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CRIF, alto rischio fisico per oltre un terzo delle PMI italiane

Finanza
CRIF, alto rischio fisico per oltre un terzo delle PMI italiane
(Teleborsa) - Le PMI italiane restano soggette a una crescente esposizione ai rischi fisici legati al cambiamento climatico. È quanto emerge dal focus tematico dell’ESG Outlook 2026 di CRIF, l’osservatorio annuale sulla sostenibilità giunto alla quarta edizione. L’analisi copre 315.000 PMI e oltre 600 grandi aziende italiane, con dati provenienti dal Data Lake ESG di CRIF e aggiornati a dicembre 2025.

La metodologia - spiega una nota - permette di stimare l’esposizione di ciascuna impresa attraverso modelli di pericolosità ad alta risoluzione, considerando 18 fattori di rischio (acuto, cronico e sismico) su tre dimensioni: pericolosità geografica, vulnerabilità ed esposizione. Le previsioni si estendono fino al 2049, generando uno score da 1 (rischio basso) a 5 (rischio molto alto).

Il quadro complessivo per il 2025 è di sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, ma con una contenuta ricomposizione verso le classi di rischio più elevate. La classe di rischio Medio rimane la più rappresentata, con il 39,5% delle PMI. Le classi Alto e Molto Alto interessano complessivamente il 36,6% delle imprese (30,0% e 6,6% rispettivamente), in lieve aumento rispetto al 36,3% del 2024.

Riguardo l'esposizione creditizia, il 34,3% dei finanziamenti erogati a PMI è associato alle classi di rischio più alte (era il 33,4% nel 2024), rendendo più rilevante la capacità di misurare e monitorare questa esposizione con strumenti adeguati.

Tra i 18 fattori di rischio, in termini di esposizione a un rischio almeno "moderato", stress da alte temperature e ondate di calore continuano a rappresentare i fattori più rilevanti. Le alluvioni registrano invece la variazione più evidente rispetto al 2024.

Con riferimento all’esposizione a un rischio almeno "alto", il terremoto si conferma il fattore con i valori più elevati, stabile nel tempo in quanto indipendente dalle variazioni climatiche. Le variazioni più significative rispetto all’anno precedente riguardano alluvioni e frane, coerentemente con l’aggiornamento dei rispettivi modelli di stima.

La distribuzione territoriale conferma una significativa eterogeneità regionale, sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna si collocano ai vertici della classifica registrando livelli di rischio più elevati, mentre Piemonte, Molise, Lombardia e Toscana presentano valori più contenuti. A livello di rischio regionale almeno "alto", i valori più elevati si registrano in Valle d’Aosta, Calabria e Sicilia.

(Foto: Clayton Cardinalli su Unsplash)
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