Canapa, filiera italiana da 500 milioni e 30.000 addetti
L'articolo 18 arriva in Consulta a ottobre, due questioni pendenti alla Corte Ue
(Teleborsa) - La filiera italiana della canapa industriale vale mezzo miliardo di euro e occupa 30.000 persone, distribuite su circa 3.000 aziende agricole: sono le stime di Coldiretti, che da oltre un anno chiede la modifica dell'articolo 18 del decreto sicurezza. La norma — introdotta dal decreto legge 48 dell'11 aprile 2025 e confermata dalla legge di conversione 80 del 9 giugno 2025 — vieta importazione, commercio e distribuzione delle infiorescenze di canapa coltivata ai sensi della legge 242 del 2016, cioè delle varietà a basso contenuto di THC già ammesse alla coltivazione. Il segmento colpito è quello a maggiore marginalità dell'intera filiera.
A sedici mesi dall'entrata in vigore, la norma è sotto esame in tre sedi giudiziarie contemporaneamente. Tre giudici hanno rimesso l'articolo 18 alla Corte costituzionale: il primo è stato il giudice per le indagini preliminari di Brindisi, con ordinanza del 26 giugno 2025, che ha eccepito l'assenza dei presupposti di necessità e urgenza richiesti dall'articolo 77 della Costituzione, la punibilità per presunzione di una condotta priva di offensività accertata e il possibile contrasto con l'articolo 34 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea; sono seguiti un giudice del tribunale di Brescia e, nell'aprile 2026, il tribunale di Trani. La prima udienza davanti alla Consulta è attesa il mese prossimo.
Parallelamente il Consiglio di Stato ha investito la Corte di giustizia dell'Unione europea su due fronti. Il 14 novembre 2025 ha rimesso ai giudici di Lussemburgo la compatibilità comunitaria del divieto sulle infiorescenze. Su un secondo procedimento, relativo al decreto del Ministero della Salute del 27 giugno 2024 che ha iscritto le composizioni orali a base di cannabidiolo nella tabella dei medicinali stupefacenti, nel dicembre 2025 Palazzo Spada ne ha sospeso in via cautelare l'efficacia richiamando il rischio di un grave pregiudizio economico e occupazionale per le imprese ricorrenti; dopo l'udienza di merito del 7 maggio 2026 ha sospeso il giudizio e trasmesso gli atti alla Corte di giustizia con cinque questioni pregiudiziali, tra cui la proporzionalità di una disciplina generalizzata e i limiti del principio di precauzione in assenza di effetti psicotropi accertati.
Sul terreno, l'applicazione della norma ha prodotto un esito divergente da quello atteso. L'associazione Canapa Sativa Italia, che ha istituito un osservatorio sui procedimenti, ne monitora 29: diciotto si sono chiusi con la restituzione della merce sequestrata, sei con l'archiviazione e uno con un'assoluzione. Negli ultimi mesi i sequestri sono diminuiti. Il riferimento giuridico che le imprese richiamano è la pronuncia della Corte di giustizia del novembre 2020 nel caso noto come Kanavape, secondo cui il cannabidiolo in quanto molecola non costituisce uno stupefacente.
In questo quadro si colloca l'esperienza di Primero, società romana attiva nella canapa industriale e nel CBD con tre punti vendita nella Capitale, consegne a domicilio, spedizioni sul territorio nazionale e un'azienda agricola avviata nel 2025. Nel dicembre 2025 uno dei negozi è stato oggetto di sequestro, merce compresa, con due collaboratori coinvolti nel procedimento; la procura di Roma ha successivamente disposto il dissequestro del prodotto e, secondo quanto riferisce la società, il procedimento è in attesa di archiviazione. Nessuna responsabilità è stata accertata. Il costo indicato dall'azienda è di sessanta giorni di chiusura del punto vendita.
"Negli anni abbiamo avuto dubbi su dove investire", afferma Fulvio Maria Riccieri, amministratore delegato di Primero. "Immagina aprire negozio dopo negozio, investire dei soldi senza avere minimamente idea di cosa succede domani". Sul provvedimento più recente il manager ridimensiona la discontinuità: "In realtà non è cambiato nulla rispetto a prima, solo che ha fatto tanto clamore e non ha fatto altro che mettere un paletto in più in una situazione che era già complessa".
L'effetto economico dell'incertezza si misura sul capitale circolante: un sequestro immobilizza scorte e liquidità per mesi, con il rischio che la merce si deteriori prima della restituzione. "Oggi che è passato il sequestro sto di nuovo col dubbio che domani tornano e magari sequestrano tutto", dichiara Simone D'Angelo, socio della società. Sul piano del personale, Riccieri sostiene che "i nostri dipendenti ogni giorno della loro vita, andando al lavoro, rischiano la galera".
La risposta delle imprese più strutturate passa dalla riduzione della dipendenza dalla vendita al dettaglio del fiore, con l'estensione a coltivazione, trasformazione, cosmetica, alimentare a base di semi e turismo rurale. Riccieri e D'Angelo hanno acquisito un terreno, messo a dimora circa 9.000 piante e rilevato un casale adiacente alla coltivazione, destinato a diventare un agriturismo dedicato alla canapa. Sul fronte dei controlli, le associazioni di categoria, tra cui Canapa Sativa Italia, hanno acquistato test rapidi in grado di determinare immediatamente il contenuto di THC di un prodotto, da mettere a disposizione delle forze dell'ordine per uniformare le verifiche. "Noi chiediamo a gran voce solo di poter lavorare e di ottenere una norma, una regola chiara che ci consenta di fare investimenti", dichiara Riccieri. "Abbiamo proprio scelto di investire in uno dei settori più complessi d'Italia".
Gli elementi per una valutazione economica dell'operazione restano limitati. Primero non ha comunicato fatturato, investimento nell'azienda agricola, valore della merce sequestrata né perdita di ricavi quantificata per i sessanta giorni di chiusura; il portafoglio di oltre 10.000 clienti è un dato autodichiarato non verificabile in modo indipendente, e l'agriturismo non risulta al momento operativo.
Sull'intero comparto pesa inoltre l'assenza di rilevazioni ufficiali: le dimensioni della filiera circolano in versioni differenti a seconda della fonte, e nessuna statistica pubblica misura il segmento della vendita al dettaglio di infiorescenze e derivati. Le due pronunce attese — quella della Consulta e quella della Corte di giustizia — determineranno il perimetro entro il quale gli investimenti annunciati potranno essere recuperati.
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