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Lunedì 6 Aprile 2020, ore 07.15
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La nave dei folli

L'Europa delle regole è senza regole.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Negozio russo a Limassol. Cipro.Il potere politico è affidato al direttorio franco-tedesco, che non figura in nessun trattato dell’Unione. Quello finanziario e monetario viene esercitato con regole che cambiano continuamente senza che mai nessuno ne discuta, se non una trentina di politici e i loro sherpa. Gli articoli 123 e 125 del trattato istitutivo della Bce, ad esempio, dopo essere stati citati per molti anni ogni dieci minuti (sono quelli che vietano il sostegno del debito dei singoli stati e le operazioni di monetizzazione) sono spariti d’incanto una mattina d’agosto senza un referendum o un dibattito parlamentare. Sono spariti nella testa della Merkel e sono di conseguenza usciti dalla scena del mondo. Esse est percipi, diceva Berkeley. Se smetto di pensare a una cosa e sono la Merkel, questa cosa cessa di esistere.

L’Esm, per fare un altro esempio, cambia natura una volta al mese ed è riuscito in questo modo a non combinare quasi niente da quando è nato. Nei salvataggi dei sempre più numerosi paesi che cadono in crisi l’unica regola è che non ci sono regole. Ogni caso è un caso unico. Una volta l’azzeramento tocca ai titoli di stato, una volta ai bond bancari, una volta ai depositi piccoli e grandi, poi solo a quelli grandi. La prossima volta potrebbe toccare a tutto e sarebbe di nuovo presentata come un caso unico.

Fino a dieci anni fa le borse dei paesi emergenti quotavano a sconto (e le loro obbligazioni rendevano più delle nostre) perché le loro regole del gioco erano considerate incerte. Non si sa mai cosa può capitare, si diceva, e si scuoteva la testa. Oggi siamo noi europei a monetizzare il debito, a bloccare i movimenti di capitale e a cambiare continuamente le regole. Tocca a noi, quindi, andare a sconto sulla nostra valuta, sulle nostre azioni e suoi nostri titoli di stato.

Dobbiamo quindi imparare a comportarci come i russi e iniziare a spostarci su mercati più cari in cambio del fatto che sono più prevedibili. La borsa di New York è più cara delle nostre, ma fra dieci anni l’America avrà banche sane e industrie competitive, l’Europa (Germania a parte e solo per le industrie) non si sa bene che cosa avrà. Quanto al dollaro, fra 10 anni ci sarà di sicuro, l’euro non si sa. Considerando che il dollaro è ancora abbastanza a buon mercato non c’è da esitare troppo a comprarne a ogni buona occasione.

L’ottimo Dijsselbloem, dopo la sua proposta di fare tutti come a Cipro, è stato attaccato ingiustamente. La sua idea di smontare le banche con i soldi di azionisti, obbligazionisti e depositanti (e non dei contribuenti) non è di per sé folle. È anzi la regola negli Stati Uniti. Anche l’accusa di incoerenza per non avere colpito i depositanti in una recente risoluzione di una grossa banca olandese è stata almeno in parte ingenerosa. Saranno infatti solo i contribuenti olandesi a ripianare il buco della banca, non quelli di tutta Europa. L’Olanda, poi, come la Francia, sta ormai entrando a pieno diritto nel club dei paesi in crisi e stagnazione strutturale. I suoi mutui sono il 107 per cento del Pil, più del doppio dei nostri, e il mercato della casa olandese sta cominciando a barcollare in modo preoccupante. Che l’Olanda non sia in questo momento in vena di generosità verso il Mediterraneo è comprensibile.

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