(Teleborsa) - Un mercato azionario che vale il 47% del PIL italiano, contro il 107% della Francia, il 130% del Regno Unito e il 185% della Svezia. È da questo divario - fotografato dallo studio "Più Borsa, più crescita: l'Italia delle 1000 quotate", curato dalla SDA Bocconi School of Management - che è partita la
Conferenza Euronext Italia 2026, "L'Italia delle 1000 quotate", che si è svolta a Roma, nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio.
La ricerca prova a rispondere a una domanda tanto semplice quanto ambiziosa: cosa cambierebbe per il sistema Paese se le società quotate in Italia passassero dalle attuali circa 400 a 1000? Nello scenario "Target" costruito dai ricercatori - una
capitalizzazione pari al 100% del PIL - gli
effetti stimati sono un +0,95 punti percentuali di crescita del PIL, +2,09 punti di gettito fiscale e -1,93 punti di disoccupazione. Anche nello scenario più prudenziale, quello "Conservative" (80% cap./PIL), i benefici restano rilevanti: +0,60 pp di PIL, +1,30 pp di gettito, -1,20 pp di disoccupazione. Nello scenario "Best Case" (125% cap./PIL) si arriverebbe invece a +1,40 pp di PIL.
Non solo macroeconomia: lo studio, basato su dati 2015-2024, mostra come
le società quotate italiane crescano sistematicamente più delle omologhe private. I ricavi delle quotate sono aumentati in media dell'8,2% l'anno, contro il 4,7% delle non quotate; la produttività per dipendente è superiore del 24%; la crescita occupazionale è più che doppia (3,8% contro 1,2%); l'EBITDA margin medio è del 14,8% contro l'11,2%. Le quotate, pur essendo appena lo 0,01% del tessuto imprenditoriale italiano, hanno generato circa il 20% delle operazioni di M&A registrate nel Paese tra il 2015 e il 2025.
Proprio su questo terreno - i vantaggi concreti, ma anche gli oneri, dello status di società quotata - si è sviluppata la
tavola rotonda "La testimonianza delle società quotate", che ha visto sul palco Maria Laura Garofalo (AD di
Garofalo Health Care), Matteo Liberali (Presidente e AD di
LU-VE), Francesco Nalini (AD di
Carel Industries), Giuseppe Paronetto (Presidente e AD di
Alia Mentis) e Tatiana Rizzante (AD di
Reply), moderati da Barbara Lunghi, responsabile mercati azionari primari di Borsa Italiana-Euronext.
Senza complessi di inferiorità verso le multinazionaliPer
Giuseppe Paronetto, AD di Alia Mentis, la quotazione è stata la chiave per competere ad armi pari con i grandi gruppi internazionali: "La Borsa per noi è assolutamente la leva definitiva per la scalabilità", ha detto. "Ci ha permesso di entrare, senza nessun compromesso, nel pieno contesto industriale da protagonisti e senza nessun tipo di criterio di inferiorità nei confronti delle grosse multinazionali che ci chiedono di servirle e di rassicurarle che ci saremo anche domani. Da impresa italiana, oggi siamo fieri di poter rispondere a pieno titolo a qualsiasi esigenza".
Gli oneri della quotazione, tra disciplina e opportunitàFrancesco Nalini, AD di Carel Industries, ha offerto una lettura articolata, senza nascondere i costi organizzativi che la quotazione comporta: "Essere quotati comporta anche degli oneri, comporta una strutturazione maggiore dal punto di vista dell'organizzazione e del controllo, ed è importante dedicare tempo e attenzione al dialogo con il mercato e con gli investitori". Ma, ha aggiunto, "questi stessi elementi, pur essendo un onere, rappresentano anche una grande opportunità per avere un maggiore controllo dei rischi nell'ambito di un'azienda che cresce, anche perché il dialogo con gli investitori è sempre stimolante e impone quella chiarezza strategica che a volte un'azienda puramente privata non ha".
Nalini ha poi indicato altri due vantaggi concreti dello status di quotata: l'accesso ai mercati dei capitali "in modo molto più facile che non essendo quotati" quando l'azienda ha bisogno di risorse, e la gestione dei passaggi generazionali: "Quando sei quotato, se ci sono membri della famiglia che vogliono uscire dall'azienda possono farlo più facilmente e, analogamente, nel lungo termine c'è una maggiore garanzia di avere sempre le persone con le caratteristiche migliori per gestire l'azienda, cosa non sempre scontata in un'azienda privata". Un punto, quest'ultimo, coerente con i dati emersi dallo studio SDA Bocconi sulle migliori performance delle quotate: "Anche i numeri che abbiamo visto oggi dimostrano come mediamente le aziende quotate abbiano performance significativamente migliori rispetto a quelle non quotate", ha concluso.
Da una SPAC all'accelerazione della crescitaUn percorso diverso, quasi non pianificato, quello raccontato da
Matteo Liberali, AD di LU-VE: "È stato un percorso quasi casuale, non era nei piani. Ci siamo quotati attraverso una SPAC nel 2015 e da allora è stato un percorso di crescita molto veloce, molto accelerato. Era proprio quello l'obiettivo della quotazione, cioè accelerare il processo di crescita e di internazionalizzazione del gruppo, e devo dire che i risultati sono confortanti".
Liberali non ha però risparmiato una critica ai costi del percorso di quotazione tramite SPAC, che ha comportato un doppio passaggio sul mercato: "Essendoci quotati attraverso una SPAC, abbiamo fatto due quotazioni diverse: prima all'ex AIM, e poi un secondo prospetto informativo per passare al mercato principale, per cui abbiamo pagato due volte gli oneri". Da qui l'auspicio di semplificazioni normative, accompagnato da una battuta pungente sul ruolo degli intermediari: "Le semplificazioni sono sempre benvenute. Io dico sempre che il processo di quotazione è il paradiso di consulenti, avvocati, società di revisione, perché loro fatturano un sacco di soldi, ma poi le decisioni alla fine le deve prendere l'imprenditore".
Le testimonianze nel quadro delle proposte di policyLe esperienze raccontate dagli amministratori delegati si inseriscono nel
percorso di policy che lo studio SDA Bocconi indica per colmare il gap con gli altri mercati europei: canalizzare il risparmio delle famiglie verso l'azionariato, anche in vista dei futuri Saving and Investment Accounts europei; coinvolgere maggiormente gli investitori istituzionali; rendere strutturali gli incentivi fiscali alla quotazione, come il Bonus IPO; rafforzare l'ecosistema di intermediari e advisor; proseguire con le riforme regolamentari già avviate - Legge Capitali, riforma del TUF, Listing Act europeo in vigore dal 2026 - semplificando ulteriormente il processo, proprio nel senso auspicato da Liberali; e promuovere una trasformazione culturale che porti famiglie e imprenditori a vedere la Borsa non come una perdita di controllo, ma come strumento di crescita e continuità.
Secondo lo studio, per centrare l'obiettivo delle 1000 quotate servirebbero circa
602 nuove quotazioni nette in un arco di dieci anni, concentrate soprattutto sulle imprese di maggiori dimensioni: le 313 società con ricavi superiori a 250 milioni di euro coprirebbero da sole il 52% delle nuove quotazioni e l'88% della nuova capitalizzazione stimata, per un totale di circa 489 miliardi di euro. Sommando crescita organica, nuove quotazioni e loro apprezzamento, lo studio stima un gap di capitalizzazione da colmare di circa 1.204 miliardi di euro, per arrivare a una capitalizzazione complessiva di 2.279 miliardi.