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Gender pay gap: nel 2025 liberi professionisti hanno guadagnato 19,4% in più rispetto a colleghe

Economia
Gender pay gap: nel 2025 liberi professionisti hanno guadagnato 19,4% in più rispetto a colleghe
(Teleborsa) - Nel 2025 i liberi professionisti hanno guadagnato in media il 19,4% in più delle colleghe, pari a 3.739 euro di differenza tra i fatturati medi: 23.032 per gli uomini in Partita Iva contro i 19.293 delle donne. Il divario è di circa dieci punti percentuali più basso rispetto a quello registrato nel lavoro dipendente nel settore privato, ma rispetto al 2024 è leggermente aumentato (+1,1%). Il gap è strutturale e parte dalla giovane età per andare aumentare nel tempo, fino a raggiungere il picco del 35%, cioè 7.652 euro, nella fascia di età compresa tra i 46 e i 55 anni. A guidare la classifica dei settori con le disparità più marcate c’è il manifatturiero, la parità è sfiorata nell’istruzione, mentre l’unico che vede le libere professioniste guadagnare più dei colleghi uomini è quello dei servizi di alloggio e ristorazione.

Da uno studio della tech company Fiscozen, che ha analizzato i dati di oltre 45mila Partite Iva per monitorare lo stato del divario retributivo nel mondo della libera professione, emerge infatti che la manifattura vede gli uomini incassare mediamente il 125% in più delle donne, 15.494 euro. Seguono il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, con un divario di 7.374 euro (+36,2%), e i servizi di informazione e comunicazione con 6.828 euro di differenza (+27,4%). Le altre attività ad alto gap, con percentuali tra il 13,7 e il 16,8% sono quelle scientifiche e tecniche, poi le artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento fino a sanità e assistenza sociale, settore in cui la concentrazione di lavoratrici è più alta. L’unico codice ATECO che presenta una sostanziale parità retributiva è quello legato all’istruzione, settore che però registra i fatturati medi più bassi, attorno ai 14.000 euro annui. Quello invece in cui le donne guadagnano più degli uomini, con fatturato medio pari a 32.829 euro, è il mondo dei servizi di alloggio e ristorazione, anche se il gap è irrisorio: solo 1.239 euro in più all’anno, pari al 3,8%.

Questo quadro di disparità si verifica anche nel mondo del lavoro dipendente, anche se con notevoli differenze. Secondo i dati diffusi a fine 2025 dall’Osservatorio Inps sui lavoratori del settore privato non agricolo, infatti, gli uomini guadagnano mediamente 27.967 a fronte dei 19.833 delle donne, circa il 29% in meno, mentre secondo il Consiglio di indirizzo e vigilanza dello stesso istituto previdenziale nelle attività finanziarie e assicurative il gap raggiunge il 31,7%, nel commercio il 23,6%, nelle manifatturiere il 19,7% e il 15,7% nei servizi di alloggio e ristorazione. Il divario non riguarda solo gli stipendi ma anche l’occupazione: nel 2024 lavora il 53,3% delle donne contro il 71,1% degli uomini. Le donne entrano più tardi nel mondo del lavoro e hanno più spesso contratti precari.Il 67,2% dei part-time è femminile e il part-time involontario riguarda il 13,7% delle lavoratrici contro il 4,6% degli uomini. Anche nei ruoli di maggiore responsabilità le differenze sono sostanziali, con solo il 21,8% delle donne a occupare posizioni dirigenziali e il 33,1% quelle da quadro.

“Il divario di genere è ancora evidente, soprattutto nel lavoro dipendente, dove pesano fattori culturali, la concentrazione delle donne in settori meno pagati, contratti più fragili e pause legate alla cura familiare. Nel lavoro con Partita Iva il gender pay gap è più contenuto. Chi sceglie la libera professione ha più possibilità di valorizzare le proprie competenze e gestire in autonomia tempo, clienti e compensi. Certo, la libera professione richiede di gestire con più autonomia anche aspetti come maternità e malattia. Offrire supporto in queste aree può favorire percorsi di crescita più liberi e flessibili, permettendo alle professioniste di valorizzare pienamente il proprio lavoro e le proprie ambizioni” spiega Enrico Mattiazzi, CEO di Fiscozen.

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