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Lunedì 26 Febbraio 2018, ore 02.20
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La Banca è Sfinita!

Annunciamo la morte del risparmio, tra pagamenti digitali ed investimenti a rischio

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Dove si va a parare è ormai chiaro: la banca di deposito, quella che storicamente raccoglieva il risparmio a vista ed erogava prestiti a medio e lungo termine, è condannata a morire. Il modello di Banca che prende a prestito il denaro, remunerandolo, e che eroga credito, a pagamento, è ormai finito.

Le banche si divideranno in due: da una parte gestiranno i sistemi di pagamenti su piattaforma digitale, prelevando ed accreditando fondi sui conti correnti; dall'altra si trasformeranno in grandi fondi di investimento, raccogliendo denaro come qualsiasi altro operatore finanziario. Non garantiranno, su queste somme, nessuna tutela: il risparmio, remunerato e garantito, non esisterà più. I soldi che ci servono ai pagamenti correnti saranno distinti da quelli che vengono investiti.

Guardiamo da vicino quello che è già successo.

E' sempre più diffusa la pratica in base a cui il conto corrente bancario non è più remunerato in alcun modo, ed anzi viene applicata una tariffa mensile per la sua tenuta, a cui va aggiunto il costo per la effettuazione delle singole operazioni. Questo è il sistema di pagamenti, sempre più digitalizzato, a cui stiamo approdando: la lotta al contanti, in nome del contrasto alla evasione, è solo una scusa: le banche vogliono avere il monopolio delle transazioni in denaro, non solo perché incassano comunque una fee per ciascuna di queste operazioni, ma soprattutto perché si creano un database mostruosamente profondo, che identifica i comportamenti di ogni titolare di conto: quanto spende, dove compra, che cosa acquista. Già le società che gestiscono le carte di credito vendono a caro prezzo i profili degli utenti, fin qui in forma anonima ma comunque ben segmentata per profilo territoriale o per fascia di spesa mensile, alle catene di distribuzione o ai grandi acquirenti di pubblicità. Già ora ci sono consorzi che mettono a disposizione le abitudini di pagamento degli operatori economici, il numero di fatture emesse o pagate, i tempi di effettuazione delle operazioni.

Siamo arrivati al Grande Fratello Digitale: in Farmacia, con la scusa di poter scalare la spesa per le medicine dalla dichiarazione dei redditi, si consegna la tessera sanitaria, alimentando un altro colossale database che memorizza indirettamente tutte le nostre patologie. E così, pagando tutto con le carte di debito bancario, si conoscono tutte le nostre abitudini: dalla marca del cioccolato preferito a quella del vino, al tipo di carne che mangiamo o alla frutta. La privacy è morta e sepolta: come se non bastassero i controlli sui numeri telefonici chiamati e sulle telefonate ricevute, o i log delle pagine web ricercate, che sarebbero indispensabili per la lotta al terrorismo, anche le transazioni monetarie vengono controllate. Siamo solo topi in un laboratorio. D'altra parte, anche i social media sono attentamente monitorati, per comprendere le reazioni alle notizie, la formazione di bolle di consenso o di dissenso, seguendole ora per ora.

Il sistema bancario diventerà parte integrante di questo sistema di tracciamento, così come lo saranno i dispositivi di localizzazione e di monitoraggio dei comportamenti alla guida, installati per evitare furti o avere sconti sul premio assicurativo.

Dall'altra parte, le banche vedono ridotta la raccolta obbligazionaria, soggetta a sempre maggiori rischi, a seconda del livello di subordinazione della emissione. Alcuni titoli sono garantiti nel caso di default bancario o di obblighi di ricapitalizzazione, altri non lo sono. Qui è evidente la strategia dei regolatori, Bce ed Eba in testa: vogliono far gravare sugli azionisti, sugli obbligazionisti e sui depositanti oltre i 100 mila euro, tutti i rischi della gestione. Le stesse recenti linee guida della Vigilanza europea sulla copertura integrale entro due anni delle sofferenze sui prestiti senza garanzia ed entro sette anni negli altri casi, e sulla necessità di dare copertura anche alle esposizioni che presentano un rischio di affidabilità, servono a spostare sempre di più l'onere verso il bilancio bancario, limitando il credito.

Di pari passo, aumenta la raccolta dei Fondi di investimento, delle Società di gestione del risparmio, che prendono una commissione a loro favore per la attività svolta, a prescindere dal risultato ottenuto. Incassano comunque, mentre l'investitore deve attendere. E, se vuole uscire anzitempo, deve pagare una penale che equivale al mancato pagamento delle commissioni. In pratica, tutto il rischio è addossato all'investitore.

Ci sono centinaia di strumenti finanziari, tutti più o meno allettanti, ma sono tutti rischiosi. Non c'è più la banca di deposito che finora garantiva i risparmi e pagava pure interessi sui depositi: saremo tutti su una grande giostra finanziaria, dove si sale o si scende in continuazione.

Questo processo di trasformazione sarà completato in pochi anni: a quel punto le crisi finanziarie non coinvolgeranno più le banche, visto che non ci saranno più i risparmiatori da tutelare. Gli Stati non dovranno intervenire, e le banche centrali non avranno nessuna responsabilità. Gli investitori, invece, avranno perso in tutto o in parte i loro averi: il fatto che siano stati gestiti dai Fondi o direttamente, non ha alcuna importanza. Questo è il grande gioco che ci aspetta.

Annunciamo la morte del risparmio, tra pagamenti digitali ed investimenti a rischio. La Banca è Sfinita!

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