(Teleborsa) - I prezzi del petrolio registrano un brusco aumento dopo una
nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, alimentando i timori di un possibile conflitto aperto e mettendo sotto pressione i mercati energetici globali.
Il greggio
WTI è salito fino a raggiungere gli 89 dollari al barile, mentre il
Brent ha superato i 95 dollari. A spingere i prezzi sono stati gli scontri nel Golfo di Oman e gli attacchi a navi commerciali nello strategico Stretto di Hormuz, punto cruciale per il transito del petrolio mondiale.
Secondo quanto dichiarato dal
presidente Donald Trump, la Marina statunitense ha aperto il fuoco contro una nave cargo iraniana, successivamente sequestrata dopo aver tentato di violare il blocco navale imposto da Washington. L’episodio segue un attacco iraniano contro una petroliera avvenuto il giorno precedente, attribuito ai Guardiani della Rivoluzione.
La situazione appare estremamente
fragile: il cessate il fuoco tra i due Paesi è in scadenza e le minacce si intensificano. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire infrastrutture strategiche iraniane se non verrà raggiunto un accordo.
I tentativi diplomatici sembrano
in stallo. Un nuovo round di colloqui previsto a Islamabad è incerto, con Teheran che ha già annunciato la propria assenza a causa del blocco navale e di altre tensioni irrisolte.
Dopo un breve allentamento delle tensioni alla fine della scorsa settimana, quando
l’Iran aveva annunciato la riapertura dello stretto, la situazione è rapidamente degenerata. Teheran ha infatti ribadito che il passaggio resterà chiuso finché gli Stati Uniti non revocheranno le restrizioni.
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