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8 per mille, erogati 1,6 miliardi di euro. Chiesa Cattolica sotto quota 68%, lo Stato accelera

I dati del MEF

Economia
8 per mille, erogati 1,6 miliardi di euro. Chiesa Cattolica sotto quota 68%, lo Stato accelera
(Teleborsa) - Nel 2026 il totale erogato con il meccanismo dell'8 per mille ammonta a circa 1,6 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati del ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF). Le erogazioni relative all'anno in corso sono calcolate sulla base delle scelte espresse dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi per l'anno d'imposta 2022.

Su un totale di 42 milioni di contribuenti, poco più di 16,8 milioni (circa il 40,1%) hanno espresso una scelta valida in dichiarazione: una quota che resta sostanzialmente stabile da anni, mentre il restante 59% circa dei contribuenti non si esprime, lasciando che la propria quota venga comunque ripartita in proporzione alle preferenze di chi ha firmato.

La Chiesa Cattolica resta la destinataria principale dei fondi, ma la sua quota continua a scendere: il 27% dei contribuenti che hanno espresso una scelta (11,35 milioni di persone) ha indicato la Cei, per un importo complessivo di circa 1,06 miliardi di euro, pari al 67,3-67,8% del totale erogato a seconda che si guardi alla quota di scelte o alla quota di importo effettivamente distribuito.

Allo Stato va invece una fetta in crescita: il 10,8% dei contribuenti (4,53 milioni) ha scelto questa opzione, per 426 milioni di euro, pari al 26,6-26,8% del totale. Tra le finalità indicabili per la quota statale, l'edilizia scolastica resta la voce più scelta, seguita da calamità naturali e fame nel mondo.

L'8 per mille è la quota, pari appunto allo 0,8% del gettito Irpef, che i contribuenti possono destinare - senza alcun costo aggiuntivo per loro - allo Stato oppure a una delle confessioni religiose che hanno sottoscritto un'intesa con la Repubblica italiana. Chi non esprime alcuna scelta non "perde" la propria quota: questa viene comunque redistribuita proporzionalmente tra i soggetti scelti da chi invece ha firmato, un meccanismo che amplifica il peso delle preferenze espresse.

Il dato più significativo che emerge guardando la serie storica pubblicata dal MEF è il progressivo riequilibrio tra le due destinazioni principali. Un raffronto con il 2010 mostra bene la portata del fenomeno: quell'anno l'82% circa dei contribuenti che avevano espresso una scelta aveva indicato la Chiesa Cattolica, contro appena il 13% circa che aveva scelto lo Stato. Quindici anni dopo, nel 2026, il rapporto si è ridotto a circa 67% contro 27%: la quota della Cei si è ristretta di oltre 14 punti percentuali, mentre quella statale è più che raddoppiata.

I dati provvisori relativi ai redditi 2023, che saranno erogati nel 2027, confermano la direzione: la quota della Chiesa Cattolica scenderebbe ulteriormente al 66,2%, mentre quella dello Stato salirebbe al 27,7%, il valore più alto mai registrato nella serie storica disponibile.

Tornando ai dati di quest'anno, dopo Chiesa Cattolica e Stato la cifra più alta va alla Chiesa Evangelica Valdese, scelta da 497mila contribuenti (2,9% delle scelte) per un importo di 46,4 milioni di euro. Segue l'Unione Buddhista Italiana, indicata da 187mila contribuenti (1,1%) per 17,4 milioni di euro, e l'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, con 91mila preferenze (0,5%) e 8,5 milioni di euro erogati.

Più staccate le altre confessioni: all'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane vanno 4,5 milioni di euro (49mila contribuenti, 0,3%), all'Arcidiocesi Ortodossa 3,68 milioni (39mila contribuenti, 0,2%), all'Unione Induista Italiana 2,41 milioni (26mila contribuenti, 0,2%), all'Unione delle Chiese cristiane avventiste del 7° giorno 1,86 milioni (20mila contribuenti, 0,1%) e alle Assemblee di Dio in Italia 1,58 milioni di euro (41mila contribuenti, 0,25%).
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