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La durezza dei dati

Spendiamo perché siamo felici o perché siamo infelici?

Negli anni Duemila, quando la Cina era arrivata a crescere del 13 per cento l'anno, era profondamente radicata, in Occidente, la convinzione che i suoi dati ufficiali fossero truccati e gonfiati per esigenze di propaganda. Si era così formata una cottage industry di sinologi occidentali (o di cinesi occidentalizzati) che si dedicava alla raccolta e allo studio esclusivo dei dati duri e verificabili, come il consumo di energia elettrica o di acciaio. Molto studiati, perché considerati non manipolati, erano poi i dati occidentali di interfaccia con la Cina, come il numero di container cinesi che arrivavano da noi e quello dei nostri container che partivano per Shanghai.

La cosa curiosa è che i dati ricostruiti in Occidente si rivelavano puntualmente molto simili a quelli ufficiali cinesi. Fu per questo che gli analisti che si dedicavano a questa ricostruzione dovettero a un certo punto riconvertirsi ad altre attività.
Oggi questo scetticismo sui dati ufficiali si va diffondendo in alcune parti dei nostri mercati. Ne elenchiamo brevemente le ragioni.

La prima è che i dati duri sono ampiamente corretti, prima di essere presentati al pubblico, da modelli statistici. Alcuni di questi, come quelli che destagionalizzano i dati, sono meritevoli e ampiamente accettati. Altri, meno noti, sono sempre più contestati. Si prenda ad esempio il numero dei nuovi posti di lavoro creati ogni mese negli Stati Uniti, uno dei dati più importanti per i mercati. Questo numero, che dopo il Covid si è stabilizzato su una media di 250mila unità mensili, è gonfiato di 100mila unità da un modello che ipotizza che nascano ogni mese nuove imprese in numero molto maggiore rispetto a quelle che chiudono. Ebbene, quando ogni anno si rifanno i conti a consuntivo, si scopre che il contributo delle nuove imprese alla creazione di nuovi posti di lavoro è stato molto più basso di quello ipotizzato dal modello. I nuovi occupati, di conseguenza, sono puntualmente meno di quello che si era inizialmente pensato (un milione in meno l'anno scorso).
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