Milano 13:46
52.286 +0,61%
Nasdaq 16-set
28.945 +0,02%
Dow Jones 16-set
51.462 -1,21%
Londra 13:46
10.744 +0,52%
Francoforte 13:46
25.689 +0,59%

Federmeccanica: produzione industriale resta fragile e segnali di ripresa sono discontinui

L'indagine congiunturale

Economia
Federmeccanica: produzione industriale resta fragile e segnali di ripresa sono discontinui
(Teleborsa) - Le tensioni geopolitiche persistenti e la volatilità dei costi energetici hanno continuato a pesare sull'attività delle imprese manifatturiere italiana nel secondo trimestre del 2026, con la produzione industriale che resta "fragile" e i segnali di ripresa che risultano "ancora discontinui": il tono più vigoroso di inizio trimestre si è poi ridimensionato fino alla frenata di giugno. È quanto emerge dalla 179esima edizione dell'Indagine congiunturale di Federmeccanica sull'Industria Metalmeccanica - Meccatronica italiana.

La debolezza della nostra industria, infatti, emerge chiaramente dagli ultimi dati: nel secondo trimestre dell'anno in corso la produzione è aumentata leggermente, sia in termini congiunturali (+0,4%) sia in termini tendenziali (+0,5%). L'attività produttiva metalmeccanica ha ugualmente rallentato nel secondo trimestre rispetto al primo pur dimostrando una maggiore tenuta nei valori. Tra aprile e giugno dell'anno in corso, infatti, i volumi di produzione sono cresciuti in media dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,2% nel confronto l'analogo periodo del 2025.

La tenuta del settore è stata sostenuta soprattutto dalle fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (+3,2% congiunturale e +13,4% tendenziale) e di Altri mezzi di trasporto (rispettivamente +2,1% e +4,9%). In controtendenza la produzione di Apparecchiature elettriche che è diminuita dell'1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% rispetto al secondo trimestre del 2025.

Nell'Unione europea, dopo il ribasso registrato nei primi tre mesi del 2026, nel secondo trimestre c'è stata un'inversione di tendenza dell'attività produttiva sia nel comparto manifatturiero (+1,3% congiunturale) sia in quello metalmeccanico (+1,6%), nonostante il rallentamento registrato a giugno. Dopo il calo produttivo registrato dal settore a inizio 2026, la Germania ha mostrato un lieve recupero (+0,3% su base congiunturale), mentre la Spagna ha segnato una ripresa più marcata (+3,3%); Francia e Italia hanno invece confermato i modesti risultati positivi del primo trimestre, rispettivamente pari a +0,4% e +0,5%.

Nel primo semestre del 2026, le esportazioni metalmeccaniche sono aumentate in media dell'8,3% rispetto al 2025, sostenute soprattutto dai mercati extracomunitari (+9,9%) rispetto a quelli dell'Unione Europea (+6,9%). Le importazioni sono cresciute ancora di più (+11,9%) e il saldo dell'interscambio si è così attestato a circa 23 miliardi di euro, sotto i 25 miliardi registrati nel primo semestre del 2025.

Con riferimento al fattore lavoro, sebbene nel periodo gennaio-giugno del 2026 le ore di Cassa Integrazione Guadagni complessivamente autorizzate per gli addetti delle aziende metalmeccaniche siano diminuite del 22,1%, rispetto all'analogo periodo del 2025, le richieste di CIGS hanno superato quelle di CIGO, rispettivamente 73,1 milioni e 50,7 milioni. La crescita della CIGS è riconducibile soprattutto all'aumento delle ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali (+62,6%) a fronte del calo di quelle destinate ai contratti di solidarietà (-33,7%).

"La nostra industria è in pericolo e con essa lo è il futuro del Paese - ha commentato la Vicepresidente di Federmeccanica, con delega all'Ufficio Studi, Alessia Miotto - I segnali della nostra indagine diventano tanti indizi che fanno una prova e anche qualcosa di più. Potrebbe essere già una sentenza. Il nostro appello è rivolto al governo dell'Europa e del Nostro Paese. Dobbiamo unire le forze per proteggere l'industria in generale e la metalmeccanica/meccatronica in particolare. Le guerre producono effetti devastanti, la crisi di altri Paesi a noi collegati si riflette sulle nostre filiere, le complessità della transizione continuano a pesare su settori strategici".

"Ci sono alcune luci che vengono da comparti come quello della navalmeccanica ma c'è il rischio che poi si navighi in un mondo manifatturiero sommerso dalle grandissime criticità. Non possiamo permettercelo - ha aggiunto - Ai tanti problemi che provengono dai diversi angoli del mondo facendoci trovare tra due e più fuochi, si aggiungono focolai interni che possono consumare ulteriormente la nostra capacità industriale. Il caso ex Ilva è emblematico. Nulla è ancora perduto e si può salvaguardare questo fondamentale asset italiano per poi rilanciarlo. Per far questo, per non essere ancor più dipendenti dall'estero, bisogna trovare il modo per sviluppare un circuito virtuoso, il ciclo integrato con anche l'area a caldo".

(Foto: Clayton Cardinalli su Unsplash)
Condividi
```