(Teleborsa) - Sarebbero in gran parte
esagerate le preoccupazioni macroeconomiche sul
credito privato che, nella sua forma attuale, ha una
capacità limitata di causare perdite a cascata significative che
compromettano il sistema finanziario nel suo complesso. É quanto emerge da un recente report di
Barclays.
Il report vuole in qualche modo
ridimensionare l'allarmismo degli investitori che stanno tenendo da qualche tempo
sotto osservazione il settore dopo che alcune
società hanno posto un tetto ai rimborsi, per non trovarsi a corto di liquidità e
scatenare una crisi su modello di quella verificatasi nel 2008.
Barclays riconosce il "
ruolo significativo nell'economia" svolto dal credito privato che è capace di
colmare le "lacune di finanziamento che le
banche tradizionali o i
mercati pubblici spesso non sono in grado o non sono disposti a coprire". Si tratta quindi di "una
componente importante dell'economia statunitense nel suo complesso, poiché questi finanziamenti consentono alle imprese di finanziare le proprie attività e sostenere i mercati del lavoro locali".
Gli analisti fanno sì notare come "stiano emergendo
sacche di stress, in particolare nei segmenti
sensibili ai tassi di interesse e ad alto indebitamento", ma ritengono tuttavia che "l'uso generalmente
moderato della
leva finanziaria da parte del settore – e la sua dipendenza da strutture di "back leverage" ben protette –
riduca sostanzialmente il rischio che tali stress si propaghino a cascata fino a sfociare in un'instabilità finanziaria sistemica".
Qualora si verificassero
perdite, pertanto, secondo il broker è più probabile che "vengano
assorbite dagli investitori azionari piuttosto che trasmesse attraverso il sistema bancario". Il rischio, quindi, sarebbe "molto più concentrato nella
qualità del credito e nella trasparenza che nelle strutture dei fondi stessi".
I
test di copertura degli attivi, i
covenant dei finanziatori, i meccanismi di
esclusione e i canali di finanziamento
sovracollateralizzati - proseguono gli esperti - forniscono una
resilienza strutturale, anche se "l'opacità relativa alle
valutazioni e ai
fondamentali dei mutuatari complica la valutazione del rischio".
Sebbene "l'
interconnessione delle strutture possa introdurre complessità e rischi di correlazione", Barclays ritiene che i "
nodi più importanti del sistema finanziario siano oggi
ben protetti".
Vale la pena sottolineare che il credito privato, nella sua forma attuale, "non è ancora stato messo alla prova da una
recessione completa e prolungata, caratterizzata da elevati tassi di insolvenza e perdite realizzate", il che rende "gli esiti della ripresa alquanto incerti". Tuttavia, osserva il broker, tale incertezza indica "un
problema di rendimenti, non di natura sistemica".
Anche in un
ciclo creditizio avverso, le tensioni si manifesterebbero con "
rendimenti inferiori per gli investitori e
perdite selettive" piuttosto che con un "
crollo disordinato della disponibilità di credito nell'intero mercato dei prestiti alle imprese", conclude Barclays.
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