancora più urgente un'assunzione di responsabilità piena da parte di
tutti i soggetti coinvolti.

"Noi diciamo con assoluta chiarezza che la salute viene prima di tutto. Ma proprio perché salute e ambiente sono temi troppo seri per essere affrontati con leggerezza, serve un approccio fondato sui dati, sulla correttezza dei procedimenti e su decisioni proporzionate. Taranto non può continuare a essere trascinata dentro un clima di allarme permanente, nel quale a pagare il prezzo più alto sono sempre le persone che lavorano e le loro famiglie – dichiarano il segretario nazionale l'UGL Chimici Eliseo Fiorin e il segretario UTL
UGL Taranto Alessandro Calabrese –. Un provvedimento che può incidere così profondamente sull'assetto del sito e sul lavoro di migliaia di persone impone un confronto immediato e autorevole. Le lavoratrici e i lavoratori hanno diritto a verità, tempi certi, chiarezza sugli effetti reali delle decisioni assunte e su quali siano le misure concretamente necessarie per coniugare tutela sanitaria, tutela ambientale e continuità occupazionale".

Per l'è necessario "aprire subito un tavolo istituzionale che coinvolga Governo, Ministeri competenti, enti tecnici, istituzioni territoriali, struttura commissariale e rappresentanze sindacali. La complessità dell'atto adottato, la pluralità dei soggetti cui
esso è stato trasmesso e la rilevanza delle possibili conseguenze – sottolinea il sindacato – dimostrano che questa vicenda non può essere lasciata a una dinamica frammentata, né ridotta a un conflitto tra posizioni contrapposte".

"Taranto ha bisogno di serietà, trasparenza e responsabilità. Ha bisogno di difendere senza ambiguità la salute e l'ambiente, ma anche di non scaricare ancora una volta su lavoratrici, lavoratori e famiglie il peso dell'incertezza. Salute, ambiente e lavoro devono
stare insieme. Ed è su questo equilibrio – concludono Fiorin e Calabrese – che chiediamo a tutti una prova di maturità istituzionale".
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