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Usa, nuovi dazi contro 60 economie per mancato contrasto al lavoro forzato: tariffe tra il 10% e il 12,5%

Proteste da Pechino. Confcommercio: fondamentale piena applicazione accordo UE-USA.

Economia
Usa, nuovi dazi contro 60 economie per mancato contrasto al lavoro forzato: tariffe tra il 10% e il 12,5%
(Teleborsa) - Il presidente Donald Trump ha firmato un memorandum che impone nuovi dazi ad ampio raggio contro 60 economie, tra cui Cina, Unione Europea, Canada, Giappone e Corea del Sud, al termine delle indagini avviate il 12 marzo 2026 ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974 sul mancato contrasto all'importazione di beni prodotti con lavoro forzato.

Le nuove tariffe, in vigore dalla mezzanotte di giovedì 23 luglio, sostituiscono i dazi globali del 10% in scadenza e vanno dal 10% al 12,5%, con un meccanismo particolare per UE, Giappone, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan: la tariffa Section 301 si somma a quella già applicata secondo la clausola della nazione più favorita, fino a un tetto complessivo del 10% (UE e Taiwan) o del 12,5% (Giappone, Corea, Svizzera). Il memorandum prevede inoltre l'introduzione di contingenti tariffari (TRQ) per Bangladesh, Cambogia, Indonesia e Malaysia, pensati per incentivare l'importazione di cotone e prodotti tessili statunitensi, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza da forniture più a rischio di lavoro forzato.

L'amministrazione ha trovato così un nuovo appiglio giuridico – diverso da quello dei dazi "reciproci" bocciati a inizio anno dalla Corte Suprema – e una nuova base legale per la propria politica tariffaria, nella speranza di evitare un ulteriore stop giudiziario.

Pechino ha dichiarato la propria opposizione ai nuovi dazi. "Ci opponiamo a tutte le forme di misure tariffarie unilaterali", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, avvertendo che "le guerre tariffarie e le guerre commerciali non sono nell'interesse di nessuna delle parti". Da Bruxelles un portavoce della Commissione UE ha invece preso atto delle misure pubblicate da Washington, definendole coerenti con gli impegni tariffari concordati nella dichiarazione congiunta siglata in Scozia lo scorso anno e ratificata dal Parlamento Europeo. Bruxelles ha ribadito di aver "già adempiuto alla propria parte dell'accordo" e di attendersi "che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta Ue-Usa" anche su eventuali future misure Section 301.

Sul fronte delle imprese italiane, Riccardo Garosci, presidente di AICE e vicepresidente Confcommercio con delega all'Internazionalizzazione, ha sottolineato la necessità di certezza normativa: "È fondamentale che l'intesa tra UE e USA trovi finalmente piena applicazione per fornire un quadro normativo certo e stabile alle aziende italiane esportatrici". Garosci ha inoltre espresso sostegno alle richieste di Bruxelles su esenzioni mirate: "Sosteniamo anche l'iniziativa della Commissione europea di chiedere esenzioni daziarie sull'export verso gli Usa di alcuni prodotti chiave, come ad esempio vino, formaggi, robotica industriale".
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