Dopo la nostra panoramica sulle ultime operazioni di risiko bancario del 2025, una domanda sorge legittima: a oggi com'è cambiata la situazione? Assistiamo all'esecuzione industriale delle fusioni già avviate, agli equilibri tra grandi soci e management e alla resistenza politica che emerge ogni volta che una banca prova a superare i confini nazionali. Il quadro attuale può ormai essere interpretato come una riorganizzazione del settore, piuttosto che come una serie di operazioni isolate. I dossier principali sono tre: lo snodo UniCredit-Commerzbank, ancora molto politico e transfrontaliero; l'integrazione tra BPER e Banca Popolare di Sondrio, ormai entrata nella fase operativa; e soprattutto la nuova centralità di MPS, passata dall'operazione Mediobanca alla doppia pressione di Banco BPM e Intesa Sanpaolo, con Unipol pronta a usare BPER per costruire un secondo polo bancario nazionale. Attorno a questi assi si muovono poi Banco BPM, Crédit Agricole, Generali, le fondazioni, gli azionisti industriali e diversi gruppi europei, tutti interessati a capire quale sarà il nuovo equilibrio della finanza italiana.
Il risiko bancario è entrato in una fase diversa
Negli ultimi due anni molte banche hanno guadagnato di più perché i tassi più alti hanno allargato il margine tra l'incasso sui prestiti e i pagamenti sulla raccolta. In pratica, con il denaro più caro, fare banca tradizionale è tornato temporaneamente più redditizio. Tuttavia, questo non ha risolto i problemi di fondo. Se una banca resta troppo piccola, ha costi elevati, i sistemi informatici risultano vecchi, la rete è poco efficiente e nei servizi più redditizi è scarsamente presente, il beneficio dei tassi prima o poi si riduce e tornano i limiti strutturali.
Restano quindi aperti alcuni problemi, che potremo definire nel seguente modo:
| PROBLEMA | DESCRIZIONE |
| Scala | Ovvero, la dimensione. Una banca più grande riesce spesso a distribuire meglio i costi fissi, investire di più in tecnologia, reggere meglio la concorrenza e offrire più servizi |
| Efficienza | La capacità di produrre utili senza portarsi dietro costi, duplicazioni e passaggi lenti |
| Trasformazione tecnologica | Qui parliamo di piattaforme digitali, dati, cybersicurezza, intelligenza artificiale e automazione dei processi. Sono investimenti costosi, che una banca piccola o poco organizzata fatica a sostenere bene |
| Segmenti remunerativi | Settori come wealth management e assicurazioni, cioè quelle attività che generano commissioni più stabili e meno dipendenti dal semplice prestito di denaro |
Alla luce di queste prospettive, le banche tornano a muoversi, al fine di diventare più efficienti e meno dipendenti dal ciclo dei tassi.
Al di là del "chi compra chi", bisogna passare poi alla difficoltà conseguente: comprare azioni di una banca è relativamente semplice rispetto all'integrazione di due gruppi diversi. Occorre unire i sistemi informatici, la rete commerciale, i manager, le culture aziendali, le regole interne, le politiche del credito, le relazioni con i clienti e con i territori.
Bisogna poi considerare il livello dei soci: in molte operazioni bancarie non c'è un solo compratore e un venditore, ma ci sono fondazioni, famiglie industriali, lo Stato, gli investitori istituzionali, i manager, i sindacati e le autorità di vigilanza, e ogni attore ha interessi diversi.
Infine, bisogna fare i conti con le difese nazionali. In teoria, l'Europa ha un mercato bancario integrato, quindi una banca di un Paese dovrebbe poter comprare la banca di un altro Paese come avviene in un vero mercato unico. La pratica, però, è un po' diversa, perché quando l'operazione tocca un istituto percepito come importante per l'economia nazionale, i governi reagiscono, perché temono la perdita di controllo, i tagli occupazionali, lo spostamento dei centri decisionali e un minore sostegno alle imprese locali. Anche se il mercato unico esiste nelle regole, quindi, si ferma spesso davanti agli interessi nazionali.
Questa introduzione è utile per entrare nei dettagli delle operazioni che sono ancora in corso o che si sono recentemente concluse in questa prima metà del 2026 e che affronteremo nei paragrafi seguenti. Tuttavia, deve risultare chiaro che non parliamo solo di una sequenza di offerte pubbliche, fusioni o acquisizioni. Si tratta di una riorganizzazione più ampia, in cui contano la dimensione industriale, il peso politico degli istituti, il ruolo degli azionisti e la capacità di costruire gruppi più solidi senza perdere il radicamento nei territori.
MPS al centro del risiko: da Mediobanca all'OPAS di Intesa
MPS è oggi il primo snodo da cui partire per capire la nuova fase del risiko bancario italiano. Dopo il weekend del 7-8 giugno, Monte dei Paschi non è più soltanto la banca che ha rilevato Mediobanca, ma l'istituto attorno al quale si muovono Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Unipol e BPER.
L'assemblea dello scorso 15 aprile 2026 non è stata solamente un appuntamento per il rinnovo del consiglio di amministrazione, ma è servita anche a capire se gli azionisti volessero confermare la linea seguita fin lì dalla banca, compresa la regia dell'operazione Mediobanca, oppure aprire una fase diversa. In questo senso il voto riguardava anche Luigi Lovaglio, cioè il manager che più di tutti aveva incarnato quella strategia. Il risultato è stato abbastanza netto da indicare una direzione precisa: la lista vincente ha ottenuto quasi il 50% dei voti e ha portato in consiglio una maggioranza relativa sufficiente a rimettere Lovaglio al centro del dossier MPS-Mediobanca.
Secondo il comunicato ufficiale, in assemblea era rappresentato il 65,152% del capitale: una partecipazione che conferma quanto il voto fosse considerato importante dagli azionisti.
Gli azionisti, insomma, ad aprile hanno confermato la linea impostata da Lovaglio e non hanno fermato il progetto Mediobanca. Quella conferma, però, è solo una fotografia di quel momento, perché tra fine maggio e inizio giugno MPS è tornata al centro di uno schema molto più ampio. Dopo l'acquisizione di Mediobanca, MPS controlla circa l'86% di Piazzetta Cuccia e ha annunciato a febbraio l'intenzione di arrivare al pieno controllo e al delisting, mantenendone però il marchio e il ruolo nel private e investment banking. Quindi MPS non la considera solo una banca da assorbire, ma anche una piattaforma specialistica da usare dentro il gruppo.
La questione, peraltro, non riguarda solo MPS e Mediobanca, ma anche Generali, della quale Mediobanca possiede circa il 13% ed è il suo maggiore azionista. Pertanto, quando MPS prende il controllo di Mediobanca, si ritrova indirettamente al centro degli equilibri di uno dei maggiori gruppi assicurativi italiani: attraverso il controllo di Mediobanca, MPS è praticamente diventata il principale azionista di Generali. Proprio questo intreccio spiega perché la nuova contesa su MPS abbia un peso superiore a una normale operazione bancaria: chi controlla MPS può incidere anche su Mediobanca e, indirettamente, sugli equilibri attorno a Generali.
MPS punta, insieme a Mediobanca, a un utile di gruppo di 3,7 miliardi di euro al 2030 e a benefici stimati in 700 milioni nella seconda metà del 2028, con 600 milioni di costi di integrazione e 16 miliardi complessivi di distribuzioni agli azionisti entro il 2030. Con questi numeri, MPS ha provato a presentarsi non più come una banca da sistemare, ma come uno dei poli attivi del consolidamento italiano. Questa impostazione, però, è stata superata dagli eventi di giugno: MPS non è più soltanto il gruppo che ha preso il controllo di Mediobanca, ma anche l'oggetto di una nuova sfida tra grandi banche.
La prima svolta è arrivata tra fine maggio e inizio giugno, quando è tornata a circolare l'ipotesi Banco BPM-MPS. Il 7 giugno Banco BPM ha poi fatto il passo formale, proponendo a Montepaschi l'apertura di un confronto su una fusione alla pari. L'obiettivo era creare un nuovo gruppo bancario nazionale capace di collocarsi subito dietro Intesa Sanpaolo, con una maggiore copertura territoriale, una base industriale più ampia e sinergie lorde stimate sopra 1,1 miliardi di euro, tra risparmi di costo e maggiori ricavi.
La proposta Banco BPM, però, è rimasta in piedi per poche ore prima di essere scalzata da una mossa molto più pesante. Nella notte tra il 7 e l'8 giugno il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo ha approvato un'offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria su MPS, valutata circa 30,6 miliardi di euro. L'offerta riguarda la totalità delle azioni ordinarie Montepaschi non già detenute da Intesa ed è finalizzata al delisting della banca senese.
Il corrispettivo è misto, in azioni e contanti: per ogni azione MPS portata in adesione sono previste 1,6 azioni Intesa Sanpaolo di nuova emissione più 1 euro in denaro. In altri termini, per ogni 10 azioni MPS verrebbero corrisposte 16 azioni Intesa e 10 euro in contanti. Sulla base dei prezzi ufficiali del 5 giugno, il corrispettivo valorizza MPS a 10,091 euro per azione e incorpora un premio del 12,5% rispetto alla chiusura precedente. L'offerta punta alla totalità delle azioni MPS, ma Intesa considera decisivo raggiungere almeno il 66,67% del capitale: una soglia che le darebbe il controllo delle principali decisioni straordinarie e permetterebbe di avviare l'integrazione della banca senese.
L'operazione, però, non si ferma a MPS. Poiché Montepaschi controlla già circa l'86% di Mediobanca e sta lavorando alla fusione con Piazzetta Cuccia, l'OPAS di Intesa è di fatto una mossa anche su Mediobanca. Se la fusione MPS-Mediobanca diventasse efficace prima del completamento dell'offerta, Intesa prevede di estendere l'operazione anche alle nuove azioni MPS emesse a servizio del concambio. Per questo l'iniziativa si configura come un intervento sull'intero asse MPS-Mediobanca-Generali.
Su questo punto Intesa ha precisato che l'eventuale partecipazione in Generali sarebbe mantenuta come investimento azionario non di controllo, senza interferire con la governance della compagnia. Questa precisazione serve proprio a ridurre la lettura dell'operazione come una scalata indiretta al Leone, anche se il legame tra MPS, Mediobanca e Generali resta uno degli aspetti più sensibili del dossier.
Per ridurre i problemi antitrust, Intesa ha costruito l'operazione insieme a Unipol. Il piano prevede che Unipol rilevi 635 filiali MPS, il marchio Montepaschi e le strutture necessarie per operare in autonomia, per poi proporre la combinazione con BPER, di cui è già azionista di riferimento. Il corrispettivo massimo previsto per questo compendio è pari a 3,5 miliardi di euro. Secondo le stime preliminari, il perimetro destinato a Unipol avrebbe circa 2 milioni di clienti, 55 miliardi di raccolta diretta, 42 miliardi di impieghi alla clientela, un utile netto compreso tra 400 e 460 milioni e un CET1 ratio intorno al 16%.
La seconda fase del progetto riguarda BPER. Unipol intende proporre alla banca modenese la combinazione con il compendio MPS rilevato da Intesa, creando una nuova entità che dovrebbe prendere il nome Banca Monte dei Paschi. Il gruppo risultante avrebbe oltre 2.600 sportelli, circa 170 miliardi di impieghi alla clientela e circa 225 miliardi di raccolta diretta. L'obiettivo dichiarato è costruire un secondo polo bancario nazionale, con forte radicamento italiano e sinergie preliminari stimate in oltre 800 milioni di euro.
L'amministratore delegato Carlo Cimbri ha spiegato che Unipol salirebbe oltre il 40% nel nuovo asse BPER-MPS, escludendo però un'OPA perché la strada sarebbe quella della fusione tra banche. Per sostenere l'operazione, Unipol sottoporrà inoltre agli azionisti la proposta di delega per un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi di euro.
Arrivati a questo punto, la vera domanda è quale progetto prevarrà: la fusione alla pari proposta da Banco BPM, oppure il disegno più articolato promosso da Intesa Sanpaolo e Unipol che prevede la ripartizione del perimetro di MPS fra Ca' de Sass (MPS-Mediobanca-Generali) e Unipol-BPER (635 filiali e il marchio Monte dei Paschi).
UniCredit-Commerzbank: l'operazione più ambiziosa e più politica
L'altro grande fronte del risiko è quello tra UniCredit e Commerzbank, perché non riguarda solo un'acquisizione, ma il tentativo, raro in Europa, di costruire un gruppo bancario transfrontaliero di grandi dimensioni partendo da una banca italiana e da una delle principali banche tedesche.
UniCredit ha formalizzato a marzo 2026 un'offerta pubblica di scambio su Commerzbank e ha poi avviato i passaggi societari necessari, compresa la convocazione di un'assemblea straordinaria per deliberare l'emissione di nuove azioni a servizio dell'operazione. A maggio la vicenda è entrata nella fase operativa: il 5 maggio è stato pubblicato il documento d'offerta ed è partito il periodo di adesione, con un rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank. L'operazione, finalizzata a superare la soglia del 30% del capitale, si concluderà il 16 giugno (potenzialmente estendibile al 3 luglio), ma l'Istituto di Piazza Gae Aulenti ha già annunciato di aver centrato il target e di aver superato la soglia del 50% con una partecipazione potenziale che include anche strumenti derivati.
Questo passaggio ha reso ancora più visibile la distanza tra le due banche. Commerzbank ha sottolineato che, sulla base dei prezzi di Borsa del 4 maggio, l'offerta implicava un valore di circa 31,07 euro per azione, inferiore alla quotazione del titolo tedesco del giorno precedente. Pochi giorni dopo, il consiglio di gestione e il consiglio di sorveglianza della banca tedesca hanno raccomandato agli azionisti di non aderire, sostenendo che il piano autonomo di Commerzbank possa creare più valore e comporti meno rischi di esecuzione.
L'amministratore delegato del gruppo UniCredit, Andrea Orcel, ha presentato il progetto come un'operazione di creazione di valore nel lungo periodo, sostenendo che Commerzbank abbia margini di miglioramento rilevanti sul piano della performance e della redditività.
UniCredit, in pratica, non ha presentato agli azionisti tedeschi uno scenario di integrazione immediata: Orcel ha descritto anche l'ipotesi di una bassa adesione all'offerta, con mantenimento della partecipazione e rinvio di un eventuale controllo, mentre un'integrazione piena resterebbe comunque successiva ai necessari passaggi regolamentari e industriali. È un processo graduale, insomma, che è anche una risposta alla complessità regolamentare e a un clima politico ostile. Questo rende l'operazione diversa da molte altre OPA o OPS recenti, perché è offensiva e prudente, ambiziosa ma anche piena di cautele.
Dall'altra parte bisogna mettere in conto anche la reazione, che è stata durissima. Commerzbank ha definito l'approccio di UniCredit ostile e fuorviante, accusando il gruppo italiano di usare descrizioni fuorvianti del proprio modello di business e respingendo l'idea che il piano presentato sia sufficiente a giustificare una combinazione.
La CEO di Commerzbank, Bettina Orlopp, lo scorso 22 aprile è arrivata a dire ai dipendenti che non esiste un piano di integrazione convincente. E a rafforzare questa posizione è intervenuta anche la politica tedesca, con Berlino che continua a vedere l'operazione come un tentativo non gradito su una banca considerata importante per l'economia nazionale e, soprattutto, per il finanziamento delle imprese tedesche.
E qui emerge un altro fattore, che riguarda in realtà l'Europa. In molti parlano da anni della necessità di creare campioni bancari continentali: a sostenere questo bisogno sono stati sia regolatori e istituzioni europee, dalla BCE di Andrea Enria e Claudia Buch fino a Christine Lagarde, sia figure politiche come Mario Draghi, Enrico Letta ed Emmanuel Macron, oltre a banchieri come lo stesso Andrea Orcel o François Villeroy de Galhau, governatore della Banque de France e membro del board BCE.
Tuttavia, quando il consolidamento prende una forma concreta e tocca un simbolo nazionale, l'opinione generale tende a modificarsi nell'immediato e tornano in auge temi come sovranità, occupazione, governance e controllo del credito.
Ovviamente, questo è un principio che vale anche in forma speculare, per l'Italia. Sempre il 22 aprile, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha detto di sostenere la crescita di UniCredit in Germania, ma ha anche escluso qualunque spostamento della sede o delle funzioni essenziali fuori dall'Italia. In parole povere, questo significa che anche una banca italiana che è impegnata a crescere all'estero resta per il governo un'infrastruttura sensibile.
A inizio giugno la tensione è salita ancora, dopo che UniCredit ha comunicato di aver raggiunto l'obiettivo iniziale della propria offerta, arrivando a superare la soglia del 50% in termini di partecipazione potenziale ed includendo strumenti derivati. Commerzbank ha contestato la rappresentazione delle adesioni e ha coinvolto la BaFin, il regolatore tedesco, chiedendo chiarimenti sulla composizione delle azioni portate in adesione. Il punto non è solo tecnico: per Commerzbank, l'adesione effettiva degli investitori indipendenti sarebbe molto più debole di quanto suggerito da UniCredit. Per UniCredit, invece, il superamento delle soglie rilevanti conferma la possibilità di continuare a rafforzarsi nel capitale.
BPER dopo Popolare di Sondrio: integrazione conclusa, ma nuovo dossier su MPS
Se la vicenda UniCredit-Commerzbank è ancora una battaglia aperta, BPER-Popolare di Sondrio ci torna utile per raccontare la fase successiva, ovvero quella in cui il risiko diventa una sfida di organizzazione, sistemi informatici, rete commerciale, brand territoriali e personale. Insomma, quel processo di integrazione tra due gruppi che, come abbiamo spiegato nell'introduzione, è la parte più difficile da gestire.
Il percorso, partito con l'offerta lanciata da BPER nel febbraio 2025, si è tradotto prima nell'ingresso di Popolare di Sondrio nel gruppo e poi, il 20 aprile 2026, nella piena efficacia della fusione per incorporazione. Nei documenti ufficiali BPER aveva già indicato quella data come il passaggio giuridico atteso e a metà aprile erano stati compiuti gli ultimi adempimenti societari necessari.
Il gruppo risultante ha dimensioni che spiegano bene il significato industriale dell'operazione: circa 23 mila dipendenti, 2.000 filiali, 6 milioni di clienti e oltre 420 miliardi di euro di asset finanziari. Sono numeri che rafforzano la presenza di BPER nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia, dove la Popolare di Sondrio aveva un radicamento storico molto forte.
C'è poi il lato del lavoro, che spesso rimane a lato quando si parla di queste operazioni, ma che in realtà è una parte decisiva. Già a dicembre 2025 era stato riferito di un accordo sindacale in BPER per 800 uscite volontarie e 650 assunzioni entro il 2028, dentro una cornice che includeva anche l'integrazione della Popolare di Sondrio. È uno schema tipico che non prevede un taglio brutale e immediato, ma una graduale riscrittura degli organici, delle funzioni e delle tutele. Il consolidamento bancario, per i territori, significa dopotutto avere meno duplicazioni, nuovi centri decisionali e un rapporto diverso tra banca nazionale e presidio locale.
A giugno, però, BPER è tornata anche dentro un capitolo più ampio: l'accordo tra Intesa Sanpaolo e Unipol sull'operazione MPS prevede infatti che Unipol rilevi 635 filiali Montepaschi, insieme al marchio e alle strutture necessarie per operare in autonomia, per poi proporne la combinazione con BPER. Se il progetto andasse avanti, BPER si troverebbe quindi a gestire due passaggi consecutivi: prima l'integrazione della Popolare di Sondrio, già efficace sul piano societario, e poi un'eventuale nuova aggregazione con una parte rilevante di MPS.
Risiko bancario 2026: gli altri movimenti in Italia
Fuori dalle grandi operazioni visibili, come un'OPAS o una fusione già annunciata, ci sono movimenti meno spettacolari che possono comunque cambiare gli equilibri tra le banche. Non sempre una banca prova a prenderne un'altra con un'offerta pubblica: a volte il passaggio è più graduale e passa da una quota rilevante nel capitale, da un accordo commerciale, da una modifica della governance o dal controllo di attività più redditizie, come il risparmio gestito.
Questi movimenti non fanno sempre notizia come una scalata, ma aiutano a capire quali banche avranno più margine di manovra nei prossimi mesi e quali soci potranno pesare sulle future aggregazioni.
Banco BPM
Il primo caso riguarda Banco BPM. Dopo aver respinto l'offerta di UniCredit lo scorso anno, la banca ha consolidato il controllo di Anima Holding, uno dei principali gruppi italiani del risparmio gestito, arrivando all'89,9% del capitale dopo l'offerta del 2025. Nello stesso tempo, ha dovuto fare i conti con il peso crescente di Crédit Agricole, che a gennaio 2026 ha ottenuto dalla BCE il via libera per salire oltre il 20% del capitale, diventando quindi più influente nelle decisioni della banca. A febbraio, Banco BPM ha cambiato anche le regole di governance, aumentando fino a sei (su quindici) i posti potenzialmente contendibili dalle minoranze nel consiglio.
Dopo l'8 giugno, però, la proposta di aggregazione con MPS ha riportato Banco BPM al centro dello scacchiere italiano, anche se il dossier va considerato soprattutto nel contesto della nuova sfida su Montepaschi, insieme all'OPAS di Intesa Sanpaolo e al ruolo di Unipol-BPER.
Banca Ifis-illimity
Il secondo caso è Banca Ifis-illimity: l'acquisizione di illimity è stata completata nell'agosto 2025 e nel 2026 il gruppo sta portando avanti l'integrazione industriale. A maggio Banca Ifis ha comunicato che illimity ha già fornito un primo contributo positivo all'utile di gruppo e che prosegue il lavoro di valorizzazione degli asset non core.
Un passaggio molto importante è arrivato il 28 maggio 2026, con l'accordo per la cessione a Prelios del 100% di ARECneprix, società controllata da illimity e specializzata nella gestione di crediti deteriorati, asset immobiliari e operazioni complesse. Il corrispettivo previsto è pari a 30 milioni di euro, con un beneficio patrimoniale stimato in circa 10 punti base di CET1 e un accordo pluriennale di servicing per garantire continuità nella gestione dei portafogli.
Risiko bancario Italia 2026: tabella di riepilogo
| OPERAZIONE | COSA È SUCCESSO | STATO ATTUALE | PERCHÉ È IMPORTANTE |
| UniCredit-Commerzbank | UniCredit ha formalizzato a marzo 2026 un'offerta pubblica di scambio su Commerzbank. A maggio è stato pubblicato il documento d'offerta, con rapporto di scambio pari a 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank. La banca tedesca ha raccomandato agli azionisti di non aderire. | Offerta in corso, con forte opposizione di Commerzbank e tensione anche sul piano regolamentare | È il dossier più ambizioso e più politico: punta a costruire un grande gruppo transfrontaliero, ma si scontra con resistenze industriali e nazionali molto forti |
| BPER – Banca Popolare di Sondrio | Dopo il controllo ottenuto nel 2025, il 20 aprile 2026 è diventata efficace la fusione per incorporazione di Popolare di Sondrio in BPER | Operazione chiusa sul piano societario, integrazione industriale in corso. BPER è però tornata centrale anche nella possibile partita MPS attraverso Unipol | È il passaggio che mostra cosa succede dopo il risiko: finita la battaglia per il controllo, inizia il processo di unificazione di rete, sistemi, personale e presidio territoriale |
| MPS – governance post Mediobanca | L'assemblea del 15 aprile 2026 ha confermato la linea di Luigi Lovaglio e la prosecuzione del progetto Mediobanca. Dopo l'8 giugno, però, la governance MPS è diventata parte di una vicenda più ampia, con Banco BPM e Intesa Sanpaolo interessate alla banca | Linea Lovaglio confermata ad aprile, ma scenario riaperto dalla nuova contesa su MPS | Non è una nuova OPS, ma è un passaggio molto importante: gli azionisti hanno scelto di non fermare il progetto Mediobanca e di proseguire con la regia che lo ha impostato |
| MPS – Mediobanca | Nella prima parte del 2026 MPS ha presentato il piano industriale del gruppo combinato, indicando obiettivi di utile, sinergie e distribuzioni agli azionisti. Sul tavolo resta anche il delisting di Mediobanca | Integrazione condizionata dai nuovi movimenti su MPS | È lo snodo che collega MPS, Mediobanca e Generali. Chi controllerà MPS potrà incidere anche sugli equilibri di Piazzetta Cuccia e del Leone |
| Banco BPM – Anima | Dopo il successo dell'offerta del 2025, Banco BPM è entrata nel 2026 con il controllo dell'89,9% di Anima, uno dei principali gruppi italiani del risparmio gestito | Controllo consolidato | Rafforza Banco BPM in un'attività ad alte commissioni e rende la banca meno dipendente dal solo margine d'interesse |
| Banco BPM – Crédit Agricole | A gennaio 2026 Crédit Agricole ha ottenuto il via libera della BCE a superare il 20% del capitale di Banco BPM. Poco dopo Banco BPM ha modificato la governance aumentando fino a sei i posti contendibili dalle minoranze nel consiglio | Movimento azionario e di governance in corso | Anche se non è un'acquisizione vera e propria, è un passaggio molto rilevante, perché aumenta il peso del socio francese negli equilibri futuri della banca |
| Banca Ifis – illimity | L'acquisizione di illimity è stata completata nel 2025. Nel 2026 Banca Ifis sta portando avanti l'integrazione e a maggio ha firmato la cessione di ARECneprix a Prelios per 30 milioni | Integrazione in corso e riordino degli asset non core già avviato | Rafforza Banca Ifis e amplia il perimetro del gruppo, con una logica industriale centrata su sinergie e riordino delle attività |
| MPS – Banco BPM – Intesa – Unipol/BPER | Tra il 7 e l'8 giugno 2026 MPS è tornata al centro del risiko: Banco BPM ha proposto una fusione alla pari, mentre Intesa Sanpaolo ha lanciato un'OPAS da circa 30,6 miliardi. Il piano Intesa prevede anche la cessione a Unipol di 635 filiali MPS da combinare con BPER | Fronte appena riaperto, con offerta Intesa da autorizzare e proposta Banco BPM in valutazione | È il nuovo snodo centrale del risiko bancario italiano 2026: può decidere il futuro di MPS, il ruolo di Mediobanca e Generali, e la possibile nascita di un secondo polo nazionale attorno a BPER-MPS |
E nel resto d'Europa?
BPCE ha concordato l'acquisto del 75% di Novo Banco in Portogallo per 6,4 miliardi di euro, in una delle più grandi operazioni bancarie transfrontaliere recenti dell'Eurozona. Con questa operazione persegue l'obiettivo di crescere fuori dalla Francia con una banca retail già profittevole e ben radicata e di rispettare il piano strategico Vision 2030, incentrato sullo sviluppo e la diversificazione delle attività in Francia, in Europa e nel resto del mondo.
L'austriaca Erste ha ottenuto il via libera del regolatore polacco per l'acquisto del 49% di Santander Bank Polska per 6,8 miliardi di euro (senza quindi far scattare un'OPA totalitaria perché resta sotto il 50% dei diritti di voto), entrando in uno dei mercati bancari più interessanti dell'Europa centro-orientale. Santander Bank Polska è la terza banca polacca per attivi ed è molto profittevole, anche perché beneficia di tassi locali più alti rispetto all'Eurozona. Quindi Erste, con questa mossa, si è rafforzata in un mercato dove fare banca retail rende di più che in molte aree dell'Europa occidentale.
Il 14 aprile 2026 l'austriaca BAWAG ha annunciato l'acquisizione dell'irlandese Permanent TSB per 1,62 miliardi di euro. L'obiettivo è quello di entrare più a fondo nel mercato irlandese e trasformarlo in una componente stabile della propria crescita europea. Permanent TSB è la terza banca irlandese, con circa 1,3 milioni di clienti, oltre 22 miliardi di euro di prestiti e più di 25 miliardi di depositi e BAWAG ha presentato l'operazione come una "franchise enhancing acquisition", ovvero un'acquisizione che rafforza la sua piattaforma retail, ampliando la diversificazione geografica del gruppo.
Quest'ultima operazione è ulteriormente rilevante anche per il suo significato simbolico e sistemico. Infatti, dopo la crisi finanziaria del 2008 e il crollo immobiliare irlandese, lo Stato dovette intervenire pesantemente per salvare il sistema bancario (circa 29,4 miliardi di euro nelle tre banche sopravvissute), con Permanent TSB che ricevette un salvataggio da circa 4 miliardi nel 2011. Per questo il governo era rimasto azionista di maggioranza della banca, con una quota del 57,5%. L'acquisizione da parte di BAWAG rappresenta quindi anche la chiusura dell'ultima partecipazione pubblica rimasta in una banca irlandese dopo la stagione dei salvataggi.
Sempre sul piano europeo, a maggio si è chiusa anche la vendita di TSB da parte di Banco Sabadell a Banco Santander. L'operazione, completata il 1° maggio 2026, ha un valore complessivo di circa 3,3 miliardi di euro e permette a Sabadell di uscire dalla controllata britannica per concentrarsi maggiormente sul mercato spagnolo. Per Santander, invece, l'acquisizione rafforza la presenza nel Regno Unito. È un'operazione diversa dalle grandi scalate viste in Italia, ma conferma la stessa tendenza: le banche europee stanno semplificando i perimetri, scegliendo dove crescere e dove liberare capitale.
Quelle che abbiamo appena elencato sono operazioni molto diverse tra loro, però hanno un punto in comune: il consolidamento in Europa. Le operazioni cross-border si possono fare, ma spesso avanzano dove trovano meno resistenze simboliche o dove gli asset sono più chiaramente contendibili. Se gli attori diventano banche fortemente identitarie o gli scenari sono sistemi nazionali più nervosi, le probabilità di un attrito crescono molto. E questo lo ha dimostrato anche il fallimento dell'OPA ostile di BBVA su Sabadell nell'ottobre 2025, dopo mesi di opposizione politica e industriale in Spagna.
"