(Teleborsa) -
Prosegue l’effetto negativo della guerra in Iran sui consumi degli italiani, con
le vendite al dettaglio che a settembre registrano un nuovo calo su base annua. Lo afferma i
l Codacons, commentando i dati dell’istituto di statistica.
"Situazione destinata a peggiorare"
La
guerra in atto continua a generare conseguenze sui prezzi al dettaglio e sui consumi degli italiani – analizza l’associazione – La prova arriva dai dati tendenziali, con le vendite che schizzano in valore del +1,6% ma calano in volume del -0,1%. Una situazione che, purtroppo, è destinata a peggiorare negli ultimi mesi dell’anno, considerata l’impennata dell’inflazione e i forti rialzi che stanno investendo energia, trasporti e listini alimentari, determinando un aumento generalizzato del costo della vita che impatterà inevitabilmente sui consumi e sulla spesa delle famiglie – conclude il Codacons.
"Paese è fermo" "Un Paese fermo. Non è certo un bel segnale che al rientro dalle vacanze gli italiani non abbiano fatto acquisti maggiori rispetto ad agosto, nemmeno per riempire i frigoriferi vuoti. Le
vendite alimentari, nonostante l'inflazione, restano invariate su agosto e addirittura calano dello 0,3% in volume.
Un po' meglio quelle non alimentari, ma siamo a un +0,1% in volume, ossia il minimo possibile" afferma Massimiliano
Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati Istat sulle vendite di settembre.
"Su base tendenziale a far salire dell'1,6% le vendite è solo l'inflazione, visto che in volume scendono. Inoltre, andando ad analizzare la forma distributiva, è solo il commercio elettronico a tirare le vendite, unico settore ad essere in territorio
positivo sia in valore che in volume insieme alle vendite non alimentari della grande distribuzione. Insomma,
andiamo male" conclude Dona.
"Sostenere potere d'acquisto" I dati diffusi dall'Istat relativi alle vendite al dettaglio del mese di settembre
"evidenziano a livello tendenziale una crescita a valore del +1,6% accompagnata da un calo a volume del -0,1%. Si conferma anche a settembre un andamento debole dei consumi, penalizzati da un quadro economico che continua a essere caratterizzato da un elevato livello d'incertezza. A pesare sono soprattutto i rincari dei beni energetici, alimentati dalle tensioni internazionali, che stanno contribuendo a una nuova accelerazione dell'inflazione". Così
Federdistribuzione che sottolinea: "A ciò si aggiunge il peggioramento del clima di fiducia dei consumatori rilevato a ottobre dall'Istat, un segnale che rischia di compromettere le prospettive di ripresa della domanda interna nei prossimi mesi.
Un contesto che desta preoccupazione anche in vista della parte finale dell'anno, fondamentale per i risultati economici delle imprese".
In questo scenario, la Legge di Bilancio attualmente all'esame del Parlament
o "rappresenta un'occasione importante per orientare le risorse disponibili verso misure in grado di sostenere il potere d'acquisto delle famiglie e gli investimenti delle imprese, con l'obiettivo di rafforzare le condizioni per una crescita più solida e duratura dell'economia italiana".
Rincari pesano come macigno su tasche italiani I dati Istat sulle vendite al dettaglio attestano come i rincari che hanno colpito il settore alimentare stiano pesando come un macigno sulle tasche degli italiani, con le famiglie che continuano a spendere enormemente di più pur tagliando il carrello della spesa, afferma
Adusbef, commentando i numeri forniti oggi dall’Istat.
L’andamento delle vendite alimentari nei primi 9 mesi dell’anno è allarmante: a fronte di un abnorme incremento del valore del +1,9%, il volume delle vendite di cibi e bevande diminuisce del -0,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Ciò equivale ad un carrello alimentare quantitativamente più vuoto, al netto dell’inflazione, per complessivi 400 milioni di euro solo nel periodo gennaio-settembre 2026, considerata la spesa media mensile delle famiglie italiane per cibi e bevande – calcola Adusbef – Ma i rincari che stanno colpendo il comparto determinano un pericoloso paradosso: si continua a spendere di più per acquistare sempre meno. L’aumento dei prezzi seguito alla guerra in Medio Oriente ha spinto infatti al rialzo il valore delle vendite alimentari, cresciute per complessivi 2,5 miliardi di euro nei primi 9 mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
“Sul settore alimentare si sta abbattendo uno tsunami determinato da caro-carburante, energia alle stelle e guerra in Medio Oriente – avvisa il presidente Adusbef
, Antonio Tanza – Fattori che causano una sensibile crescita dei listini al dettaglio costringendo le famiglie a modificare le