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Scope Ratings: i costi di finanziamento USA indicano una crescente sfida di bilancio

Finanza
Scope Ratings: i costi di finanziamento USA indicano una crescente sfida di bilancio
(Teleborsa) - I costi di finanziamento del governo statunitense evidenziano una crescente vulnerabilità delle finanze pubbliche agli sviluppi dei tassi di interesse. È quanto emerge dall’analisi di Eiko Sievert, Executive Director, Sovereign & Public Sector di Scope Ratings, secondo cui la crescente dipendenza del Tesoro USA dai Treasury bills (T-bill) consente di contenere i costi di finanziamento nel breve periodo, ma comporta un aumento significativo del rischio di rifinanziamento.

I bassi tassi di interesse a lungo termine sono rilevanti perché influenzano i tassi ipotecari, il finanziamento delle imprese e, di conseguenza, l’attività economica complessiva. In questo contesto, i riacquisti di titoli del Tesoro USA mirano a limitare le distorsioni del mercato, migliorare la liquidità e ridurre il rischio di movimenti incontrollati dei prezzi sulla parte lunga della curva dei rendimenti.

Tuttavia, secondo Sievert, i buyback non affrontano le sfide fiscali sottostanti degli Stati Uniti. Le preoccupazioni degli investitori riflettono sempre più i consistenti disavanzi di bilancio, l’aumento del debito pubblico e il crescente onere degli interessi. I riacquisti annunciati non modificano questi fondamentali.

La crescente esposizione alle variazioni future dei tassi della Federal Reserve rappresenta quindi un elemento di vulnerabilità. Tensioni sui mercati finanziari, incertezza politica o un potenziale shock di liquidità potrebbero spingere al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato, determinando un aumento dei costi per interessi anche nel brevissimo periodo.

Scope Ratings prevede che il debito pubblico statunitense aumenti dal 124% del PIL nel 2025 al 138% nel 2030. Un livello superiore a quello previsto per tutti i Paesi dell’area euro, con l’Italia al 136%, ma inferiore al 200% previsto per il Giappone. Secondo l’analisi, le finanze pubbliche statunitensi sono oggi significativamente più vulnerabili a shock futuri rispetto alla vigilia della crisi finanziaria globale, quando il rapporto debito/PIL era pari al 65% nel 2007.

Il rapporto debito/PIL, tuttavia, non è l’unico elemento rilevante per la sostenibilità del debito sovrano. Anche la struttura delle scadenze e il ruolo del dollaro statunitense come valuta rifugio rivestono un’importanza significativa.

In questo quadro, la raccomandazione del Treasury Borrowing Advisory Committee (TBAC) di mantenere la quota di T-bill tra il 15% e il 20% del debito negoziabile complessivo mira a trovare un equilibrio tra bassi costi di finanziamento, rischio di rifinanziamento e oscillazioni del deficit di bilancio. La quota di T-bill, pari a circa il 15% nel 2022, è tuttavia al di sopra del limite superiore del 20% raccomandato dal TBAC dal settembre 2023.

Secondo Scope, questo livello non implica automaticamente che gli Stati Uniti siano vicini a difficoltà di rifinanziamento. Prima della crisi finanziaria globale, infatti, la quota era pari al 22% e aveva raggiunto un picco del 34%. L’attuale livello significativamente più elevato del debito pubblico rende però le finanze statunitensi più vulnerabili a eventuali shock esterni futuri.

La Federal Reserve mantiene inoltre un ruolo centrale per la stabilità finanziaria. Scope Ratings si aspetta che, sotto il nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, la politica monetaria rimanga sostanzialmente invariata per il momento, pur con possibili aggiustamenti al quadro di riferimento. L’indipendenza della banca centrale resta un pilastro della stabilità, nonostante le pressioni politiche esercitate dall’amministrazione Trump.

L’analisi ricorda inoltre che il mandato della Fed riguarda inflazione e occupazione, non la minimizzazione dei costi di finanziamento del governo. Con l’inflazione rimasta al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed per oltre cinque anni, attribuire una priorità inferiore al contrasto dell’inflazione potrebbe indebolire la percezione dell’indipendenza della banca centrale da parte dei mercati.

Per quanto riguarda il bilancio della Fed, qualsiasi riduzione dovrebbe avvenire gradualmente. Da gennaio ad agosto 2026, le attività complessive della banca centrale sono aumentate da 6.600 a 6.800 miliardi di dollari. Qualora un futuro quantitative tightening particolarmente aggressivo provocasse disfunzioni sul mercato dei titoli di Stato, vincoli di finanziamento o un forte aumento dei rendimenti, Scope si aspetta che la Fed possa sospendere o modificare i propri piani di riduzione del bilancio.

Nel frattempo, il debito nazionale statunitense si avvicina ai 40.000 miliardi di dollari e, secondo Scope Ratings, le discussioni sull’innalzamento del tetto del debito dovrebbero iniziare poco dopo le elezioni di metà mandato di novembre, quando il debito complessivo si avvicinerà all’attuale limite di 41.100 miliardi di dollari. Nell’esercizio finanziario 2026, la spesa netta per interessi del governo USA ha già raggiunto 827 miliardi di dollari, diventando la seconda maggiore voce di spesa e superando sia Medicare (780 miliardi) sia la spesa per la difesa (713 miliardi).

Se le obbligazioni a più lunga scadenza venissero progressivamente sostituite da strumenti di debito a più breve termine, i costi di finanziamento potrebbero diminuire temporaneamente, ma aumenterebbe il rischio di rifinanziamento futuro. I buyback possono quindi contribuire al funzionamento e alla liquidità del mercato, ma non possono sostituire un intervento sui fondamentali fiscali.
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