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Legge elettorale, sulle preferenze sgambetto a Meloni (che si arrabbia)

"vince la palude". il commento della Premier

Economia
Legge elettorale, sulle preferenze sgambetto a Meloni (che si arrabbia)
(Teleborsa) - Per un solo voto, alla Camera, non passa l'emendamento sulle preferenze su cui Giorgia Meloni ha "messo la faccia" arrivando a sfidare le opposizioni con la richiesta di contarsi senza ricorrere al voto segreto. Finisce così una giornata che ha registrato un pienone visto raramente in Aula, coi ministri-deputati corsi al proprio scranno dopo il Cdm per partecipare a una votazione che è finita, come nel centrodestra sembrava non si aspettassero più, con il ko sulle preferenze.

Almeno una trentina di voti mancanti - nei conti a spanne che si fanno nei capannelli - e la caccia ai franchi tiratori che parte immediatamente mentre le opposizioni brindano e chiedono immediate "dimissioni". Con una coda notturna delle opposizioni che 'occupano' l'Aula e chiedono la sospensione dei lavori per il filmato dei vannacciani che filmano il loro voto segreto per evitare l'accusa di essere franchi tiratori. E - mentre Roberto Giachetti viene espulso per "aver sifdato la presidenza" - puntano il dito contro il deputato di Futuro Nazionale, Domenico Furgiuele, che in Aula avrebbe pronunciato il nome di Hitler.


"Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude", il commento amaro, a caldo della premier, che rivendica la scelta di avere tentato di "reintrodurre le preferenze dopo più di 30 anni di liste bloccate". E certo non nasconde che a mancare siano stati anche "diversi voti" della maggioranza ma la chiosa, al veleno, tenta di ributtare la palla nell'altro campo, perché "l'opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto"
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